La spesa inutile

La spesa inutile

La spesa inutile

Gentile Direttore,
un grande vantaggio della vita in montagna è un rapporto diretto e costante con gli alberi, i prati e gli animali che vi abitano. Un ritmo di vita lento, essenziale, legato alle stagioni ma non al tempo, una vita che segue l’alba e il tramonto con luce, ombra e oscurità, senza mai guardare l’orologio. Per gli scoiattoli non è mai lunedì e nemmeno tardi, nel bosco gli uffici non chiudono mai. Scendendo a valle, la vita cambia e, inevitabilmente si banalizza, con un ritmo che insegue quotidianamente tutto ciò che è inutile, con il quale si fanno tanti affari. Tra le tante cose che hanno perso valore, ma non il prezzo, c’è la Medicina.

Se mi fermo a valutare la reale importanza delle mille richieste quotidiane che arrivano per telefono, mail, sms, whatsapp, posso affermare che per il settanta per cento sono richieste burocratiche, per il venti per cento richieste banali, se non stupide, e solo per un dieci per cento dei casi, la richiesta è appropriata e importante. Come dire che se la popolazione tutta avesse una cultura dei servizi matura e responsabile e la burocrazia non avesse inventato mille inutili stupidaggini solo per giustificare il proprio operato, negli ambulatori vedremmo non più di una decina di persone in una giornata. Tutto il resto è volume inutile e dannoso, per le casse dello Stato, soprattutto.

Abbiamo messo in opera la più grande fantasmagorica commedia di Medicina estetica, e falsa come Giuda, di quest’ultimo secolo. Cosa comporta fare gli esami di routine, due volte l’anno, prescrivere densitometrie a tappetto, imbottire di vitamina D la popolazione tutta, riempire il portale INPS di migliaia di certificati per raffreddori e mal di schiena? Cosa comporta dimenticare il buon senso delle nostre nonne che affrontavano l’influenza a colpi di aspirine e vicks vaporub, senza intasare i pronto soccorso? Cosa significa per il SSN, imbottirsi di ricostituenti, nutraceutici, probiotici, e poi sfondarsi di carboidrati da mane a sera? Quanto costa l’amara considerazione, semplicemente vista, che negli ambulatori più della metà degli avventori sono prossimi all’obesità? Quanto sano è muovere centinaia di automobili per accompagnare i pupilli a scuola? Quante risonanze magnetiche vengono richieste per spalle e schiena che semplicemente rispondono alla normale e prevedibile vecchiaia delle articolazioni? Quante migliaia di volte mi sento chiedere: ho male al ginocchio, mi faccia fare una risonanza…?

Oltre alla banalizzazione della Medicina, ora esiste anche la spettacolarizzazione della malattia. Su quanti social è possibile seguire il decorso di una malattia, a volte anche oncologica, dei vari e improbabili influencer? Esattamente come raccontare la ricetta di pasta e broccoli della zia Marisa, per poi invocare la sacralità della legge sulla privacy. Prima ancora di chiederci quanto costa il Servizio Sanitario Pubblico, chiediamoci quanto costa la stupidità. La non Cultura della convivenza civile, la non Cultura del rispetto e dell’Educazione che si trasmette di generazione in generazione, conservando valori e intelligenza, per imparare a tenere le mani a posto, anche davanti ad un rifiuto.

Solo trenta anni fa, quando mi chiamavano al domicilio di un paziente, poi la signora di casa mi accompagnava in bagno, dove trovavo un asciugamano nuovo e profumato e una saponetta alla lavanda, nuova anche questa. Oggi, mi arrivano telefonate verso le 23 con le quali mi chiedono impegnative e ricette. Cosa è cambiato? Esattamente nulla sul piano clinico. Dal punto di vista umano, siamo diventati analfabeti di ritorno. Maschere senza cultura, volume inutile e dispendioso di sola vanità. Non va riformato il Servizio Sanitario Pubblico. Bisogna mettere mano alla zucca della gente. Presto.

Enzo Bozza
Medico di base per i Comuni di Vodo e Borca di Cadore (BL)

26 Marzo 2024

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