La visione “allucinata” della realtà della parte del Piano Nazionale Liste di attesa dedicata ai ricoveri programmati

La visione “allucinata” della realtà della parte del Piano Nazionale Liste di attesa dedicata ai ricoveri programmati

La visione “allucinata” della realtà della parte del Piano Nazionale Liste di attesa dedicata ai ricoveri programmati

Gentile Direttore, ieri Qs ha messo a disposizione la bozza del nuovo Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (PNGLA).

Gentile Direttore,

ieri Qs ha messo a disposizione la bozza del nuovo Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (PNGLA). Ho appena finito di scorrerla e mi è venuto l’impulso irrefrenabile di segnalare alcuni aspetti “allucinatori” che sembrano emergere dal documento. Ho appena riverificato il significato di “allucinazione”: vedere come reale ciò che è immaginario. Insomma, l’oasi nel deserto.

Tutta la nuova parte del PNGLA dedicata ai ricoveri programmati fa pensare proprio a questo, ad una allucinazione. Chi l’ha scritta, forse con un eccesso di entusiasmo visti i buoni risultati (buoni, non certo ottimi) dell’azione del PNGLA sul governo delle prestazioni ambulatoriali, ha immaginato di replicare lo stesso modello per il governo delle prestazioni di ricovero programmato dimenticando che si tratta di una problematica completamente diversa. Mi limito ad alcune considerazioni generalissime perché entrare nei dettagli di una “allucinazione” non è particolarmente utile. 

Per i ricoveri si ripropone come dicevo lo stesso approccio adottato per le prestazioni ambulatoriali: il prescrittore è pubblico, ci sono le classi di priorità,  c’è l’ambito territoriale di riferimento per l’erogazione della prestazione, c’è un sistema di prenotazione che orienta attraverso la sua Azienda il paziente verso una struttura erogante tra quelle individuate dalla Azienda stessa in grado di eseguire la prestazione nei tempi previsti, ci sono le liste di presa in carico, c’è la possibilità da parte del cittadino di non accettare la struttura della erogante proposta con la conseguente “deresponsabilizzazione” del sistema pubblico che lascia il cittadino da solo a gestirsi per altre vie (quali?) la sua situazione. Cittadino che però all’inizio del percorso deve dare la sua “accettazione consapevole” a questo percorso che gli viene offerto. I percorsi di tutela (quelli che dovrebbero garantire al cittadino che “comunque” la prestazione gli verrà garantita nei tempi clinicamente utili) vengono nominati ma non esplicitati e chiariti.

Vediamo solo alcuni dei più grossi problemi che mi fanno parlare di visione “allucinata” della realtà da parte di questa sezione del PNGLA. Prendiamo la chirurgia ortopedica protesica, la regina delle attività di ricovero programmato per gli elevati numeri in gioco e la rilevanza sanitaria e sociale delle sottostanti condizioni. Questa casistica si caratterizza per essere gestita per la grande maggioranza dei casi da strutture private e in una notevole percentuale dei casi da strutture private e pubbliche di altre Regioni. Invito i redattori del PNGLA a immaginare  la applicabilità a livello nazionale e cioè in tutte le Regioni delle indicazioni previste nel loro documento a questa casistica. 

Se ci riusciranno vorrà dire che l’oasi esiste e sono io a non vederla. 

Claudio Maria Maffei

04 Giugno 2026

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