Gentile Direttore,
la Società Italiana di Scienze Infermieristiche (SISI) accoglie con apprezzamento le recenti comunicazioni istituzionali del Ministro della Salute e del Ministro dell’Università e della Ricerca sull’approvazione dei provvedimenti legislativi riguardanti l’avvio delle lauree magistrali in Scienze Infermieristiche ad indirizzo clinico.
Si tratta di un passaggio atteso e strategico, necessario per rispondere ai profondi cambiamenti che stanno mettendo alla prova i sistemi sanitari, anche nei loro principi fondativi di universalità e solidarietà. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche, la crescente fragilità sociale e la complessità dei percorsi assistenziali richiedono modelli di cura sempre più evoluti e professionisti capaci di gestire bisogni di salute complessi.
In questo scenario, l’evoluzione delle competenze avanzate rappresenta un passaggio fisiologico di maturazione dei sistemi sanitari moderni. In un sistema strutturalmente multiprofessionale come quello sanitario, tale evoluzione non può che collocarsi all’interno di una cornice di integrazione ordinata tra saperi distinti e responsabilità differenziate. L’interprofessionalità non comporta infatti l’indistinzione dei ruoli, ma presuppone identità disciplinari solide e chiaramente riconoscibili.
Le lauree magistrali ad indirizzo clinico rappresentano, da questo punto di vista, un’evoluzione coerente con quanto già avviene nei Paesi più avanzati, nei quali l’impiego appropriato delle competenze infermieristiche avanzate ha prodotto benefici documentati in termini di miglioramento degli esiti di salute, maggiore accessibilità ai servizi e rafforzamento dell’assistenza territoriale.
È proprio la definizione chiara dei rispettivi ambiti di responsabilità a rendere possibile una cooperazione efficace e non competitiva tra le professioni sanitarie. In questa prospettiva, la distinzione tra responsabilità clinico-diagnostiche e responsabilità assistenziali rappresenta un principio ordinatore fondamentale. La responsabilità medica attiene alla valutazione clinica, alla definizione diagnostica e alle decisioni terapeutiche; la responsabilità infermieristica attiene all’analisi e alla gestione dei bisogni assistenziali, sia in ottica preventiva e di promozione della salute, sia in risposta alla condizione clinica e dall’esperienza di malattia della persona.
Si tratta di livelli differenti del processo di cura, tra loro complementari e coordinati all’interno dell’organizzazione assistenziale.
Un richiamo autorevole in questa direzione arriva anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nei giorni scorsi ha pubblicato un documento ufficiale ribadendo il ruolo centrale della qualificazione infermieristica per la sicurezza dei pazienti, la qualità dell’assistenza e la resilienza dei sistemi sanitari.
Per la SISI, l’avvio delle lauree magistrali cliniche rappresenta quindi un percorso imprescindibile e richiama l’intera professione a una responsabilità collettiva: consolidare ulteriormente la base scientifica della disciplina, garantire standard formativi elevati e contribuire alla costruzione di modelli assistenziali innovativi, capaci di rispondere alle trasformazioni demografiche ed epidemiologiche in atto.
Affinché questo investimento formativo possa tradursi in un reale beneficio per i cittadini, è indispensabile che sia accompagnato da un’evoluzione coerente dei modelli organizzativi e professionali, in grado di valorizzare le competenze specialistiche degli infermieri e di sostenere un sistema salute capace di integrare in modo efficace la crescente complessità clinica con i bisogni emergenti della componente sociale.
La SISI è consapevole che cambiamenti di questa portata possano generare posizioni critiche che, tuttavia, non sempre riflettono il sentire dei professionisti impegnati quotidianamente nei contesti di cura, dove prevale invece una collaborazione concreta e orientata al miglioramento continuo della qualità assistenziale.
Dinamiche analoghe si verificarono anche all’inizio degli anni Duemila con l’avvio delle lauree magistrali, inizialmente osteggiate da alcuni ma oggi riconosciute come fondamentali per lo sviluppo della dirigenza infermieristica. Quelle scelte hanno contribuito in modo significativo al miglioramento della qualità organizzativa dei servizi assistenziali.
Analogamente, anche le resistenze espresse negli anni Novanta quando si metteva in dubbio la natura scientifica e la dignità accademica dell’infermieristica e quindi la necessità di passare dalla formazione regionale a quella universitaria sono state ampiamente smentite dai fatti.
A distanza di oltre vent’anni dall’ingresso della formazione infermieristica nell’università, che ha visto l’istituzione delle lauree di primo e secondo livello e del dottorato di ricerca disciplinare, si può affermare con chiarezza che gli infermieri hanno continuato a svolgere con responsabilità e spirito di servizio la propria professione al servizio della comunità, arricchendo la pratica professionale con la cultura scientifica della disciplina e contribuendo al miglioramento della qualità delle cure e della sicurezza dei pazienti. Basti pensare al ruolo determinante svolto durante la pandemia.
La disciplina infermieristica è oggi pienamente riconosciuta e contribuisce in modo significativo allo sviluppo della ricerca, come evidenziato anche dai dati dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca).
Le nuove lauree magistrali cliniche rappresentano inoltre uno strumento strategico anche per contrastare la carenza infermieristica. Offrire prospettive di carriera più articolate e professionalmente qualificate significa infatti rendere la professione più attrattiva per le giovani generazioni. Allo stesso tempo, consente di riconoscere e valorizzare attività cliniche avanzate che rispondono ai bisogni dei cittadini e che migliorano la flessibilità organizzativa dei servizi, contribuendo all’efficientamento complessivo del sistema sanitario.
È in questa cornice evolutiva che si colloca il messaggio che la SISI intende trasmettere con chiarezza: l’infermieristica non si contrappone alla medicina, ma ne rappresenta una componente essenziale e integrata. L’evoluzione della cultura e delle competenze infermieristiche costituisce un valore aggiunto per l’intero ecosistema sanitario in termini di resilienza, efficienza, sicurezza, garantendo ai cittadini risposte di cura sempre più appropriate, tempestive e umane.
Per la Sisi la Presidente
Prof. Rosaria Alvaro