Le preferenze degli specializzandi vanno “lette” con attenzione

Le preferenze degli specializzandi vanno “lette” con attenzione

Le preferenze degli specializzandi vanno “lette” con attenzione

Gentile Direttore,
il futuro del Ssn dipende da due variabili critiche: le risorse finanziarie e quelle umane, oltre all’evoluzione tecno-scientifica e alle riforme caldeggiate da molti. Dal concorso per l’ammissione alle scuole di specializzazione e per il Corso di Medicina Generale sono emerse le preferenze dei neolaureati che, se dovessero essere confermate anche nei prossimi anni, ipotecano il futuro del Ssn. Come si ricorderà molte discipline hanno registrato un significativo calo delle domande, che per quelle generaliste o legate all’organizzazione ospedaliera ha superato il 50% dei posti disponibili, ad esempio in medicina dell’emergenza, geriatria, malattie infettive, igiene e sanità pubblica, chirurgia generale, medicina interna e di comunità, anestesia e cure palliative, radioterapia e medicina nucleare.

Bene ha fatto quindi il periodico Brescia Medica dell’ordine provinciale ad organizzare un forum tra i professori universitari della locale facoltà sulle scelte espresse dai neo-laureati, che indicano una crisi di attrattività della sanità pubblica. Le specialità più richieste, come cardiologia, chirurgia plastica ed oculistica, segnalano la prevalenza delle logiche di mercato e il declino della chiamata vocazionale del passato, sotto i colpi dell’aziendalizzazione, della burocratizzazione e del lento declino del Ssn per le improvvide politiche pubbliche degli ultimi decenni. Le ripercussioni sugli ospedali e sulla rete territoriale saranno rilevanti e sul lungo periodo si profilano ulteriori criticità.

Le preferenze degli specializzandi possono essere lette come il tentativo di recuperare la dimensione culturale del modello biomedico e i tratti peculiari del professionalismo classico con un duplice intento: da un lato recuperare discrezionalità clinica, autonomia decisionale ed organizzativa, garantite dalla libera professione, e dall’altro delimitare una confortevole nicchia professionale protetta dalle competenze tecnologiche super specialistiche

Entrambe sono probabilmente vie di fuga dalla medicina amministrata e dalla standardizzazione manageriale in direzioni solo apparentemente antitetiche, che emergono nelle scelte degli specializzandi in cardiologia ed oculistica. Nel caso dello sbocco professionale sul mercato, nello studio personale o in uno dei poliambulatori sorti negli ultimi anni, conta certamente la motivazione economica ma probabilmente anche la spinta ad affrancarsi dai vincoli di una gestione a “catena di montaggio” e dalle logiche prestazionali di stampo tayloristico.

La scelta della super specializzazione, svolta nell’ambito del cosiddetto “nucleo tecnico” è solo apparentemente in antitesi con la tendenza ad intercettare una domanda crescente; la rigorosa selezione all’accesso protegge le funzioni ad elevata densità tecnospecialistica dalle perturbazioni ambientali ed è fonte di potere negoziale nei confronti dei vincoli organizzativi. Inoltre il prestigio professionale e sociale acquisito in ambiente pubblico è spendibile sul mercato del lavoro, ad esempio nelle strutture private. Le due opzioni, tra l’altro, sono compatibili e possono convivere, come in ambito oculistico con l’ampia offerta di interventi eseguiti in regime ambulatoriale, per sopperire al deficit e alle lunghe attese del pubblico. L’irruzione dell’IA potrebbe accelerare il recupero della razionalità tecnica nel segno della tecnomedicina, ad esempio con la propensione a delegare alla macchina scelte difficili per il decisore “naturale” a razionalità limitata: si pensi ad esempio all’improbo compito di armonizzare le indicazioni delle linee guida di riferimento in un paziente polipatologico fragile.

Tra gli specializzandi delle discipline più richieste emerge inoltre lo scarso l’interesse per l’attività ambulatoriale extra ospedaliera che mette in forse la funzionalità delle Case della Comunità (CdC) e l’integrazione con le cure primarie; si rischia insomma un ulteriore disallineamento culturale ed operativo tra I e II livello, per preferenze all’insegna del riduzionismo tecnologico rispetto alla propensione “olistica” della sanità territoriale, specie se nelle CdC dovesse prevalere una gestione burocratica.

Alla crisi delle specializzazioni generaliste corrisponde sul territorio la defezione dalla medicina generale, che si è manifestata con 1/3 circa di borse per il Corso regionale non assegnate e con un’ulteriore emorragia dei vincitori al momento dell’accettazione. Ad esempio, in Friuli su 57 posti disponibili si erano presentati alla selezione 38 candidati poi ridotti 23 all’avvio del corso, senza contare che un altro 15-20% di corsisti abbandona durante il triennio. Insomma, sul fronte delle risorse umane, priorità delle priorità per compensare l’uscita pensionistica di massa prevista nei prossimi anni, si stanno addensando nuvole minacciose per la tenuta della sanità pubblica. Questi dati, assieme ad un calo della partecipazione alla formazione e alle attività culturali ordinistiche, sono la spia di un inatteso cambiamento motivazionale e di un mutamento antropologico nell’approccio alla professione e al lavoro, su cui converrebbe riflettere criticamente per prendere provvedimenti prima che sia troppo tardi per invertire la tendenza in atto.

Dott. Giuseppe Belleri
Ex MMG – Brescia

23 Gennaio 2024

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