Le violenze nelle Guardie mediche in Puglia ed il silenzio delle Istituzioni regionali

Le violenze nelle Guardie mediche in Puglia ed il silenzio delle Istituzioni regionali

Le violenze nelle Guardie mediche in Puglia ed il silenzio delle Istituzioni regionali

Gentile direttore,
è incredibile eppure sta succedendo, anzi, è successo proprio nella Regione che detiene il triste primato per numero di aggressioni e violenze ai danni dei medici di guardia medica.
 
Tre giorni fa la scarcerazione dell’uomo di Acquaviva delle Fonti (BA) accusato di atti persecutori, culminati nella presunta violenza sessuale a dicembre 2016 ai danni della dottoressa di guardia medica sul posto di lavoro. I giudici hanno concesso i domiciliari con braccialetto elettronico per il solo reato di stalking perché la querela della dottoressa barese è stata presentata troppo tardi, dopo 9 mesi dal fatto e non entro i 6 mesi come previsto dalla Legge.
 
Il Tribunale del Riesame ha quindi disposto la scarcerazione del presunto aggressore, arrestato il 13 novembre scorso, il quale non potrà nemmeno essere processato per la presunta violenza sessuale in quanto il reato è divenuto improcedibile per querela tardiva. Gli atti persecutori con minacce di morte sarebbero iniziati nell'ottobre 2016, fino a quando, a causa di un “perdurante stato di ansia e di paura, timore per la propria incolumità e per quella dei prossimi congiunti, alterazione delle proprie abitudini di vita, con mutamento di ben tre sedi lavorative”, la dottoressa ha deciso di denunciare tutto (a settembre scorso).
 
I continui episodi di violenza, in termini sia fisici che psicologici ai danni dei medici di guardia medica, testimoniano la mancanza di sicurezza in cui versano le sedi pugliesi del servizio. I medici prestano la loro opera spesso in condizioni indecorose e con totale spirito di abnegazione, da soli, di notte, senza tutela alcuna e spesso in mancanza dei requisiti minimi di sicurezza.
 
Non abbiamo ancora avuto, ad oggi, risposte dalla Regione Puglia circa il progetto di revisione del servizio di Continuità Assistenziale di cui si è discusso all’ultimo tavolo regionale e che migliorerebbe la situazione sotto il profilo sicurezza e al contempo arginerebbe la solitudine in cui attualmente i Medici sono costretti ad operare.
 
Il Sindacato Medici Italiani si batte da sempre sul tema della sicurezza e rivendica l’esemplarità della pena quando si colpisce un medico sul posto di lavoro. Alla luce degli ultimi avvenimenti, lo SMI propone innanzitutto una seria ed attenta riflessione sulla adeguatezza di un termine così breve per un reato con fortissime implicazioni emotive e psicologiche e sostiene, inoltre, il ricorso della Procura contro la decisione del Tribunale del Riesame.
 
Oltre il danno della brutalità dell’aggressione, oltre la solitudine, oltre il senso di impotenza, oltre il silenzio delle Istituzioni, accettare anche la beffa del termine di presentazione di un esposto che, a quanto pare dai fatti, sembra avere più importanza della disperazione di un medico aggredito e perseguitato, è segno di uno Stato alla deriva, in cui manca il senso di giustizia e che non ha a cuore la tutela della salute pubblica.

Nunzia Pia Placentino
Segretario provinciale SMI CA ASL FG
Consigliere nazionale SMI 

07 Dicembre 2017

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