Liste di attesa in oncologia: senza Reti i PDTA non bastano

Liste di attesa in oncologia: senza Reti i PDTA non bastano

Liste di attesa in oncologia: senza Reti i PDTA non bastano

Gentile direttore,
il nodo delle liste di attesa rappresenta una delle principali criticità del Servizio Sanitario Nazionale. Per affrontare l’emergenza, il Governo è intervenuto con il decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73 (cosiddetto Decreto liste di attesa), che delinea una strategia basata su controlli rafforzati, digitalizzazione e poteri sostitutivi verso le Regioni inadempienti.

Nel contesto di misure organiche applicabili all’intero sistema, il Decreto introduce disposizioni specifiche per i malati oncologici. In particolare, all’art. 3, comma 8, è previsto che nell’ambito della gestione delle patologie cronico-degenerative e oncologiche, al fine di ottimizzare la programmazione sanitaria regionale, deve essere definito e garantito l’accesso alle prestazioni presenti nei Percorsi Diagnostico-Terapeutico-Assistenziali (PDTA) attraverso agende dedicate. La gestione di queste ultime può essere affidata direttamente allo specialista di riferimento o a una struttura appositamente incaricata della ASL di appartenenza.

Le associazioni di pazienti rappresentate da FAVO non possono che riconoscere il merito del Ministro della Salute per aver adeguatamente considerato le specificità del cancro, nell’ottica di individuare soluzioni dedicate. Il modello, recentemente illustrato dal Ministro in risposta a un’interrogazione parlamentare (v. Quotidiano Sanità del 25 giugno 2025), presenta tuttavia una debolezza strutturale. L’accesso tramite agende dedicate è infatti vincolato alla presenza, a livello regionale, di PDTA formalmente adottati.

L’adozione e l’applicazione di tali strumenti clinico-organizzativi dipendono dalle scelte discrezionali di ciascuna Regione e dalle caratteristiche di ciascun Servizio Sanitario. Ne deriva così un paradosso: una garanzia rafforzata, pensata per tutelare uno specifico gruppo di pazienti, rischia di tradursi in un “privilegio organizzativo” accessibile solo nei contesti già efficienti, con il risultato di accentuare le disuguaglianze territoriali. I PDTA già adottati presentano, inoltre, un grado di variabilità significativo non solo tra Regioni ma talvolta persino tra strutture dello stesso servizio regionale. Deve quindi essere valutata positivamente la previsione contenuta nel disegno di legge Misure di garanzia per l’erogazione delle prestazioni sanitarie e altre disposizioni in materia sanitaria (A.C. 2635), attualmente all’esame della Camera, che demanda a un decreto del Ministro della Salute, da adottare sentita Agenas e previa intesa nella Conferenza Stato-Regioni, la predisposizione di linee guida contenenti standard minimi e omogenei per la redazione dei PDTA regionali in ambito oncologico. Tale disposizione è volta a favorire una maggiore omogeneità nella definizione dei percorsi, contribuendo a ridurre le disuguaglianze e a garantire condizioni di accesso più eque su tutto il territorio nazionale. Nelle Regioni che non abbiano attivato le Reti Oncologiche – ambiti organizzativi di riferimento per l’adozione e l’attuazione dei percorsi – anche i PDTA eventualmente adottati, tuttavia, difficilmente potranno risultare efficaci, con ricadute significative sull’effettività del SSN.

Il sistema così delineato, che richiederà tempi molto lunghi per il suo completo funzionamento, risulta incompatibile con le finalità del Decreto liste di attesa, che avrebbe dovuto introdurre misure urgenti per garantire un accesso alle prestazioni più tempestivo e appropriato.

A fronte di un quadro normativo in evoluzione, la leva strategica per affrontare efficacemente le attese in oncologia resta l’attivazione delle Reti Oncologiche Regionali. Le Reti non sono meri strumenti di coordinamento, ma veri e propri modelli organizzativi, capaci di generare appropriatezza ed efficienza, indirizzando le risorse secondo logiche cliniche attraverso i PDTA e integrando i servizi ospedalieri, territoriali e sociali.

In definitiva, le misure previste dal Decreto liste di attesa, pur rispondendo a un’esigenza reale, rischiano di rivelarsi inadeguate. L’urgenza, oggi, non è tanto definire nuovi percorsi, quanto creare le condizioni affinché siano realmente efficaci. Il Governo e le Regioni devono agire con rapidità, garantendo alle Reti Oncologiche le risorse economiche e gli assetti di governance necessari al loro pieno funzionamento. La promessa di un accesso equo e tempestivo alle cure oncologiche rischia altrimenti di restare, per molti pazienti, una mera dichiarazione d’intenti.

Francesco De Lorenzo
Presidente Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia

Maurizio Campagna
Avvocato, professore a c. di Diritto sanitario nell’Università degli Studi di Milano Statale

09 Luglio 2025

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