Lo stallo sul fronte dei medici di famiglia dimostra che la sanità territoriale non può essere “medico-centrica”

Lo stallo sul fronte dei medici di famiglia dimostra che la sanità territoriale non può essere “medico-centrica”

Lo stallo sul fronte dei medici di famiglia dimostra che la sanità territoriale non può essere “medico-centrica”

Gentile Direttore, il dibattito sul futuro della sanità territoriale in Italia è a un punto di svolta cruciale, segnato da forti tensioni sindacali, frenate politiche e il tentativo di trovare un difficile equilibrio tra la centralità dei medici di medicina generale (MMG) e lo sviluppo delle Case della Comunità previste dal Pnrr...

Gentile Direttore,
il dibattito sul futuro della sanità territoriale in Italia è a un punto di svolta cruciale, segnato da forti tensioni sindacali, frenate politiche e il tentativo di trovare un difficile equilibrio tra la centralità dei medici di medicina generale (MMG) e lo sviluppo delle Case della Comunità previste dal PNRR.

La situazione presenta elementi complessi che non possono essere ridotti a un semplice “ritiro” definitivo, ma piuttosto a una frenata negoziale e a una rimodulazione strategica.

Lo stato della riforma territoriale
Il percorso della riforma della medicina generale e territoriale guidata dal Ministro Schillaci ha vissuto forti scossoni. L’impianto iniziale della bozza ministeriale puntava a inserire i medici di famiglia all’interno di una rete territoriale molto più strutturata e vincolata (legata proprio alle Case della Comunità), introducendo anche l’ipotesi di un doppio canale con la possibilità di un passaggio (su base volontaria o selettiva) al rapporto di dipendenza con il Servizio Sanitario Nazionale, affiancato alla classica convenzione.

Questo cambio di paradigma ha innescato:
La dura reazione dei sindacati medici (come la Fimmg): Hanno protestato parlando di rischio di “smantellamento della medicina di prossimità”, paventando impatti occupazionali negativi e denunciando la perdita del rapporto fiduciario storico con il paziente.

La frenata politica: Davanti alle barricate dei medici e alle perplessità di una parte della maggioranza e della Cassa di previdenza dei medici (Enpam), il passaggio forzato o esteso alla dipendenza ha subìto uno stop.

Il tavolo di negoziazione: Non c’è stato un abbandono totale del progetto, ma la discussione si è spostata su una base concertata con le Regioni e i sindacati per trovare una “quadra” che permetta di far funzionare le Case della Comunità senza scardinare l’accordo collettivo nazionale dei medici. Il governo si muove in parallelo con la più ampia Legge delega per il potenziamento del SSN che punta a ridisegnare l’integrazione ospedale-territorio.

Un’opportunità di rilancio per le altre Professioni Sanitarie?
Le difficoltà riscontrate nel riformare la componente medica della medicina generale aprono inevitabilmente uno spazio politico e organizzativo enorme per le altre professioni sanitarie (infermieri territoriali e di famiglia, fisioterapisti, ostetriche, tecnici della prevenzione e riabilitazione).

Il cuore del problema della sanità territoriale, infatti, rimane irrisolto: le Case della Comunità rischiano di rimanere “scatole vuote” senza personale. Di conseguenza, la valorizzazione delle altre professioni non è solo un’opportunità per queste ultime, ma una necessità sistemica per i seguenti motivi:

  1. Il modello multiprofessionale è l’unica via d’uscita
    Se i medici di famiglia mantengono una forte autonomia e una modalità di lavoro prevalentemente convenzionale e ambulatoriale classica, la gestione della cronicità, della non-autosufficienza e della prevenzione a lungo termine deve necessariamente poggiare sulle spalle di altre figure. L’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC) diventa la figura cardine per garantire la continuità assistenziale a domicilio e dentro le strutture territoriali.
  2. Sviluppo delle competenze avanzate (Advanced Practice)
    La necessità di far funzionare i servizi territoriali spinge verso il riconoscimento di una maggiore autonomia per le professioni sanitarie non mediche. Si parla sempre più frequentemente di:
    Prescrizione infermieristica di presidi e ausili per la gestione delle cronicità (lesioni da decubito, cateterismi, ecc.).
    Ambulatori a gestione infermieristica o fisioterapica per codici minori o percorsi riabilitativi territoriali, che alleggerirebbero la pressione sia sui medici di base che sui pronti soccorso.
  3. La spinta verso la Farmacia dei Servizi e la sanità intermedia
    Mentre la medicina generale negozia le proprie modalità d’ingaggio, accelera l’implementazione della “Farmacia dei Servizi” (con screening, telemedicina e vaccinazioni di prossimità) e lo sviluppo degli Ospedali di Comunità, strutture sanitarie di ricovero breve a gestione prevalentemente infermieristica, pensate per pazienti che non necessitano di cure ospedaliere acute ma che non possono essere assistiti a casa.

La sfida del personale: Nonostante lo spazio contrattuale e d’azione teorico sia enorme, la vera barriera resta la carenza strutturale di organico, in particolare la drammatica carenza di infermieri in Italia, unita a livelli retributivi non sempre attrattivi rispetto al resto d’Europa.

Il parziale stallo sul fronte dei medici di famiglia non cancella l’impianto del PNRR; al contrario, dimostra che la sanità territoriale non può essere “medico-centrica”. Per le professioni sanitarie si profila un’occasione d’oro per rivendicare un ruolo di leadership gestionale e clinica sul territorio, a patto che la politica sostenga questa evoluzione con risorse economiche dedicate e riforme d’inquadramento adeguate.

Ivano Giuliani
Presidente OPI Latina

12 Giugno 2026

© Riproduzione riservata

Il condono ai medici no vax è un affronto alla scienza e a chi non c’è più
Il condono ai medici no vax è un affronto alla scienza e a chi non c’è più

Gentile direttore,c’è un punto, in questa vicenda, che va detto senza giri di parole: la maggioranza sta usando la riforma delle professioni sanitarie per riscrivere la memoria della pandemia e...

Disagio e sofferenza giovanile. La Asl Roma 3 lancia la campagna “Non sono solo numeri”
Disagio e sofferenza giovanile. La Asl Roma 3 lancia la campagna “Non sono solo numeri”

“Non sono solo numeri”: questo il claim della nuova campagna social promossa dal Dipartimento di Prevenzione della ASL Roma 3 per sensibilizzare scuole, giovani e famiglie sul tema del disagio...

La forza della divisione a soglie: la possibile soluzione nella presa in carico della doppia diagnosi
La forza della divisione a soglie: la possibile soluzione nella presa in carico della doppia diagnosi

Gentile Direttore,la doppia diagnosi rappresenta una delle sfide più complesse nell'ambito delle dipendenze patologiche. La coesistenza di un disturbo da uso di sostanze e di un disturbo psichiatrico rende spesso...

Le liste d’attesa e i dati del I semestre 2026. Singolarità o cambiamento epidemiologico?
Le liste d’attesa e i dati del I semestre 2026. Singolarità o cambiamento epidemiologico?

Gentile Direttore,ieri, sono state rese note le risultanti del monitoraggio delle liste di attesa, relativamente al primo semestre 2026. Il sistema, nel suo complesso, registra un avanzamento in termini di...