Medicina territoriale. Non basta tagliare i nastri della Case di Comunità, servono risorse e organizzazione

Medicina territoriale. Non basta tagliare i nastri della Case di Comunità, servono risorse e organizzazione

Medicina territoriale. Non basta tagliare i nastri della Case di Comunità, servono risorse e organizzazione

Gentile Direttore,
dura ormai da troppo tempo l’attesa per la riorganizzazione delle cure territoriali in Veneto, mentre cittadini e medici affrontano ogni giorno difficoltà crescenti. Da appena tre mesi, dopo un lungo silenzio e decisioni unilaterali, la Regione ha finalmente riaperto il confronto con le rappresentanze sindacali della Medicina Generale.

Noi medici uniamo le forze per un obiettivo chiaro: garantire qualità di vita ai professionisti e assistenza adeguata ai cittadini, soprattutto i più fragili. La medicina del territorio, infatti, non si limita più alla cura delle malattie croniche e degli anziani, ma deve farsi carico anche di nuove fragilità: dalle dipendenze ai disagi giovanili, alle persone senza fissa dimora, fino ai cittadini che restano senza medico.

Oggi la Medicina Generale è più motivata che mai a serrare i ranghi affinché si possa migliorare la qualità del lavoro professionale da bilanciare con una vita privata che si è fatta via via sempre più critica. Dobbiamo offrire futuro a chi ha appena intrapreso questa carriera o vorrebbe farlo: i colleghi più giovani. Come possiamo garantire il ricambio generazionale, se non offriamo loro qualità e protezione nel lavoro?

Per affrontare queste sfide servono risorse e organizzazione. Il PNRR offre un’occasione preziosa, ma non possiamo ridurlo a inaugurazioni affrettate di Case della Comunità prive di logica e personale. Chiediamo invece modelli realmente funzionali, tipo le medicine integrate già testate ed operanti sul territorio veneto, tarati sulle caratteristiche di ciascun territorio, e il supporto del personale di segreteria e infermieristico.

Il ruolo dei medici di Medicina Generale va, dunque, rivisto e gratificato. Prossimità, qualità e sicurezza sono le parole chiave che devono guidare la riforma, a garanzia dei cittadini e dei loro medici che svolgono un lavoro con carichi e responsabilità crescenti, ma con modelli organizzativi arretrati, un ossessivo livello di burocrazia e fattori di produzione del reddito ormai insostenibili.

Il primo accesso alla sanità per il cittadino è e rimane il proprio medico di famiglia, in prima linea a difesa del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Le Case della Comunità devono essere luoghi di cura a vantaggio della comunità, a sostegno della fragilità e della cronicità, non spazi in cui convogliare chiunque, spinto dal disturbo più disparato. Il 116117 e il Punto Unico di Accesso (PUA) devono essere pensati come strumenti a servizio dei cittadini, ma anche di supporto ai medici, semplificando il lavoro e liberando tempo per l’ascolto e la cura.

La strada da seguire è perciò chiara: ridurre la burocrazia, definire ruoli e orari nelle Aggregazioni Funzionali territoriali (AFT), potenziare le reti informatiche, garantire formazione e sostegno. Solo così la Medicina Generale potrà tornare ad essere attrattiva, vicina ai cittadini e all’altezza delle sfide attuali.

Adesso è la Politica veneta che deve dimostrare di essere attenta ai bisogni delle persone, capace di coprogettare e di investire, coraggiosa nel cambiamento, fiduciosa nei propri medici, che riconosce e tutela il lavoro prezioso svolto dalla Medicina Generale per un vero rilancio di questa professione.

I RAPPRESENTANTI DEI MEDICI DI MEDICINA GENERALE DEL VENETO

Giuseppe Palmisano
Segretario Regionale FIMMG Veneto

Stefano Cinquemani
Segretario Regionale SNAMI Veneto

Liliana Lora
Segretario Regionale SMI Veneto

Antonio Fania
Segretario Regionale FMT Veneto

09 Settembre 2025

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