Medicina territoriale. Una rivoluzione di restaurazione

Medicina territoriale. Una rivoluzione di restaurazione

Medicina territoriale. Una rivoluzione di restaurazione

Gentile direttore,
oggi una mia paziente torinese, trasferita in Campania da due anni, mi dice: “Dottore, non ho mica capito qui come funziona la Sanità Pubblica? Si paga tutto? Lei mi fa le richieste, ma poi il centro diagnostico si fa pagare e mi dice che devo andare solo i primi giorni del mese. Non è che ho capito mica?! Per la consulenza specialistica che le lei ha chiesto, sono dovuto andare da un medico privato. Da quando sono qui, pago tutto; in Piemonte non ho mai pagato tutti questi soldi per la mia salute. Lei è l’unico che mi garantisce il diritto alla tutela della mia Salute”.

Questa testimonianza sancisce una organizzazione sanitaria fallimentare, dove il cittadino non è al centro del Sistema Sanitario Regionale, ma diventa il mezzo di interscambio di interessi economici.

Eppure basterebbe una reale applicazione di Leggi e contratti già in vigore: i medici specialisti ambulatoriali, piuttosto che esercitare nelle mura dei distretti sanitari, sarebbero molto più proficui all’interno dei poliambulatori di medicina generale sui territori, così come è consentito dall’ACN degli specialisti ambulatoriali art. 24; così che lo specialista ambulatoriale tornerebbe ad essere il consulente del medico di famiglia, che è ciò per cui è stato concepito. Così come le AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali), a cui gli specialisti ambulatoriali hanno l’obbligo di appartenere, potrebbero interfacciarsi con le AFT dei medici di famiglia; il tutto sarebbe a vantaggio della tutela della Salute dei Cittadini, contribuendo all’abbattimento delle liste di attesa, tema così caro al Ministro della Salute Schillaci e al Presidente della Regione Campania De Luca.

Per come, invece, oggi è organizzata la medicina territoriale, per non dire “disorganizzata”, i Cittadini non riescono a trovare risposte di tutela della Salute; gli unici a tenere le porte aperte ed erogare cura della Salute Pubblica sono gli studi di Medicina Generale e i Pronto Soccorso, sempre più, per tale motivo, super caricati.

Non dimentichiamo che durante la pandemia la medicina generale era attiva, a differenza della specialistica ambulatoriale che fu chiusa, senza nemmeno contribuire alla collaborazione con le epidemiologie aziendali nel compilare certificati di isolamento e guarigione, che furono scaricati tutti addosso ai medici di medicina generale, che continuavano ad occuparsi dei pazienti con patologie croniche, degli ammalati COVID e alla campagna di vaccinazione, che ha consentito di tornare ad una vita normale.

È arrivato il momento di abbandonare vecchie logiche di corporativismo e di “diritti acquisiti”, che stanno portando alla rovina il Paese, in particolar modo la Sanità. C’è bisogno di essere funzionali e performanti! Non c’è più spazio per carrozzoni di natura politica e sindacale, ma, per far risorgere la Sanità Pubblica, è necessario una rottura degli equilibri consolidati e di una rivoluzione che porti alla restaurazione per cui ogni attore del Sistema Sanitario Nazionale è stato concepito dal Legislatore. I Medici, i dirigenti sanitari devono servire alla Tutela della Salute dei Cittadini! Le logiche affaristiche di eziologia politica vanno distrutte, se si vuole che la Regione Campania e l’Italia tutta abbiano ancora il Sistema Sanitario Nazionale più efficiente e più invidiato al mondo.

Dr. Salvatore Caiazza
Vice Segretario Vicario FIMMG Napoli ASL Napoli 2 Nord

13 Ottobre 2023

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