Morire da solo in ospedale a 23 anni

Morire da solo in ospedale a 23 anni

Morire da solo in ospedale a 23 anni

Gentile Direttore,
le scrivo a proposito del servizio di Agorà. Nel video una madre racconta la storia della morte del figlio di 23 anni, Simone Benvenuti, avvenuta senza averlo potuto rivedere all’ospedale San Giovanni di Dio di Scandicci (FI). Vorrei tanto poter raggiungere con questa mia lettera il Ministro Speranza .
 
Sono un’infermiera, sono stata una malata di cancro, di recente ho subito un secondo intervento chirurgico ed ho vissuto in questo ultimo anno e mezzo esperienze di ricovero in ospedale di parenti dei quali mi sono presa cura; in particolare, e tra le altre cose, ho cercato di aiutarli a far valere i loro diritti di malati, come quello di essere visitati dai propri cari durante la degenza .
 
Esperienze personali, di protocolli e regolamenti sanitari spietati e ingiustificati, non declinati nel rispetto della normativa vigente, applicati a sfavore dei malati e dei loro familiari ,potrei narrarne almeno tre, gravi.
 
L’esperienza della madre di Simone e poi quella della giovane madre che ha abortito nel parcheggio del pronto soccorso di Sassari, perché non è stata accolta per mancanza di un tampone molecolare, ed altre che non cito e che non si conoscono , mi hanno autorizzata a esternare la preoccupazione forte che ho, come cittadina, malata, e professionista sanitaria, per la povertà di bene e la mancanza di tensione a cercarlo, che caratterizza la professionalità di chi produce e di chi accetta protocolli cosi spietati proiettando poi la loro colpa sulla malattia Covid-19.
 
Lo stesso direttore di medicina interna che ha accolto il giovane Simone dimostra – con il suo balbettare giustificazioni ridicole, inascoltabili, imbarazzanti, tanto da indurmi a provare prima pena e poi compassione – quanto del suo essere medico abbia buttato via, abbia tolto, in termini di passione, amore, non riuscendo, neanche nel vivo del fatto reale, a entrare in contatto con il fenomeno che la scarsità del rimanente medico aveva determinato.
 
Tante sono le domande che mi verrebbero e anche le considerazioni che si potrebbero fare, ma fra le tante avrei da chiedere queste ai medici ed agli infermieri che in quei 4 giorni hanno incontrato e visitato il giovane malato Simone: possibile che non vi siate mai chiesti se Simone, cosi grave come voi stessi avete dichiarato alla povera madre per telefono, cosi giovane, cosi solo, non avesse paura, paura di morire ? I suoi occhi non li avete mai incontrati? Possibile che non vi siate mai resi conto, neanche per un attimo di stare vivendo una esperienza con un giovane essere umano in relazione con altri esseri umani e quindi con la complessità della vita e della cura? Possibile che non vi siate accorti che eravate esposti ad un urto con una realtà di sofferenza e morte? Possibile che non vi siate mai accorti che stavate lavorando con il male, nella carne e nello spirito? Ma prima ancora, non avevate capito che quei protocolli erano inaccettabili per un professionista sanitario?
 
Ministro Speranza, Presidente Anelli, Presidente Mangiacavalli colleghi infermieri, medici, siamo ormai troppo poveri di cose, per occuparci dei malati, prendiamone atto. Questa scarsità produce un dolore strano, a me insopportabile e che ho sentito già nella mia vita quando qualcosa di essenziale veniva meno.
 
Ogni giorno insieme agli infermieri, agli operatori sociosanitari e a parte della Committenza ci incontriamo prima di iniziare a lavorare, proprio come abitudine presa, consapevoli della nostra vulnerabilità e ci ricordiamo che il venire meno delle cose buone, del bene toglie valore alla vita nostra e a quella degli anziani che curiamo.
 
Rileggiamo sempre quella parte di normativa, di poche righe dove si dice grosso modo che le visite agli anziani sono vietate ad eccezione di quei casi in cui si rileva un bisogno affettivo, relazione, psicologico …mi permetterei di aggiungere: non solo nel fine vita ma in piena vita.
Fatelo anche voi, tornate a nutrire chi ha rinunciato ormai all’essenziale e non ne è consapevole.
 
Marcella Gostinelli
Infermiera, Direttore Generale strutture sociosanitarie, Siena

Marcella Gostinelli

24 Gennaio 2022

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