Morti materne. Dobbiamo lavorare di più sui casi evitabili

Morti materne. Dobbiamo lavorare di più sui casi evitabili

Morti materne. Dobbiamo lavorare di più sui casi evitabili

Gentile Direttore,
a seguito del convegno promosso dall’Istituto Superiore di Sanità “I progetti Iss-Regioni per migliorare l’assistenza alla nascita in Italia: un convegno dedicato”, svoltosi lo scorso 12 gennaio, al quale ho partecipato in veste di moderatrice in qualità di presidente della Federazione Nazionale dei Collegi delle Ostetriche sento la necessità di sottoporLe la riflessione che è scaturita dalla giornata di lavori così proficua in termini di confronti e di relazioni.
 
Il primo dato su cui desidero porre l’attenzione è quello dei numeri delle morti materne, 88 casi, che sono stati riportati quale esito dello studio condotto dall’Iss e riferito al periodo che va dal 1 febbraio 2013 al 31 dicembre 2016 e che si sono registrate in otto regioni: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia. Morti che si sono verificate entro i 42 giorni dall’esito della gravidanza e le cui cause sono state suddivise tra dirette (direttamente collegabili allo stato di gravidanza della donna) e indirette, ovvero che hanno aggravato le condizioni di salute, ma non sono tipiche della gravidanza. La prima causa di morte materna diretta, nei 48 casi verificatesi nel nostro Paese e presi in esame dallo studio, è l’emorragia ostetrica (18 casi), seguita subito dopo dalla sepsi (11 casi). Nei 31 casi di morte materna indiretta, la principale causa è stata una patologia cardiaca. Un altro dato importante offerto dallo studio, e su cui desidero fare alcune riflessioni, è quello dell’evitabilità dell’evento morte: ad esempio in 12 casi su 16, negli episodi di emorragia ostetrica, 8 su 11 in quelli di sepsi.
 
È evidente che quelle 88 morti materne, riscontrate nell’arco di 4 anni, sono degli eventi assolutamente tragici. La mortalità materna è fortunatamente un evento raro, ma ripeto pur sempre drammatico in quanto muore una donna/persona, muore una madre, muore una moglie, quindi, si tratta di un evento che sconvolge l'intera a famiglia. Tuttavia ritengo anche di poter affermare che il nostro sistema sanitario nazionale offre un servizio di qualità quantomeno pari a quello di altri Paesi con sistemi socio-sanitari simili. Analizzando i dati CeDAP e quelli del Piano Nazionale Esiti si può affermare che l'assistenza alla nascita in Italia sia di buon livello seppur con una certa variabilità geografica. Al pari degli altri paesi industrializzati, sin dagli anni '70, in Italia è stato privilegiato un modello clinico-organizzativo basato essenzialmente su prevenzione, controllo e contrasto ai fattori di rischio, anche attraverso un uso a volte eccessivo delle tecnologie. Tale modello, che ha inciso notevolmente sul tasso di morbosità e mortalità materno-infantile, contestualmente, ha determinato il fenomeno della medicalizzazione della nascita che ha perso la sua immagine di “evento” per trasformarsi troppo spesso in “intervento”.
 
Ritengo che in un evento così drammatico, come la morte in gravidanza, il valore aggiunto sia dato dalla modalità di comunicazione tra gli operatori e tra questi e la famiglia della donna che, se non adeguatamente “accompagnata” attraverso la continua informazione degli eventi da parte degli operatori, può assumere atteggiamenti aggressivi. I professionisti devono quindi acquisire specifiche conoscenze nell'ambito della comunicazione verbale e non verbale sia nella formazione di base, sia nella formazione post-base sia in quella continua e permanente.
 
Come è stato evidenziato nel corso del convegno, già oggi siamo in grado di evitare alcuni casi di morte in gravidanza. Uno dei primi interventi da attivare perché questo sia effettivamente possibile è migliorare il lavoro di équipe di tutti i professionisti che prendono in carico una donna in gravidanza e dunque ottimizzare la rete tra gli operatori sanitari, così come la comunicazione tra loro e la tempestività di intervento nei casi critici. Oltre che mettere in atto la tipologia assistenziale più adeguata al caso e che già devono essere note grazie alle linee guida. 
 
Ciò che nei casi evitabili non può e non deve mancare mai, inoltre, è la competenza dei professionisti che hanno in cura la donna e che devono mantenere alto il livello di performance professionale nelle urgenze/emergenze anche attraverso una formazione continua e permanente in simulazione soprattutto dove i volumi di attività sono bassi.
 
La sfida che dobbiamo cogliere tutti assieme, ISS, Ministero e soprattutto noi professionisti sanitari, ostetriche/i, infermieri, anestesisti e ginecologi risiede nei casi delle morti cosiddette evitabili. È lì che vogliono focalizzare la nostra attenzione e i nostri sforzi per migliorare l’assistenza alla nascita.
 
Maria Vicario
Presidente Federazione Nazionale Ostetriche

18 Gennaio 2018

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