Non autosufficienza, solitudine e tecnologia

Non autosufficienza, solitudine e tecnologia

Non autosufficienza, solitudine e tecnologia

Gentile Direttore,
l’aspetto più inquietante e triste, in questo momento, è che la scienza raccoglie conoscenza più velocemente di quanto la società raccolga saggezza. Sono numerosi gli studi scientifici che mostrano il progresso tecnologico, specialmente in seno all’intelligenza artificiale e alle ricadute applicative, come, ad esempio, lo studio dell’Università Vanvitelli sulle risposte fornite dall’AI alle richieste dei malati di sclerosi multipla. Ma la società e, di conseguenza, la politica stentano a fidarsi e ad agire proattivamente.

Uno scenario da tener obbligatoriamente in considerazione è quello legato all’assistenza agli anziani e ai malati. L’ISTAT, da ultimo rilevamento, conta 3,7 milioni di cittadini non autosufficienti. Una percentuale decisamente elevata considerando il totale degli abitanti in Italia. Questo numero considerevole ha, ovviamente, un profilo economico ed uno sociale. L’Osservatorio DOMINA ha pubblicato, recentemente, il 5° Rapporto Annuale sul lavoro domestico che delinea una condizione per le famiglie non entusiasmante. Il costo totale per l’assistenza familiare è stimata intorno ai 17 miliardi di €, ovvero più o meno un punto di PIL, e la spesa per il personale assunto irregolarmente rappresenta la percentuale più alta. I motivi di ciò sono plurimi, ma sicuramente la tassazione sui contratti regolari e la soddisfazione dell’operato di colf e badanti sono i più importanti. E se da un lato vi è chi riesce a garantire l’assistenza ai propri cari, anche con estremi sacrifici, dall’altro c’è invece chi non riesce. E quando ciò avviene l’anziano o il malato possono anche cadere in stato di abbandono.

Secondo il geriatra e medico di cure palliative Ashwin Kotwal dell’Università della California “la solitudine è un disagio emotivo che ci obbliga ad adattare le nostre situazioni sociali, ma senza risorse finanziarie, adattarsi è più difficile”. Quando il malessere si cronicizza crea danni al pari di obesità, inattività e fumo, ovvero depressione, demenza, malattie cardiovascolari e perfino morte prematura. In un articolo pubblicato su Nature si cerca di dare un volto alla problematica solitudine, evidenziando il ruolo degli ormoni glucocorticoidi e il loro meccanismo che porta alla riduzione del volume della materia grigia cerebrale associata alla demenza, o il ruolo della dopamina. In ogni caso la sensazione che vive il paziente affetto da solitudine è preoccupante, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha definita come una minaccia urgente per la salute.

In aggiunta vi è l’ipotesi che questa possa autoalimentarsi in quanto le persone sole prestano attenzioni a differenti aspetti delle situazioni rispetto alle persone non sole, il che fa sì che coloro che si sentono soli percepiscano sé stessi come diversi dai loro coetanei, peggiorando la loro condizione mentale e fisica.

La tecnologia, allora, corre in aiuto attraverso la robotica – come nei libri del Ciclo dei Robot di Asimov – specificatamente con i SAR Socially Assistive Robotics. Questi si basano sull’intelligenza artificiale per generare comportamenti dei robot in tempo reale, ma soprattutto reattivi e naturali durante le relazioni con gli esseri umani. La differenza con i classici robot è che questi servono a compiere lavori fisici, mentre i SAR sono progettati per supportare, motivare e stimolare le persone a svolgere i propri compiti. Le applicazioni sono più disparate, ad esempio nel supportare i bambini con spettro autistico nell’acquisizione e nella pratica di abilità sociali e cognitive o per motivare ed istruire i pazienti con ictus negli esercizi riabilitativi o per incoraggiare gli anziani ad essere più attivi fisicamente e socialmente.

L’ospedale San Martino di Genova ha già adottato quattro SAR per coadiuvare il personale sanitario nell’espletamento delle funzioni di controllo dei pazienti anziani, in quanto durante la degenza possono andare incontro ad un disturbo dell’attenzione che genera agitazione e può degenerare in stati di allucinazione.

Si può abbattere la barriera della solitudine ma occorre che vi siano investimenti mirati e corposi alla ricerca scientifica e che non ci siano campagne politiche – prive di fondamento, come spesso è accaduto in questi anni – che portino le persone a sviluppare la tecnofobia.

Massimiliano Cinque
Dottore in Farmacia

15 Aprile 2024

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