Obbligo vaccino Covid: Cartabia e l’autonomia della Consulta

Obbligo vaccino Covid: Cartabia e l’autonomia della Consulta

Obbligo vaccino Covid: Cartabia e l’autonomia della Consulta

Gentile Direttore,
nel corso della conferenza stampa del 26 marzo, il primo ministro Mario Draghi ha affermato che il Governo intende intervenire con un decreto legge sui medici e sugli infermieri che non desiderano vaccinarsi (come poi è stato effettivamente fatto), segnalando inoltre testualmente: “La ministra Cartabia sta preparando un provvedimento su questo”.

Dalle parole del primo ministro si apprende dunque, inequivocabilmente, che Marta Cartabia ha scritto il decreto con il quale il governo introduce l’obbligo di vaccinarsi contro il covid-19 per gli operatori sanitari; un decreto delicato, sia per la materia trattata (quella dei trattamenti sanitari obbligatori), sia per lo specifico trattamento sanitario che si rende obbligatorio (un vaccino che può considerarsi sperimentazione medica).

Marta Cartabia, attuale ministro della Giustizia, è stato giudice della Corte costituzionale (2011-2020) e non solo: dal 2014 Cartabia ha ricoperto il ruolo di vicepresidente (12 novembre 2014 – 11 dicembre 2019) e poi di presidente (11 dicembre 2019 – 13 settembre 2020) della Corte costituzionale.

Il ruolo fondamentale della Corte costituzionale, supremo organo di garanzia della legalità costituzionale, è quello di “giudice delle leggi” e per svolgerlo la Corte è dotata del potere di annullare le leggi che siano giudicate dalla stessa Corte come in contrasto con la Costituzione.

Domani un cittadino potrebbe decidere di impugnare la legge sull’obbligo di vaccino anti covid-19 davanti alla Corte costituzionale, una legge che Draghi ci ha detto essere scritta da Marta Cartabia: ma in che modo potrà essere garantita l’indipendenza e l’imparzialità dei giudici di fronte a una legge scritta proprio da quel giudice Cartabia che fino a ieri presiedeva la Corte? Quali pensieri correranno nelle menti dei giudici di fronte a una legge scritta dalla loro “presidente”? E soprattutto cosa potrà pensare il cittadino che vuole impugnare la legge in parola davanti alla Corte?

I giudici della Corte costituzionale sono persone eccellenti e degnissime, ma il problema in uno Stato di diritto di matrice liberale e democratica è che l’indipendenza e l’imparzialità dei giudici non possono essere garantite dalla “virtù” degli uomini e delle donne, ma da un insieme di meccanismi e strumenti giuridici, oltre che da adeguati comportamenti degli organi supremi dello Stato.

E i giudici non solo devono essere indipendenti e imparziali, ma devono anche apparire indipendenti e imparziali agli occhi dei cittadini, quei cittadini di cui giudici e governanti sono e devono essere i fedeli servitori.

A prescindere da ogni considerazione di natura giuridica sull’obbligatorietà del vaccino contro il covid-19 (tema su cui sia consentito rinviare al volume A. A. Negroni, La libertà di (non) vaccinarsi, appena pubblicato dall’editore Vicolo del Pavone), da un punto di vista istituzionale e politico Draghi non avrebbe mai dovuto chiamare pubblicamente in causa il nome di Cartabia come estensore del decreto legge sull’obbligo di vaccino anti covid-19.

Alessandro A. Negroni
Ricercatore, Università di Genova

27 Aprile 2021

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