Odontoiatria e sanità integrativa, alcune riflessioni

Odontoiatria e sanità integrativa, alcune riflessioni

Odontoiatria e sanità integrativa, alcune riflessioni

Gentile Direttore,
l'anno trascorso si è chiuso, sulle colonne di Quotidiano Sanità, con un intenso botta e risposta sul tema della Sanità Integrativa in Odontoiatria. Tema caro e caldo in AIO: argomento dello studio commissionato ad EURISPES e tema del Congresso Politico del 2016.

Rassicuro preliminarmente il dr. Vecchietti di RBM che il 27 dicembre su QS afferma "…per proseguire l'offensiva contro la Sanità integrativa che per qualcun continua a rimanere un nemico tanto pericoloso quanto, evidentemente, poco conosciuto" di essere abbastanza preparato sul tema e di aver letto con attenzione l'intervista da lui rilasciata ad EURISPES così come quella degli altri 11 esponenti dei Fondi presi in analisi.

Non voglio tediare nell'analisi preliminare sull'erogazione odontoiatriche in Italia dando per scontato che si tratti di terapie coperte in maniera marginale e assolutamente difforme su territorio nazionale dal SSN, tralascio i dati sul mancato accesso alle cure di una fetta crescente dei nostri concittadini, focalizzo l'attenzione sul dato incontrovertibile che la spesa di salute orale è quasi interamente "out of poket" e che la crescente esigenza di un secondo e solido pilastro intercetta le esigenze dei lavoratori che beneficiano dell'accesso a Fondi Contrattuali o Aziendali.

Le premesse, le tabelle, la comparazione con i principali Paesi dell'UE sono consultabili.

Cosa, invece, sarebbe il caso mettere meglio in risalto, quali i quesiti, gli angoli oscuri su cui accendere la riflessione, il dibattito?

I fondi propongono (o impongono….) tariffe controllate da criteri etici e che consentono di mantenere la qualità dell'atto medico?

Molti dei "terzi paganti" prediligono il sistema del convenzionamento diretto che certamente permette di controllare i costi e garantire la sostenibilità del sistema in termini di rischio ma…ma la determinazione del tariffario, la composizione delle prestazioni erogabili, la ripetibilità nel tempo delle cure come viene determinata? Certamente mi si dirà che esistono irreprensibili sistemi certificati di valutazione e analisi (mi viene il prurito solo a nominarli…) ma una "controparte sociale", no? Non mi risulta esista o sia mai esistita una sorta di "conferenza dei servizi", la auspico, anzi, la ritengo indifferibile!

Un ultima chiosa, di costume: spesso al termine delle cure il Fondo, a coronamento delle terapie espletate, richiede un esame radiografico che smascheri, pardon, testimoni la corrispondenza con le cure notulate. Ebbene, chi prescrive tale radiografia? Chi si assume la responsabilità dell'appropriatezza, della giustificazione?
 
A. Raffaele Sodano
Segretario Sindacale AIO nonchè testimone all'epoca dei "fatti" 

02 Gennaio 2018

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