Open Source, non scatole nere, per tutelare universalità e resilienza del Ssn

Open Source, non scatole nere, per tutelare universalità e resilienza del Ssn

Open Source, non scatole nere, per tutelare universalità e resilienza del Ssn

Gentile Direttore, nel pieno della trasformazione digitale sostenuta dai fondi del PNRR, il Servizio Sanitario Nazionale si trova di fronte a una scelta...

Gentile Direttore,
nel pieno della trasformazione digitale sostenuta dai fondi del PNRR, il Servizio Sanitario Nazionale si trova di fronte a una scelta che definirà l’efficienza e la sovranità tecnologica del nostro Paese per i prossimi decenni. Spesso, nel dibattito sul potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico e della telemedicina, si trascura l’importanza dell’architettura software sottostante, ignorando come la scelta del modello Open Source non rappresenti solo un’opzione tecnica, ma una vera e propria necessità strategica.

La sicurezza dei dati sensibili dei cittadini, innanzitutto, non può essere affidata a “scatole nere” proprietarie il cui funzionamento interno resta precluso a verifiche indipendenti; al contrario, il codice aperto permette una trasparenza che favorisce l’individuazione tempestiva delle vulnerabilità e garantisce una reale sovranità sui dati, sottraendo la gestione delle informazioni cliniche alle logiche di business dei singoli fornitori. Parallelamente, l’adozione di soluzioni aperte risulterebbe determinante per risolvere l’atavico problema della frammentazione regionale, poiché l’Open Source si fonda nativamente su standard condivisi che abbattono i silos tecnologici.

In tal senso, va accolta con estremo favore la direzione intrapresa dal Ministero della Salute nel promuovere l’utilizzo di HL7 FHIR, uno standard che considero la pietra angolare per garantire un linguaggio comune, moderno e granulare nella trasmissione dei dati, permettendo finalmente una reale interoperabilità tra strutture diverse affinché la storia clinica del paziente possa seguirlo senza barriere artificiali. Non meno rilevante è la questione della sostenibilità economica: aderire al principio “denaro pubblico, codice pubblico” permetterebbe di investire le risorse del SSN nello sviluppo di competenze e servizi, piuttosto che nel pagamento di licenze ricorrenti che generano pericolosi fenomeni di vendor lock-in, rendendo le pubbliche amministrazioni ostaggio tecnologico e commerciale dei fornitori privati.

In definitiva, promuovere il software libero nella sanità pubblica significa compiere una scelta pragmatica volta a tutelare l’universalità e la resilienza del nostro sistema sanitario, trasformando l’innovazione in un bene comune digitale. Auspico pertanto che i decisori politici e tecnici sappiano cogliere questa opportunità per costruire un’infrastruttura moderna, sicura e finalmente integrata.

Marco Pingitore
Dirigente Psicologo CSM Mesoraca – ASP Crotone

19 Dicembre 2025

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