Ordini professionali: riforme in stallo

Ordini professionali: riforme in stallo

Ordini professionali: riforme in stallo

Gentile Direttore,
il tema della scarsa partecipazione degli iscritti alla vita degli ordini professionali, che ho più volte cercato di portare all’attenzione su queste pagine, merita sempre più una riflessione approfondita. La caratteristica fondamentale di questi enti è la loro organizzazione assembleare, dove tutti i membri, attraverso una forma di democrazia diretta, dovrebbero determinare le decisioni cruciali per la vita dell’ordine.

Tuttavia, la realtà è ben diversa: in tutta Italia, le assemblee sono scarsamente partecipate e talvolta teatro di conflitti. Alcuni di questi scontri giungono fino al TAR, ma più spesso gli iscritti, privi delle risorse economiche necessarie per sostenere ricorsi amministrativi, si allontanano dalla vita dell’ente, rendendo le assemblee ancora più vuote.

In questo contesto, è particolarmente preoccupante il ritardo nell’attuazione dell’art. 4, comma 5 della legge 3 del 2018 – Legge Lorenzin: a oltre sei anni dalla sua entrata in vigore, il Ministero della Salute non ha ancora adottato i regolamenti previsti per disciplinare aspetti cruciali come le norme elettorali, i limiti dei mandati, la gestione degli albi, e i procedimenti disciplinari (la cui adozione era prevista entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge).

Questo ritardo non è solo una questione burocratica: comporta una centralizzazione del potere nelle Federazioni e un anacronistico ritorno al passato. Gli Ordini si trovano così vincolati a una legislazione obsoleta, risalente al dopoguerra, in virtù della disposizione transitoria che rimanda al regolamento del 1950. Il comma 6 dell’art.4 dispone infatti che “Fino alla data di entrata in vigore dei regolamenti e degli statuti di cui rispettivamente ai commi 5 e 6 si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 5 aprile 1950, n. 221, nonché i regolamenti di organizzazione delle Federazioni nazionali”.

Se la politica ha davvero a cuore il consenso degli iscritti agli Ordini, dovrebbe sollecitare il Ministero della Salute ad emanare regolamenti che modernizzino questi enti e incentivino una partecipazione attualmente ferma al 3-4%. Le misure potrebbero includere l’introduzione del voto elettronico, limiti ai mandati, e regole più stringenti sulle incompatibilità tra cariche.

Sarebbe inoltre auspicabile l’istituzione di un registro unico per professione, gestito direttamente dal Ministero della Salute, sul modello di quanto avviene in Svizzera e nel Nord Europa, per garantire maggiore trasparenza ed efficienza. Non da ultimo, va affrontata la questione della riscossione ed erogazione dei contributi, in costante aumento negli ultimi anni nella maggior parte degli Ordini dei TSRM e PSTRP.

In conclusione, è tempo di agire per rivitalizzare questi importanti enti di autogoverno professionale. La modernizzazione degli Ordini non è solo una questione di efficienza amministrativa, ma di democrazia e rappresentatività. Solo attraverso una riforma profonda e l’adozione di pratiche più inclusive e trasparenti potremo sperare di riavvicinare i professionisti alla vita dei loro Ordini, restituendo a questi ultimi il ruolo centrale che dovrebbero avere nella tutela e nello sviluppo delle professioni sanitarie.

Antonio Alemanno
Tecnico di radiologia

08 Agosto 2024

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