Gentile Direttore, i conflitti armati in corso in Medio Oriente – in particolare in Iran, Gaza e Libano – mostrano con estrema chiarezza come la guerra produca una crisi sanitaria multilivello: vittime dirette, collasso dei sistemi sanitari, epidemie, malnutrizione e gravi conseguenze psichiche.
Organizzazioni come Oms e Cicr avvertono che l’intensità e la durata di questi conflitti rischiano di superare la capacità di risposta umanitaria, con effetti che si protrarranno per anni dopo la fine delle ostilità.
Impatto diretto: traumi, mortalità e sovraccarico ospedaliero
I primi effetti sanitari delle guerre sono costituiti da morti e feriti traumatici dovuti a bombardamenti, combattimenti urbani e mine.
Nel conflitto iniziato con gli attacchi all’Iran del 28 febbraio 2026, gli ospedali delle aree colpite riportano un aumento improvviso della domanda di chirurgia d’urgenza e di terapia intensiva, mentre la capacità si riduce per danni strutturali, carenze di carburante e interruzione delle forniture.
A Gaza, studi recenti descrivono un sistema ospedaliero “collassato” a causa della distruzione di infrastrutture critiche, della carenza di personale e del blocco degli aiuti, con conseguente incremento della mortalità per traumi e per cause indirette.
La letteratura sottolinea come, nei conflitti prolungati, l’eccesso di mortalità per cause “non belliche” (ad esempio infarti non trattati, complicanze ostetriche, infezioni) possa, sul medio termine, superare il numero dei morti direttamente causati dalle esplosioni.
Collasso dei servizi essenziali e malattie infettive
La distruzione di infrastrutture idriche, fognarie ed energetiche, insieme allo sfollamento di massa, crea le condizioni per epidemie di malattie infettive.
Nel caso di Gaza, sono stati registrati oltre un milione di casi di infezioni respiratorie, insieme a forti aumenti di diarree, epatiti, malattie cutanee e malnutrizione acuta nei bambini, in un contesto di immunizzazioni gravemente interrotte.
In scenari come Iran e Libano, le agenzie umanitarie segnalano che spostamenti di popolazione e sovraffollamento nei rifugi determinano un aumento dei bisogni di base (acqua, igiene, servizi di sanità pubblica), mentre le strutture sanitarie territoriali non sono in grado di mantenere programmi di prevenzione e vaccinazione.
Ciò espone i bambini a malattie prevenibili e aumenta il rischio di focolai che possono estendersi oltre i confini nazionali, con implicazioni per la sicurezza sanitaria globale.
Malattie croniche, malnutrizione e interruzione delle cure
Le guerre compromettono gravemente la gestione di malattie croniche come diabete, ipertensione, insufficienza renale e tumori.
In Iran, anni di sanzioni e limiti all’importazione di farmaci hanno già prodotto carenze strutturali, che l’attuale conflitto aggrava interrompendo dialisi, chemioterapie e follow-up specialistici.
Analisi sulla popolazione di Gaza mostrano che una quota rilevante di pazienti con malattie non trasmissibili ha trascorso mesi senza accesso ai medicinali, con aumento delle complicanze e della mortalità.
La combinazione tra insicurezza alimentare, distruzione di terreni agricoli e blocco degli aiuti ha portato a tassi di malnutrizione infantile acuta che, in alcune aree di Gaza, sono raddoppiati in pochi mesi, con effetti permanenti sulla crescita e sullo sviluppo.
Salute mentale e impatto psicosociale
Le conseguenze psichiche dei conflitti riguardano sia le popolazioni civili sia i militari.
In Israele, ad esempio, si registra un forte incremento di disturbi da stress post-traumatico e suicidi tra i soldati coinvolti nelle operazioni a Gaza, con il 60% dei militari in cura per ferite che presenta disturbi correlati al trauma psicologico.
Sul versante civile, studi sul conflitto di Gaza mostrano che anche l’esposizione indiretta, tramite notizie e immagini di guerra, può generare insonnia, ansia persistente e aumento della pressione arteriosa in popolazioni lontane dal fronte.
OMS e organismi umanitari sottolineano che l’offerta di servizi di salute mentale è nettamente insufficiente rispetto al fabbisogno, specie in contesti come Gaza e le aree iraniane bombardate, dove gli operatori stessi sono traumatizzati e spesso sfollati.
Protezione della sanità in guerra e prospettive
La protezione delle strutture sanitarie, del personale e dei pazienti è un obbligo del diritto internazionale umanitario, ma i dati raccolti da Oms, Cicr e altri osservatori indicano un aumento degli attacchi a ospedali, ambulanze e cliniche nel Medio Oriente.
L’Oms, con il sistema di sorveglianza sugli attacchi alla sanità, documenta centinaia di eventi nella regione, mentre il Cicr avverte che l’allargamento delle ostilità rischia di “travolgere qualsiasi risposta umanitaria” e di rendere ingestibile la domanda sanitaria.
Le prospettive a medio termine sono caratterizzate da tre criticità: ricostruzione delle infrastrutture, recupero del personale sanitario (spesso ucciso, ferito o migrato) e gestione dell’enorme carico di malattie croniche, disabilità e traumi psichici accumulato.
Per ridurre l’impatto sanitario delle guerre in atto, gli organismi tecnici raccomandano corridoi umanitari per farmaci e dispositivi, protezione effettiva degli ospedali, rafforzamento della sanità pubblica nei campi sfollati e integrazione sistematica della salute mentale nei pacchetti essenziali di risposta.
Marinella D’Innocenzo