Oss. No alla delibera del Veneto che ne amplia senza coerenza competenze e responsabilità 

Oss. No alla delibera del Veneto che ne amplia senza coerenza competenze e responsabilità 

Oss. No alla delibera del Veneto che ne amplia senza coerenza competenze e responsabilità 

Gentile direttore,
con il percorso sperimentale la Regione Veneto amplia le competenze e la responsabilità dell’oss. Il cambiamento sociale e scientifico degli ultimi anni ha portato all’introduzione di due nuovi operatori nell’ambito dell’assistenza sanitaria, sia ospedaliera sia domiciliare; mi riferisco all’Operatore Socio Sanitario (OSS) e all’Operatore Socio Sanitario con Formazione Complementare.
 
La deliberazione della giunta regionale veneta n.1122 del 25/08/2015 uscito sul Bur n. 85 del 4 settembre 15 ripropone nuovamente la questione relativa alla formazione dell'OSS e la sua definizione nell'ambito sanitario e socio-sanitario.
 
La nuova normativa, prevede, infatti, un “percorso di addestramento” di 55 ore (25 ore di teoria e 30 di tirocinio) per operatori socio-sanitari da assegnare a minori con patologie inguaribili o disabilità grave per l'assistenza in orario scolastico”.
 
Viene previsto un ulteriore periodo di addestramento per la “contestualizzazione” dei casi specifici di almeno 12 ore che dovranno essere ripetuti “con il venir meno dell’assegnazione formale e per una successiva assegnazione”.
 
L'OSS così formato sarà tenuto a mansioni che vanno ben al di là di quanto previsto dalla normativa nazionale, fra le altre evidenziamo l'aiuto nell'autocateterismo, le medicazioni previste per le gastrostomie, i SNG, le tracheostomie, le tecniche di tracheobroncoaspirazione, l'uso di macchinari (non certo semplici) come il ventilatore meccanico. Tutte attività da eseguire “solo ed esclusivamente in ambito scolastico”.
 
Questa tendenza alla formazione dell’oss a funzioni prettamente infermieristiche va a contrastare quella dell’infermiere, rispondendo alla rarefazione di operatori intermedi (inf. generico – puericultrici), portando ad avere un operatore economico e versatile togliendo all’infermiere tutta una serie di compiti di base all’assistenza. Ovvero un minor numero d’infermieri nei vari settori assistenziali ed una elevazione dei compiti verso l’oss con attività per le quali mancano conoscenze approfondite.
 
Pur comprendendo la rilevanza sociale che comportano le problematiche inerenti i bambini in tali difficili condizioni per il loro giusto ampio inserimento nella scuola ed in tutti gli ambiti della vita, ci chiediamo se la soluzione possa semplicemente essere un breve corso tecnico-pratico e se quest'ultimo possa essere davvero tutelante per il piccolo paziente ed anche per lo stesso operatore visto che le varie norme nazionali non richiamano questa figura ad una assicurazione di colpa grave considerandola figura non a contatto  con il paziente.
 
Operatore al quale, ricordiamo, non si vuole pervicacemente riconoscere la sua collocazione nel profilo sanitario nonostante la sua continua vicinanza al malato e il suo ruolo chiave nel soddisfacimento dei suoi bisogni.
 
Pare che la finalità sia, certamente, quella di risolvere un problema assistenziale avendo però come linea guida esclusivamente l'economicità dell'intervento in quanto ci pare di capire che tutta la proposta sia a costi invarianti per la regione.
 
Si continuano, cioè, ad assegnare gratuitamente mansioni e responsabilità sempre più complesse aumentando nel contempo confusione e differenziazione fra OSS nelle varie regioni.
 
Questo continuo aumento di compiti richiede la necessità di rivedere il riordino generale per quanto concerne la figura impiegata all’assistenza a livello nazionale mettendo ordine in questa materia per certi aspetti complessa e delicata.
 
Attenzione! “Ove necessario” viene interpretato da molti “ove è previsto” per dimostrare che in mancanza dell’infermiere c’è l’oss. “Ove necessario”, invece, significa che l’infermiere ha il potere di decidere se agire in prima persona, oppure inviare direttamente l’oss per svolgere un determinato compito.
 
Ci chiediamo quale sia il ruolo ed il pensiero del collegio IPASVI e dei Sindacati in merito a queste decisioni politiche.
 
Ribadiamo invece che è fondamentale, certo, la formazione per l'OSS ma che questa deve essere continua e soprattutto uniforme in tutto il sistema sanitario e che sia riconosciuto il suo inserimento all'interno del profilo sanitario per la tutela dei pazienti e degli stessi operatori, oltre al riconoscimento della dignità professionale di questi ultimi.
 
Non si può continuare a permettere l'utilizzo di una figura in modo non coerente a livello nazionale negandogli il benché minimo riconoscimento.
 
Inoltre l’oss complementare oltre essere una figura non riconosciuta contrattualmente e in molte regioni ha la stessa vocazione dell’oss di base, infatti, l’uno finisce per integrarsi con l’altro con confusione su ogni campo assistenziale dove le stesse strutture assistenziali li utilizzano ha secondo delle esigenze, a costo zero, come già avviene, pur sapendo che l’oss complementare non può operare nell’assistenza di base tanto meno l’oss di base non può espletare mansioni superiori.
 
Quando si parla di formazione che attualmente ha delle grosse pecche con disorientamento degli studenti, nasce l’esigenza di una formazione fatta da istituti tecnici sanitari e non da agenzie formative. inoltre nell’insegnamento non esistono testi che raggruppano tutte le materie primarie allo studio e alla conoscenza portando ad una non conformità della formazione su tutto il territorio Nazionale e Regionale.
 
Ribadiamo che bisognerebbe valutare l’opportunità di istituire un istituto professionale (istituto tecnico sanitario – istituto socio sanitario) in modo che possa essere uniformata a livello nazionale la formazione oss, e si possa pensare ad una nuova figura “ centrale” che acquisisca maggiori competenze infermieristiche e che si posizioni tra l’oss e l’infermiere laureato. Questa figura non può essere, a nostro giudizio, l’oss con formazione complementare poiché figlia, ancora una volta, di una esigenza estemporanea, ma una figura sanitaria ben definita ed inserita in modo preciso in sanità con autonomia e preparazione elevata.
 
Chiediamo la sospensione di questa delibera e di rivedere tutto il sistema poiché la vita umana vale 100 volte di più che una linea politica errata.
 
Anche alla luce di queste normative regionali che ampliano senza coerenza competenze e responsabilità dell’oss, crediamo che sia arrivato il momento di riaprire un tavolo tecnico per definire ruolo e competenze dell’oss.
 
 
Angelo Minghetti
Segreteria Nazionale Migep 

Angelo Minghetti

12 Settembre 2015

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