Osteopatia. Bene emendamento Lenzi, sì alla formazione post-lauream per medici e fisioterapisti

Osteopatia. Bene emendamento Lenzi, sì alla formazione post-lauream per medici e fisioterapisti

Osteopatia. Bene emendamento Lenzi, sì alla formazione post-lauream per medici e fisioterapisti

Gentile direttore,
le scrivo in merito alla lettera di Chiara Arienti di qualche giorno fa, nonché al comunicato del Registro Osteopati Italiano sullo stesso argomento: gli emendamenti cioè all’art. 4 del Ddl Lorenzin, assolutamente legittimi a parer mio, presentati a prima firma dall’on. Lenzi e concernenti il mantenimento della formazione post-lauream in osteopatia per medici e fisioterapisti.
 
Per quel che mi riguarda sono rimasta stupita in negativo nel leggere gli aspri commenti contrari di chi vuole ottenere il contrario, cioè precludere per sempre la possibilità a medici e fisioterapisti di formarsi dopo la laurea su una pratica non allopatica come l’osteopatia. 
 
Il tutto, quindi, cancellando d’un colpo solo l’esperienza pluriennale accumulata negli anni dai nostri Atenei che hanno attivato svariati master universitari sul territorio, nonché allontanarci da ciò che da sempre avviene in paesi quali gli Stati Uniti, la Spagna, il Regno Unito, la Francia. Dove la formazione post-lauream in osteopatia, per le professioni di medico e fisioterapista, esiste eccome.
 
Di getto mi viene da dire che l’Osteopatia non appartiene esclusivamente al Roi, e non posso sottacere come per me il Senato avrebbe dovuto prevedere la possibilità per i professionisti sanitari già laureati di mantenere dei percorsi formativi post-lauream.
 
Del resto, quale sarebbe la diretta conseguenza dell’attuale formulazione dell’art. 4 sulla laurea di I livello in osteopatia voluta in prima istanza dalla sen. De Biasi e sostenuta, a quanto si apprende, anche dal Ministro Lorenzin?
 
Che in Italia un medico dopo 6 anni di laurea magistrale, per integrare la propria formazione pure in osteopatia al pari di quello che è concesso ai suoi colleghi americani, debba immatricolarsi nuovamente ad un corso di laurea triennale, cioè di un livello inferiore a quello che già possiede, tornando così indietro e sborsando un profluvio di tasse all’Università. Stesso discorso per un fisioterapista: perché precludergli di studiare dopo la laurea l’osteopatia attraverso un percorso universitario successivo, articolato e calibrato. 
 
Mi chiedo cosa allora era intenzionata a fare la Commissione Igiene e Sanità del Senato con il testo di quell'articolo 4: accontentare da un lato qualcuno e scontentare qualche d’un altro? Questo, ahimè, sembra essere stato ad oggi l'unico risultato. E così, per me, non va.
 
Chiara Occhiolini
Studentessa in Medicina e Chirurgia

09 Giugno 2017

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