Parafarmacie. Lettera aperta al presidente Scioscia 

Parafarmacie. Lettera aperta al presidente Scioscia 

Parafarmacie. Lettera aperta al presidente Scioscia 

Gentile presidente Scioscia,
leggo ancora una volta l’appello che fa alle nostre Istituzioni per far valere gli interessi di cui Lei è portavoce e di cui è Presidente. Sul tema della parafarmacie e l’allargamento della possibilità di vendere TUTTI i farmaci di fascia C, mi sono già espresso in questa lettera inviata a Quotidiano Sanità

Sono d’accordo con Lei riguardo l’atipicità della situazione normativa e commerciale ora creatasi dalla legge Bersani del 2006 ad oggi. Tuttavia, la questione è di carattere economico e di diritto pubblico/privato prima che professionale e commerciale.
 
Come Lei ben sa, la farmacia italiana dispensa ai cittadini con determinate patologie, i farmaci a carico del SSN, ovvero quei farmaci che lo Stato riconosce gratuitamente (o quasi) al cittadino che si trovi in una particolare condizione patologica, in accordo e in attuazione dell’art. 32 della Costituzione Italiana.
 
Per cui, chi materialmente (anticipando i soldi allo Stato) fa l’assistenza farmaceutica al cittadino attuando così l’art. 32 della Costituzione è la FARMACIA e IN SOLIDO il titolare o la società che ne detiene il titolo o la gestione.
 
In cambio di questa anticipazione (n.b. importante) di denaro per conto dello Stato, la normativa italiana riconosce alla farmacia l’esclusività della vendita di tali farmaci (insieme ad una quota per il servizio reso), mentre la pianta organica garantisce la capillarità e la diffusione delle farmacie su tutto il territorio italiano.
 
Ora, sa benissimo come e quanti siano i crediti che le farmacie vantano per il servizio reso allo Stato e al cittadino, e sa ancora di più che la fascia C porta quella liquidità necessaria per svolgere questa attività: non ci vuole un genio per capirlo.
 
Se è la FARMACIA ad anticipare e a garantire allo Stato le risorse economiche e di personale qualificato per l’attuazione dell’art 32 della Costituzione, e se è solo la fascia C che garantisce questo flusso finanziario, perché lo Stato ora dovrebbe venire meno ai patti togliendo di fatto alla FARMACIA l’unica liquidità possibile?
Su questo tema, Lei non è mai intervenuto ed è la ragione principale per la quale oggi FEDERFARMA è contraria alla fuoriuscita dal canale farmacia della fascia C.
Nessuna discriminazione né altro, solo una difesa dei propri interessi e degli interessi dello Stato.
 
Con gli elevati debiti delle ASL nei confronti delle farmacie italiana (in provincia di Vicenza in soli 2 anni sono fallite ben 10 farmacie e chissà quante altre nel resto d’Italia, la deregulation della fascia C, sebbene a livello puramente teorico mi trova d’accordo, NON è assolutamente praticabile (di questi tempi di crisi) per motivi economico-finanziari al fine di preservare la continuità dell’assistenza farmaceutica agli italiani in piena attuazione dell’art 32 della Costituzione.
 
Spero Lei comprenda le ragioni del NO alla fascia C e non gridi a discriminazioni di sorta che indeboliscono la nostra amata categoria.
 

 
Dott. Alberto Catapano

10 Maggio 2013

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