Perché il Sud deve pagare questo depauperamento professionale e culturale?

Perché il Sud deve pagare questo depauperamento professionale e culturale?

Perché il Sud deve pagare questo depauperamento professionale e culturale?

Gentile direttore,
ci sono diversi modi, per valutare il sistema sanitario italiano. Per un filosofo rappresenta una cosa, per un economista un costo, per un sociologo la società, per un antropologo la cultura, per uno psicologo l’ascolto, per un giornalista la notizia, per un politico una spesa onerosa.
 
Il nostro sistema sanità, è nato sulle ceneri delle mutue. Oggi è diventato un luogo dove, ogni dì, si soprappongono processi, azioni, parole con cui si risponde ai bisogni sanitari, dei cittadini. Il sistema sanità sempre più sta assumendo la fisionomia di un’area di confine, dove si dibatte sempre meno di salute e sempre più, di principi economici. Il sistema nel tempo è stato già oggetto di ben tre riforme, razionalizzazioni, riordini.
 
Un sistema dove, il personale, si continua a impegnare per tutelare il diritto alla salute dei cittadini. I dipendenti del sistema, sono sempre più longevi, e questo si deve a un rigido turn over che blocca almeno da sette anni nuove assunzioni, in particolare nelle regioni, e oramai divenute tante, che sono soggette al rigido rispetto di un piano di rientro. Anche se non bisogna sottacere che in queste stesse regioni si continua a offrire adeguate cure e una adeguata assistenza. In tutti gli ambienti sanitari sono attive, nell’arco di un’intera giornata, azioni terapeutiche per rispondere adeguatamente alla cronicità di una malattia.
 
I dipendenti del sistema sanità risponde alle variegate esigenze di un malato, anche attraverso un sorriso. Alle donne, agli uomini ai bambini che ogni giorno si recano nei reparti, nei pronto soccorso, nei servizi radiologici o d’indagine strumentale e di analisi, o presso gli innumerevoli ambulatori specialistici, il personale, fa di tutto per garantire una diagnosi adeguata, un intervento sicuro, un’assistenza corretta, e un’attività riabilitativa personalizzata. Oggi stiamo assistendo che il cittadino/a, è sempre più arrabbiato/a, lo dimostra le denuncie nei confronti dei dipendenti. Sono depositati nei vari tribunali denuncie per evidenziare che non si è ottenuta una buona assistenza, una buona risposta terapeutica.
 
Dal 1996, circolano ingannevoli teorie economiche sul sistema sanità. Un sistema sanitario che ha accorpato nelle regioni le aziende sanitarie generando,non sempre, un positivo modello di sanità. Ciò nonostante Il servizio sanitario, continua a garantire un arcobaleno di risposte socio sanitarie. La sanità pubblica ma anche quella privata, assomiglia sempre più a un porto strapieno di navi passeggeri. Passeggeri che ripetono “ io non la penso così”, che è tutto un programma.
 
Oggi in particolare nelle regioni che evidenziano un buon reddito procapite, dove è attivo ottimo capitale istituzionale e sociale, si riesce a offrire una miriade di buoni servizi sia nel settore pubblico sia in quello privato. Le regioni in particolare, quelle, del centro Sud, che sono costrette a rispettare i rigidi parametri fissati da un piano di rientro, denotano un’evidente difficoltà a instaurare un modello sanitario efficace.
 
Da più di un decennio sono oltre 200 mila i pazienti che ogni anno migrano per ottenere cure adeguate e di qualità. Perfino molti aspiranti direttori generali, vogliono emigrare in specie dal centro sud al nord, con la speranza di esercitare efficacemente questa delicata funzione direzionale e della gestione.
 
I dati disponibili in tema sanità ci segnalano che si vuol emigrare verso i sistemi regionali della Lombardia, che gestisce oltre diciassette miliardi annui, dell’Emilia Romagna, che ne gestisce otto miliardi, del Veneto, che ne gestisce oltre otto miliardi, e del Trentino Alto Adige, che ne gestisce poco meno di due miliardi. C’è da chiedersi quali sono i mali oscuri che non fanno progredire il sistema sanitario del centro sud, perché nel centro Sud non si progredisce alla stessa velocità delle regioni del Nord.
 
In particolare c’è da chiedersi un calabrese, un siciliano, un pugliese, un campano, un basiliano perché deve pagare questo depauperamento professionale e culturale.
 
Enrico Vaccaro
Responsabile servizio sociale Asp Catanzaro

02 Maggio 2017

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