PNRR, formazione e fallimento andragogico

PNRR, formazione e fallimento andragogico

PNRR, formazione e fallimento andragogico

Gentile Direttore, mentre le cronache si interrogano sul peso del PNRR e sui suoi effetti nel lungo periodo, è doveroso soffermarsi anche sulla qualità della spesa destinata alla modernizzazione della Pubblica Amministrazione...

Gentile Direttore,
mentre le cronache si interrogano sul peso del PNRR e sui suoi effetti nel lungo periodo, è doveroso soffermarsi anche sulla qualità della spesa destinata alla modernizzazione della Pubblica Amministrazione. Ci riferiamo, in particolare, alla formazione obbligatoria tramite piattaforme regionali e ministeriali.
Il limite di questo sistema risiede in un profondo equivoco di impostazione. Si è scelto un modello che tratta i professionisti come destinatari passivi, più da istruire che da coinvolgere. Eppure, specie in ambito sanitario, l’apprendimento dell’adulto (l’andragogia) funziona solo se il percorso è percepito come utile e immediatamente spendibile.

Il professionista sanitario non è una tabula rasa da riempire per decreto; imporre moduli standardizzati, spesso distanti dalle esigenze reali di reparti e servizi, trasforma la formazione in un mero adempimento burocratico. Un salasso di tempo sottratto all’assistenza, vissuto come un “rumore di fondo” necessario solo a certificare il completamento di ore erogate.

A questo scenario si aggiunge un paradosso ancora più frustrante che riguarda il personale del comparto. Assistiamo a una sistematica sovraformazione di professionisti che, con ammirevole spirito di iniziativa, hanno conseguito Master di I e II livello, Lauree Magistrali e Dottorati di ricerca, restando però “incarcerati” in profili contrattuali che non prevedono una reale autonomia professionale né sbocchi di carriera concreti.

Ci troviamo di fronte a una struttura a compartimenti stagni: da un lato si pretende l’aggiornamento tramite piattaforme ministeriali, dall’altro il sistema ignora i titoli specialistici già acquisiti, negando qualsiasi meccanismo premiante o evoluzione di ruolo. Che senso ha imporre nuovi obblighi formativi, spesso decontestualizzati, quando il sistema non è in grado di valorizzare le competenze di eccellenza che i professionisti hanno già maturato a proprie spese?

Se vogliamo che il PNRR sia un volano di crescita e non solo un cumulo di debito, dobbiamo passare dalla quantità delle ore erogate alla qualità delle competenze riconosciute. La formazione deve tornare a essere un’opportunità fondata sul rispetto della dignità professionale, non l’ennesima imposizione calata dall’alto e che ignora il merito.

Francesco Sciacca
Tecnico di radiologia

Antonio Alemanno
Tecnico di radiologia

02 Marzo 2026

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