Porta a Porta e quel processo sommario ai medici

Porta a Porta e quel processo sommario ai medici

Porta a Porta e quel processo sommario ai medici

Gentile Direttore,
spettatrice occasionale di una popolare trasmissione televisiva che voleva affrontare argomenti impegnativi, Salute e Sprechi, Esami e Sanità Pubblica, mi sono invece trovata testimone inconsapevole di un processo sommario ai medici. Primo attore il giornalista preferito dagli italiani, Pubblici Ministeri il Ministro della Sanità e il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Imputati i Medici rappresentanti della Medicina Generale  e della Ospedalità Italiana.
 
Ho avuto modo di rimpiangere il suo meno “famoso” quotidiano online, e soprattutto la serietà della informazione che la sua “piccola” squadra si sforza di dare. Ma tant’è, non sempre le aule di tribunale, ancorché mediatiche, forniscono quadri esaustivi ed approfonditi di ciò di cui trattano. In questo caso, la tesi era già pronta e i colpevoli già identificati.
 
In un curioso scambio di ruoli e professioni-il giornalista fungeva da PM, e tutti e tre –giornalista, Ministro e Presidente CSS- anche da medici. Fino al punto da sapere come si esercita questa professione, che cosa è utile e che cosa non, in uno spacchettamento dei suoi atti e funzioni da far invidia ai costruttori di giocattoli Lego. Inutile il tentativo di difesa dei medici, già perdenti in partenza per il solo fatto di “esercitare” questa professione, di aver almeno una volta visto in faccia un paziente sofferente e messo in atto un percorso clinico di conoscenze ed esperienze per cui ci vogliono anni di preparazione e giorni e notti di assistenza
 
Come in altre trasmissioni di questo tipo, la tesi mediatica già pronta non poteva permettersi di approfondire, come avrebbe meritato l’argomento, cifre e passaggi e responsabilità di una (allegra) gestione sanitaria in cui i medici sono ridotti oramai a mano d’opera proletarizzata nelle trincee dei PS al posto di  reparti senza letti,  e da ambulatori territoriali progressivamente chiusi.
 
Professionisti di serie B, cui ci si può permettere di indicare quali esami fare, quando ricoverare, ecc. mentre in questo caso il giornalista/conduttore/inquisitore – altrettanto professionista di gran prestigio – non permetterebbe che né per sé, né per la sua categoria, il servizio pubblico da cui dipende gli suggerisca quali domande, quali inchieste sarebbero più cost effective, ecc.. Il governo ha bisogno di soldi, in un gioco delle tre carte che però da tempo è fermo sempre sulla stessa, quella della salute: la più incandescente, l’unica che non a caso non è stata ancora oggetto di un selfie col Presidente del Consiglio.
 
L’unica che, in condizioni a un passo dalla Grecia, finora ha garantito molto, anche il proseguimento di una governabilità ancorché non garantita da normali elezioni. Questa carta è sostenuta da una grande responsabilità dei suoi professionisti pubblici, i professionisti della Medicina, da anni senza rinnovo del contratto e che, a proposito di risparmi, già conoscono in prima persona i tagli feroci e i risparmi di personale a causa del blocco del turnover.
 
Con la salute non si scherza: potrebbe essere un nuovo slogan delle campagne di prevenzione della Ministra, cui non basteranno, temiamo, da ora in poi i larghi sorrisi e le foto nel salotto televisivo nazionale. Forse confrontarsi con i medici professionisti che ancora frequentano malati e luoghi di cura reali, medici alla frutta e pazienti in attesa di barella nei PS, sarebbe stato più costruttivo che commissionare improbabili liste della spesa.
 
E’ vero che Lenin teorizzava che una cuoca può governare il paese, ma il buon Ulianov si riferiva al lavoro parlamentare, non all’arte della cura. In Medicina “la vita è breve, l’arte è lunga, e il giudizio difficile”, ci ha insegnato Ippocrate. Per questo il destino di  quanto abbiamo di più caro, la salute, merita un approccio più serio e condiviso della ricetta degli applausi a comando.
 
Sandra Morano
 Ginecologa Ricercatrice Università di Genova

29 Settembre 2015

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