Prevenzione, conoscenza, comunità: una nuova direzione per la sanità pubblica

Prevenzione, conoscenza, comunità: una nuova direzione per la sanità pubblica

Prevenzione, conoscenza, comunità: una nuova direzione per la sanità pubblica

Gentile direttore,
In un Paese che da troppo tempo parla di sanità solo quando mancano le risorse o esplodono le emergenze, è necessario restituire centralità al tema della prevenzione come fondamento di una vera politica sanitaria.

La prevenzione è il primo investimento per la salute, non una voce accessoria del bilancio: riduce i costi futuri, migliora la qualità della vita, rafforza la coesione sociale. Ogni euro speso in prevenzione produce benefici molteplici e duraturi, ma richiede visione, coordinamento e continuità.
Oggi il Servizio Sanitario Nazionale è attraversato da una frammentazione territoriale profonda: tra Regioni che si muovono a velocità diverse, tra aree urbane e zone interne o montane, tra chi dispone di strutture di prossimità e chi deve percorrere decine di chilometri per un controllo di routine.

Questa disuguaglianza non è solo sanitaria: è una ferita alla cittadinanza e all’universalità del diritto alla cura. Per superarla serve una strategia nazionale che integri i Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA)nella programmazione sanitaria, collegandoli alla rete dei servizi territoriali e agli strumenti di prevenzione attiva. I PDTA non devono essere documenti burocratici, ma veri percorsi di vita e salute, capaci di unire ospedale e territorio, medicina generale e specialistica, clinica e dimensione sociale.

Perché la prevenzione funzioni davvero, occorre agire su quattro fronti complementari:
1. La formazione del personale sanitario, per aggiornare competenze e linguaggi, valorizzando il lavoro di equipe e la dimensione relazionale della cura.
2. L’informazione e la consapevolezza dei cittadini, attraverso campagne continue e accessibili, non legate all’emergenza ma alla quotidianità della salute.
3. Il coinvolgimento del terzo settore e dei Comuni, che rappresentano il primo presidio di prossimità, capaci di intercettare fragilità sociali e situazioni di isolamento.
4. L’integrazione tra sanità e politiche sociali, perché spesso dietro una patologia non trattata si nasconde una povertà, una solitudine, una mancanza di accesso ai servizi.

Un segnale concreto sarebbe escludere gli investimenti in prevenzione dai vincoli del Patto di stabilità, permettendo agli enti territoriali di destinare con maggiore flessibilità risorse a programmi di salute pubblica, educazione sanitaria, formazione e innovazione. Non si tratta di una deroga di spesa, ma di un investimento intelligente che genera risparmi futuri e riduce disuguaglianze. Accanto a questo, è urgente ridefinire il rapporto tra politica e scienza, nel rispetto dei ruoli e delle competenze.

Alla politica spetta la responsabilità di fissare obiettivi di salute chiari e misurabili, garantire l’universalità del diritto alla cura e trovare le risorse necessarie per raggiungerli.

Alla scienza spetta invece di organizzare la ricerca, progettare modelli di cura efficaci e sostenibili, e diffondere la conoscenza come bene pubblico.

Solo da un nuovo patto tra politica e scienza può nascere un sistema sanitario più giusto, capace di coniugare rigore e umanità, programmazione e vicinanza.

Il futuro della sanità italiana non si misurerà sulla quantità di risorse nominali stanziate, ma sulla capacità di trasformare ogni euro in equità, ogni conoscenza in cura, ogni comunità in presidio di salute. E la Legge di Bilancio, se vuole essere davvero legge di sviluppo, deve partire da qui: dalla convinzione che la salute non è una spesa da contenere, ma un investimento da proteggere.

Investire in prevenzione significa investire nel futuro dell’Italia.

Gian Antonio Girelli
Deputato Pd e vicepresidente commissione parlamentare d’inchiesta Covid

07 Novembre 2025

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