Principio di precauzione, una preziosa ancora di salvataggio quando si brancola nel buio

Principio di precauzione, una preziosa ancora di salvataggio quando si brancola nel buio

Principio di precauzione, una preziosa ancora di salvataggio quando si brancola nel buio

Gentile Direttore,
mentre continua a suscitare grande scalpore l’inchiesta giudiziaria sull’impressionante numero di decessi avvenuti in Val Seriana durante le prime fasi della pandemia da SARS-CoV-2, credo sia utile fare alcune precisazioni.

Premetto che desidero astenermi, in prima istanza, dall’addentrarmi in una qualsivoglia disamina del dato di fatto, pur innegabile, secondo cui troppe volte abbiamo assistito, nel nostro Paese, ad interventi della Magistratura in contesti professionali – di natura sanitaria e non – che invariabilmente hanno peccato di scarsa o nulla “capacità di autocritica” (“critical self
evaluation”, si direbbe nel mondo anglosassone ed anglofono), giustificando in tal modo la discesa in campo dell’Autorità Giudiziaria.

In secundis, per quanto risulti fuor di ogni dubbio che il livello delle conoscenze all’epoca disponibili sul betacoronavirus SARS-CoV-2 e sulla COVID-19 fosse assolutamente deficitario ed incomparabile rispetto a quello attuale, non andrebbe tuttavia dimenticato che la Comunità Scientifica Internazionale aveva già acquisito una nutrita serie di informazioni su altri due betacoronavirus patogeni e correlati a SARS-CoV-2, SARS-CoV(-1) e MERS-CoV, emersi rispettivamente sulla scena evolutiva nel 2002-2003 e nel 2012.

Per completezza d’informazione e, nondimeno, per amor di verità, sarebbe “cosa buona e giusta” porre adeguata enfasi, in un siffatto contesto, sul “principio di precauzione”, una quantomai preziosa ancora di salvataggio alla quale aggrapparsi in tutte quelle situazioni in cui il “pericolo” (il virus SARS-CoV-2, nella fattispecie) e la conseguente “analisi del rischio” (“quantificazione” della circolazione virale e dell’esposizione al virus) presentassero significative lacune conoscitive, come giocoforza accadeva all’esordio e nelle prime fasi della pandemia.

In una lettera a mia firma, pubblicata nel Febbraio 2020 sulla Rivista “Science”, ricordavo che il principio di precauzione era già sceso prepotentemente in campo durante la seconda metà degli anni ’80, a seguito dell’identificazione nel Regno Unito del “morbo della mucca pazza” – alias “encefalopatia spongiforme bovina” – nel Novembre 1986.

E’ bene sottolineare, a tal proposito, che tanto meno si conosce di una determinata condizione morbosa e/o noxa esercitante un più o meno significativo impatto sulla nostra salute, tanto più diviene opportuno se non indispensabile far ricorso al salvifico principio di precauzione, a maggior ragione allorquando si abbia a che fare con un agente patogeno totalmente nuovo ed altamente diffusivo quale si è rivelato sin “ab initio” il betacoronavirus SARS-CoV-2.

Giovanni Di Guardo
Già Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo

10 Marzo 2023

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