Quale riorganizzazione per la medicina territoriale?

Quale riorganizzazione per la medicina territoriale?

Quale riorganizzazione per la medicina territoriale?

Gentile Direttore,
sono convinto della necessità di una nuova medicina territoriale “orientata sul paziente”, organizzata col lavoro in team degli operatori sanitari, ed in grado di assicurare presa in carico, continuità di cura, integrazione socio-assistenziale, promozione della salute e prevenzione delle malattie.

È necessario sviluppare sul territorio una medicina dell’iniziativa che sviluppa una relazione stabile con il paziente non limitata alla cura del singolo episodio e che trasforma i cittadini in protagonisti nella gestione della propria salute e di quella della comunità di appartenenza.

La medicina territoriale di prossimità, basata sulla prevenzione e sulla cura della cronicità, non può essere realizzata solo con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (P.N.R.R.), che prevede investimenti in strutture edilizie ed in apparecchiature sanitarie ed informatiche, e con l’applicazione del Decreto Ministeriale (D.M.) 77, che riguarda essenzialmente l’inquadramento del personale.

Oltre a questi provvedimenti, che hanno tempi lunghi per essere realizzati, bisogna riorganizzare i servizi sanitari coniugando la sostenibilità finanziaria con l’appropriatezza clinica delle prestazioni.

Le iniziative che potrebbero essere adottate subito sono quelle di istituire ufficialmente in ogni distretto socio-sanitario delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (A.F.T.) dei Medici di Medicina Generale (M.M.G.), dei Pediatri di Libera Scelta (P.L.S.) e di Medici Specialisti Ambulatoriali (M.S.A.) e di istituire ufficialmente in ogni Casa della comunità delle Unità Complesse Cure Primarie (U.C.C.P.), formate dai gruppi (teams) multidisciplinari con dei coordinatori che rimangono attivi nella professione sanitaria e scelti non su base fiduciaria dai Direttori Generali delle Aziende Sanitarie, ma dai colleghi di lavoro.

Queste forme organizzative sono state istituite dalla legge Balduzzi dell’8 novembre 2012, n. 189, ma non sono ancora adottate in gran parte del territorio nazionale per il rifiuto di molti manager della sanità di lasciare spazio agli operatori sanitari e di alcune organizzazioni sindacali mediche di assumersi responsabilità nella gestione della sanità del territorio.

Con le AFT e le UCCP si realizzerebbe un nuovo modello organizzativo ‘orizzontale’ in cui i medici, gli infermieri e gli amministrativi lavorano insieme negli stessi gruppi interprofessionali territoriali offrendo alla popolazione delle prestazioni sanitarie tempestive e di qualità per il coordinamento di professionalità diverse, superando quello attuale ‘verticale’ per compartimenti stagni in cui ognuno lavora in solitudine, facendo riferimento ai vertici del proprio dipartimento (modello dei ‘silos condominiali’).

Credo sia un errore adottare per tutti i professionisti della medicina territoriale un rapporto di lavoro di dipendenza, abolendo quelli in convenzione, perché quest’ultimi garantiscono una maggiore flessibilità che facilita una organizzazione più adatta alle diversità dei territori, una maggiore autonomia clinica dal verticismo burocratico, una maggiore responsabilità degli operatori ed infine, coinvolgendo dei soggetti che esercitano anche la libera professione, può incentivare l’innovazione, superando il conformismo.

L’avversione ai rapporti di lavoro in convenzione nasce dai guasti del corporativismo sindacale, che spesso ha favorito l’attuale frammentazione della medicina territoriale, causa della grande difficoltà della gestione della pandemia del covid-19, ma la soluzione di questa criticità non è nel cambiamento del tipo di rapporto di lavoro, ma nella diversa organizzazione prevista dalla legge Balduzzi, che può essere realizzata subito, senza i tempi lunghi di una nuova legislazione che trasformi le convenzioni in rapporti di dipendenza e le normative previdenziali pensionistiche da quelle vigenti per i medici convenzionati che sono in carico all’E.N.P.A.M. a quelle per i sanitari dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale che fanno capo all’I.N.P.S..

Dr. Luigi Capra
Medico Specialista Ambulatoriale

09 Novembre 2022

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