Questione meridionale in sanità. Sì, ma attenzione ai dati

Questione meridionale in sanità. Sì, ma attenzione ai dati

Questione meridionale in sanità. Sì, ma attenzione ai dati

Gentile direttore,
leggo con interessa l’iniziativa del presidente Fnomceo relativa agli incontri con i presidenti degli ordini provinciali, iniziativa encomiabile in quanto certamente utile a tenere vivi i rapporti con i colleghi che operano nei vari territori. Credo però sia necessario fare alcune precisazioni in merito a quanto riportato nell’articolo relativo all’incontro con i presidenti degli ordini siciliani in quanto vengono riferite tre affermazioni che non ritengo corrette e anche un po’ semplicistiche.

La prima è quella in cui si afferma che è ingiusta la diseguaglianza nella quota capitaria legata all’età (nota come quota capitaria pesata). Detto che questo non è il solo parametro che caratterizza la quota capitaria e che comunque le variazioni della stessa sono minime e comunque contrattate in Conferenza Stato Regioni (ricordo inoltre che il riparto dei fondi per il 2017 in C.S.R. è stato approvato all’unanimità), credo sia indiscutibile da un punto di vista epidemiologico che una popolazione più anziana abbia dei costi sanitari maggiori di una popolazione più giovane.
 
Inoltre, se è vero che l’età media in Sicilia è secondo ISTAT circa 43 anni e in Lombardia 44,5 faccio notare che la regione che ha la quota maggiore su questo parametro è la Liguria con un’età media di 48,2; stando alle affermazioni del presidente la Lombardia dovrebbe quindi lamentare questa differenza che comporta un maggiore rimborso a favore della Liguria con un differenziale ben maggiore di quanto ci sia tra Sicilia e Lombardia.

Per quanto riguarda poi il fatto che questo differenziale tra la Sicilia e le regioni del Nord si traduca in più personale credo basti verificare il rapporto abitanti/dipendenti regionali delle varie regioni per comprendere che questa affermazione è un po’ fuori luogo: stando solo al SSN e usando dati ISTAT 2013 il rapporto medici/abitanti era circa, per le tre regioni citate, 1/505 per la Sicilia, 1/781 per la Lombardia e 1/625 per la Liguria. Per gli infermieri rispettivamente 1/227, 1/281 e 1/243. Quindi l’osservazione sul personale ha ben poco fondamento.

Non discuto qui della differenza dell’aspettativa di vita citata che è reale ma, come indicato anche dalle pubblicazioni WHO e dagli investimenti della Banca Mondiale per prolungarla nei paesi in via di sviluppo, non è tanto influenzata (come dato di popolazione) dalla componente sanitaria ma da quella educativa e lavorativa. Esula quindi dalla specificità di questa trattazione.

Infine per quanto riguarda la mobilità: credo che anche nel Sud ci siano ottimi ospedali e centri di eccellenza e forse allora bisognerebbe chiedersi come mai tante persone si rechino al Nord non solo per patologie rare e molto complesse ma anche per problemi di salute che potrebbero essere benissimo affrontati più vicino al luogo di residenza. Ma questo è un argomento molto articolato e non è certo questa la sede in cui discuterne; resta il fatto che, almeno finché la parte principale del finanziamento sanitario alle regioni avviene per quota capitaria in base alla residenza, non vedo altra possibilità di rimborso del ricovero in altra regione che quello proveniente dalla regione di residenza. Paradossalmente, nel caso il rimborso provenisse da altre fonti non regionali, le regioni avrebbero tutta la convenienza a far ricoverare altrove propri cittadini.

Naturalmente non sto affermando che il sistema attuale sia perfetto, è anzi opportuno verificarne la sostenibilità e appropriatezza, ma credo sia bene farlo partendo da dati reali e non da affermazioni legate all’area in cui queste vengono fatte; altrimenti cosa si dirà quando avverrà l’incontro con i presidenti degli ordini delle regioni del Nord? La questione meridionale certo esiste, ma non credo serva affrontarla in questo modo.
 
Sarebbe utile inoltre che, a fronte di affermazioni critiche, venissero anche fatte delle proposte alternative in quanto un sistema può anche essere imperfetto (e questo certo lo è) ma per cambiarlo è necessaria un’alternativa praticabile e sostenibile.
 
Ezio Goggi
Direttore Medico Presidio Territoriale
ASST-Vimercate 

02 Luglio 2018

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