Rete Oncologica Regionale della Sardegna: il lavoro avviato e le sfide ancora aperte

Rete Oncologica Regionale della Sardegna: il lavoro avviato e le sfide ancora aperte

Rete Oncologica Regionale della Sardegna: il lavoro avviato e le sfide ancora aperte

Gentile Direttore, parlare oggi di oncologia in Sardegna significa affrontare una responsabilità collettiva che chiama in causa istituzioni, professionisti sanitari e comunità...

Gentile Direttore,
parlare oggi di oncologia in Sardegna significa affrontare una responsabilità collettiva che chiama in causa istituzioni, professionisti sanitari e comunità. Come componente del CTO (Comitato Tecnico Operativo) della Rete Oncologica Regionale, ritengo doveroso contribuire a un confronto pubblico basato su dati, risultati e obiettivi concreti, evitando sia facili entusiasmi sia sterili polemiche.

Negli ultimi mesi sono stati compiuti passi importanti. La Rete Oncologica Regionale non è più soltanto un modello teorico, ma una struttura operativa che ha iniziato a produrre strumenti e processi condivisi. Sono stati attivati i tavoli di lavoro per i Percorsi Diagnostico-Terapeutico-Assistenziali (PDTA), fondamentali per garantire appropriatezza, uniformità di trattamento e qualità delle cure su tutto il territorio regionale, e per i Centri di Accoglienza e Supporto (CAS), strumenti organizzativi essenziali per la presa in carico globale del paziente oncologico e per l’accompagnamento lungo l’intero percorso di cura.

Un ulteriore risultato significativo è la piena attivazione del Molecular Tumor Board (MTB), che rappresenta un passaggio chiave verso una medicina oncologica sempre più personalizzata. La condivisione multidisciplinare delle decisioni terapeutiche consente di valorizzare le competenze presenti nella regione e di offrire ai pazienti soluzioni basate sulle più avanzate evidenze scientifiche.

Questi risultati dimostrano che il lavoro di costruzione della Rete è passato alla fase operativa e poggia su basi tecniche e organizzative solide. Tuttavia, sarebbe illusorio pensare che il percorso sia concluso. La vera sfida, oggi, è far funzionare pienamente la rete, trasformando strumenti e tavoli di lavoro in un sistema realmente integrato.

In questo quadro, una delle principali criticità da affrontare con urgenza è la mancanza di un Registro Tumori Regionale pienamente operativo. L’assenza di dati epidemiologici completi, aggiornati e omogenei impedisce una programmazione efficace dei servizi oncologici, limita la capacità di valutare l’impatto delle politiche sanitarie e rende più difficile allocare in modo appropriato risorse, personale e tecnologie. Senza un Registro Tumori non è possibile conoscere con precisione l’incidenza, la prevalenza e la distribuzione delle patologie oncologiche sul territorio, né monitorare gli esiti delle cure. Colmare questa lacuna non è più rinviabile: il Registro Tumori è uno strumento essenziale di governo clinico e sanitario, non un adempimento formale.

Accanto a questo, è indispensabile completare la realizzazione di una rete informatica regionale, capace di mettere in connessione tutti i nodi della Rete Oncologica: ospedali, servizi territoriali, strutture accreditate, professionisti coinvolti nei PDTA e nel lavoro multidisciplinare. Senza una condivisione strutturata e sicura dei dati clinici, dei piani terapeutici e delle decisioni dei team, la rete rischia di restare frammentata e meno efficace di quanto potrebbe essere.

In questa stessa direzione si colloca la strutturazione, attualmente in itinere in ARES, del sito internet della Rete Oncologica Regionale; conterrà informazioni aggiornate sull’organizzazione della rete, sui PDTA attivi, sui servizi disponibili e, soprattutto, materiali informativi dedicati ai pazienti e ai loro familiari. Offrire un punto di riferimento chiaro e accessibile significa facilitare l’orientamento nel percorso di cura e rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e sistema sanitario.

Un altro obiettivo prioritario resta la riduzione delle liste d’attesa, tema particolarmente sensibile per i pazienti oncologici. La risposta non può limitarsi all’aumento delle prestazioni, ma deve basarsi su una programmazione più efficiente, sull’uso appropriato delle risorse disponibili e su una integrazione governata tra pubblico e privato accreditato, sotto una regia regionale chiara e condivisa.

In questo percorso, il coinvolgimento strutturato dei medici di medicina generale rappresenta un elemento di rafforzamento decisivo, soprattutto nei territori più periferici, in quanto costituiscono un presidio fondamentale per la diagnosi precoce, il monitoraggio del paziente e la continuità assistenziale dopo le fasi acute della cura. Metterli in condizione di dialogare con la Rete Oncologica attraverso strumenti informatici e percorsi condivisi significa rendere il sistema più vicino ai cittadini.

La Rete Oncologica Regionale della Sardegna è dunque un cantiere aperto, che richiede continuità, investimenti e responsabilità istituzionale per completare il suo sviluppo. L’obiettivo resta uno solo: garantire a ogni paziente oncologico, indipendentemente dal luogo di residenza, un percorso di cura appropriato, tempestivo e di qualità.

Michele Boero
Direttore SC Medicina Nucleare ARNAS G. Brotzu Cagliari

12 Gennaio 2026

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