Ricercatori precari. Bene Gallera, ma la Regione può fare di più

Ricercatori precari. Bene Gallera, ma la Regione può fare di più

Ricercatori precari. Bene Gallera, ma la Regione può fare di più

Gentile Direttore,
la settimana scorsa abbiamo letto con piacere un articolo su Quotidiano Sanità relativo alla volontà dell’Assessore Giulio Gallera di una rapida conclusione dell’iter burocratico sulle stabilizzazioni dei ricercatori precari degli IRCCS pubblici italiani. Il caso ha voluto che proprio lo stesso giorno, come ampiamente descritto da Quotidiano Sanità, fosse l'annuale appuntamento con la Giornata della Ricerca dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT), che è un po’ come fosse la festa di compleanno di noi ricercatori.

In un giorno di festa ci siamo quindi permessi di scrivere alcune considerazioni e richieste per l’assessore Gallera.

In INT esistono due dipartimenti esclusivamente dedicati alla ricerca. Vi lavorano circa 270 persone, di cui oltre il 60% con contratti precari [1] che partecipano quotidianamente alle attività di ricerca e alla produzione di articoli scientifici: infatti, nei dipartimenti di ricerca, la quota di impact factor attribuita ai precari è pari a circa il 50% [1].  

Tra il 2016 e il 2018, in INT vi è stato inoltre un elevato turnover del personale precario dedicato alla ricerca: infatti oltre il 30% dei precari ha cambiato lavoro ed è stato interamente sostituito da nuovo personale precario più giovane spesso senza reali fasi di passaggio di consegne e di tutoraggio [2].

Leggendo il titolo dell’articolo sulla stabilizzazione dei ricercatori, abbiamo avuto un momento di speranza, dato che l’ultima assunzione di un ricercatore dirigente in uno dei dipartimenti di ricerca risale al 2010 e a parecchi anni prima per l’area di epidemiologia e prevenzione, quest’ultima tra l’altro al centro dalla Giornata della Ricerca dell’INT. Leggendo però l’articolo, ci siamo resi conto che faceva riferimento al nuovo inquadramento contrattuale con contratti a tempo determinato di 5+5 anni, circa il quale auspichiamo anche noi una rapida attuazione come già espresso nella lettera di Arsi, ma che essendo un contratto a tempo determinato non è direttamente associabile al concetto di stabilizzazione. 

L’impossibilità ormai decennale del nostro istituto di fare concorsi per i ricercatori dei dipartimenti di ricerca, deriva dal fatto che i dirigenti assunti in tali dipartimenti non gravando sul budget del personale garantito dai fondi regionali, non rientrano neppure nel calcolo del turnover in caso di quiescenza.

Dato il costante interesse mostrato per la ricerca sanitaria dall’assessore, chiediamo gentilmente di considerare come prioritaria una soluzione sulla copertura economica di tali contratti. Tale soluzione, che non deve essere a scapito dei fondi per l’assistenza, non solo permetterebbe di fare ripartire delle vere e proprie stabilizzazioni per chi dedica la sua vita alla ricerca sanitaria, ma permetterebbe anche all’INT di intraprendere adeguatamente la volontà ministeriale di stipulare i futuri contratti a tempo determinato di 5+5 anni.

Coordinamento del Comitato Precari INT

[1] Il ruolo dei precari nella ricerca sanitaria italiana: dati bibliometrici di un IRCCS pubblico. Epidemiologia e Prevenzione. 2017;41(2):73
[2] Turn-over of non-tenured public health research personnel in an Italian public research institute (IRCCS). Recenti Prog Med. 2019;110(2):75-85

22 Maggio 2019

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