Riconoscimento osteopatia. Bene emendamenti, avanti così

Riconoscimento osteopatia. Bene emendamenti, avanti così

Riconoscimento osteopatia. Bene emendamenti, avanti così

Gentile Direttore,
esattamente un anno fa il vostro Quotidiano riferiva del nostro apprezzamento per l'iter legislativo volto a regolamentare l'osteopatia. Il recente accordo di maggioranza per il riconoscimento di questa figura sanitaria conforta ulteriormente le nostre aspettative, specie in riferimento all'adozione di criteri qualitativamente elevati per l'abilitazione dei nuovi operatori.
 
A tal riguardo, vogliamo prendere le distanze da alcune associazioni private che in questi giorni hanno inteso stigmatizzare i contenuti di specifici emendamenti all'art. 4 del DDL, presentati dai rispettivi componenti della Commissione parlamentare.
 
Oltre che nel rispetto del legittimo diritto di rappresentanza, siamo convinti che alcuni di questi correttivi al testo varato dal Senato possano migliorare ulteriormente la legge, specie laddove si faccia riferimento all'adozione dei pareri degli Enti superiori preposti, da adottarsi prima dei decreti di settore.
 
Per quanto tali precisazioni potessero considerarsi implicite nel testo varato dal Senato, siamo convinti che la specifica di criteri vincolanti che possano accertare il grado e la legittimità della formazione, le competenze deontologiche e la tracciabilità dell'esercizio degli osteopati rappresenti il metodo più sicuro per isolare i professionisti qualificati da quelli sedicenti. Come accaduto in altri Paesi europei, preferiamo un riconoscimento selettivo a cui poter gradualmente aderire piuttosto che un non riconoscimento.
 
Coerentemente, auspichiamo che il riferimento alla norma di standardizzazione europea, ai rapporti O.M.S. e alle legislazioni U.E. con particolare riferimento a quella francese, possano indurre anche l'Italia a definire i canoni più attuali per le competenze e le attività dell'osteopata. E, precisamente: 5 anni di studi, 4800 ore di lezioni frontali per un esercizio professionale autonomo.
 
Tali criteri potrebbero consentire la ricerca della cooperazione inter-professionale tra gli osteopati e quei soggetti che, non sempre a torto, hanno paventato il rischio dell'introduzione nel SSN di operatori non scientificamente e deontologicamente preparati.
 
Non può stupire, infatti, quanto trent'anni di deregolamentazione formativa e di pratica incontrollata in queste discipline possano aver generato interpretazioni non sempre coerenti al dettato culturale e disciplinare delle medesime competenze. Infatti, se l'obiettivo è quello di una sanità inclusiva e interdisciplinare, non è possibile prescindere dalla ricerca di un'alleanza solidale e dalla reciproca fiducia tra tutte le professionalità della salute.
 
Noi osteopati provenienti da percorsi di studi autorizzati e controllati, con titolo di studio internazionale, abbiamo voluto fornire in tal senso il nostro contributo al legislatore.
Con tali premesse, ci uniamo al coro delle personalità sanitarie che hanno inteso sollecitare l'approvazione del DDL entro la fine del corrente mandato elettivo.
 
Luigi Ciullo
Direttore generale Iemo

01 Giugno 2017

© Riproduzione riservata

“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.
“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.

Gentile direttore, la Regione Liguria, non si sa ancora quanto efficacemente, ha fatto un manifesto in cui campeggia a grandi lettere maiuscole la scritta ”Hai la diarrea? Vai alla Casa...

In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto
In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto

Gentile Direttore, nel dibattito che accompagna il rinnovo del contratto della sanità pubblica torna con insistenza una tesi che merita qualche riflessione: quella secondo cui il riconoscimento economico delle specificità...

L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna
L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna

Gentile Direttore, la gestione dello skill mix, il benessere organizzativo e la sicurezza delle cure non si autogestiscono. Destrutturare la figura strategica del coordinatore è una deriva disfunzionale che mina...

Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo
Il contratto della sanità e i frutti avvelenati del neocorporativismo

Gentile Direttore, le differenze retributive tra infermieri, tecnici sanitari, OSS e personale amministrativo non nascono con l’ultimo CCNL. Sono il risultato di anni di interventi legislativi disorganici e settoriali, sollecitati...