Riforma sanità: serve un progetto di lungo respiro, superando ideologie e interessi di parte

Riforma sanità: serve un progetto di lungo respiro, superando ideologie e interessi di parte

Riforma sanità: serve un progetto di lungo respiro, superando ideologie e interessi di parte

Gentile Direttore,
leggo con interesse gli ultimi articoli promossi dagli interventi del sottosegretario Gemmato sull’utilità delle Case di Comunità. Il primo proclama è stato sulla loro non utilità a causa della scarsa prossimità delle cure che queste garantirebbero a differenza della capillarità già offerta dalla rete degli ambulatori dei MMG e delle Farmacie.

Il Ministro Schillaci è stato più cauto “Stiamo valutando se siano la scelta giusta”. Alcuni giorni fa, al Congresso della Società italiana di medicina generale (Simg), il sottosegretario rilancia la proposta della rete MMG – Farmacie adducendo, la più che condivisibile tesi, che “una sanità che funziona si deve basare sugli operatori che vi lavorano all’interno e non sulle ideologie”. Chiama in causa inoltre la mancanza dei professionisti, fondi per la gestione corrente ecc.

Il Segretario della Fimmg Silvestro Scotti ha apprezzato la proposta “è il primo mattone per costruire la riforma della medicina territoriale. Su questo nucleo si devono poi edificare modelli a crescente intensità assistenziali”.

Sì perché questo primo mattone può dare risposta alla componente dei pazienti sintomatici o affetti da patologia a basso impatto diagnostico terapeutico che necessitano di esami ematici, ecografie, percorsi riabilitativi non complessi per i quali la prossimità/capillarità delle cure assume valore. Allo scopo vanno potenziati gli ambulatori dei Medici di Famiglia e messe in rete le Farmacie che hanno dimostrato nel corso della pandemia di assumere in pieno il ruolo di Farmacia dei Servizi e non solo di erogatori di farmaci.

Vi è comunque bisogno di effettuare investimenti importanti, dai supporti da parte delle professioni sanitarie e degli amministrativi. Rete delle prenotazioni dirette da parte dei medici prescrittori, telemedicina per le consulenze ecc. , in altre parole Rete, Tecnologia e Know-how.

L’assistenza territoriale però non si esaurisce qui. Abbiamo realizzato tutti, anche con il contributo della pandemia, che c’è necessità di un cambio di paradigma sull’attuale ruolo dell’ospedale verso i bisogni della popolazione. Oggi l’ospedale risponde alle urgenze/emergenze e alla cronicità.

La cronicità, con l’attuale capacità diagnostica/terapeutica della medicina, rappresenta una quota rilevante dell’assistenza sia in termini quantitativi (n. di pazienti) che qualitativi. Per la complessità attuale delle patologie croniche non sono sufficienti gli esami di base quali esami del sangue e ecografie eseguibili in farmacia e negli ambulatori dei Medici di Famiglia. Per fare solo qualche esempio non esaustivo pensiamo a patologie quali diabete complicato, sclerosi, distrofie, insufficienza renale cronica avanzata ecc.

Tali patologie vengono prese in carico sempre più attraverso Percorsi Diagnostico Terapeutici PDTA che necessitano oltre al Medico di Famiglia, della complessa struttura sanitaria: diagnostica avanzata, consulenze specialistiche e soprattutto Case Manager che curano gli snodi del percorso del paziente. Perciò per questi, tanti, pazienti c’è necessità di tecnologia più avanzata e soprattutto di know-how che non si creano con un Decreto e che attualmente sono presenti solo in ospedale.

E qui che trovano ruolo le case di Comunità cosiddette Hub, dove la cultura ospedaliera possa permeare quella territoriale soprattutto in situazioni di risorse scarse come stiamo vivendo. In altre parole se pensiamo ad una sanità con meccanismi di produzione a silos facciamo un flop come già accaduto nei vari tentativi di riassetto della sanità territoriale.

Vi è poi l’importante fattore di relazione dei servizi sanitari con quelli sociali per dare una risposta complessiva alle necessità del cittadino che le varie riforme sanitarie descrivono con grande accuratezza organizzativa, rimaste fino ad oggi non applicate a causa delle scarsissime risorse attribuite al settore sociale.

Stante quanto detto è utile concertare con tutti gli attori i cambiamenti da effettuare. Chi lavora in sanità, i professionisti della salute ne comprendono la complessità e soprattutto gli snodi operativi.

Superiamo le barriere ideologiche e gli interessi di parte per addivenire ad un progetto di lungo respiro. La sanità ha bisogno di una riforma. Prendiamoci la responsabilità di battezzarne le priorità procedendo all’attuazione per singole fasi non rinunciando chiaramente ai fondi PNRR.

Nunzia Boccaforno
Direttore Qualità e Governo Clinico – AUSL Romagna

28 Novembre 2022

© Riproduzione riservata

Disturbi di attenzione e dell’alimentazione, autismo, esordi psicotici, disabilità intellettiva. Dalla Regione 40 milioni di euro a sostegno della rete
Disturbi di attenzione e dell’alimentazione, autismo, esordi psicotici, disabilità intellettiva. Dalla Regione 40 milioni di euro a sostegno della rete

“La Regione Emilia-Romagna consolida e rafforza la rete della salute mentale, continuando a investire su percorsi personalizzati di cura, riabilitazione e inclusione sociale”. Lo annuncia la Regione che per il...

“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.
“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.

Gentile direttore, la Regione Liguria, non si sa ancora quanto efficacemente, ha fatto un manifesto in cui campeggia a grandi lettere maiuscole la scritta ”Hai la diarrea? Vai alla Casa...

In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto
In sanità il vero errore è confondere l’uguaglianza con l’indistinto

Gentile Direttore, nel dibattito che accompagna il rinnovo del contratto della sanità pubblica torna con insistenza una tesi che merita qualche riflessione: quella secondo cui il riconoscimento economico delle specificità...

L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna
L’illusione del “senza coordinamento”: perché il middle management infermieristico è il vero motore della sanità moderna

Gentile Direttore, la gestione dello skill mix, il benessere organizzativo e la sicurezza delle cure non si autogestiscono. Destrutturare la figura strategica del coordinatore è una deriva disfunzionale che mina...