“Riso amaro o del lavoro inutile” 

“Riso amaro o del lavoro inutile” 

“Riso amaro o del lavoro inutile” 

Gentile Direttore,
sono una MMG non iscritta a Fimmg. Vorrei fare alcune considerazioni rivolte al segretario di uno dei sindacati più interpellati da ministri e da giornalisti e che dovrebbe conoscere le criticità del SSN e le attuali condizioni di lavoro dei MMG. Mentre affronto ogni giorno la mia giornata di lavoro (che ormai assomiglia ad una gara di pugilato in cui l’unico obiettivo è rimanere in piedi) rifletto sempre più spesso sull’utilità o meno del nostro lavoro e la risposta è, sempre più spesso, negativa nel senso che mi accorgo di fare un lavoro trasparente di cui nessuno (o quasi, per la verità) si accorge.

Faccio qualche esempio: ogni volta che un assistito si reca in Pronto Soccorso (il più delle volte per decisione personale o per l’aggravarsi di un quadro clinico complesso) è come se sia visto per la prima volta da un sanitario, come se non ci sia né un prima né un dopo a dare significato all’evento acuto e lo collochi nel quadro complessivo della storia personale e familiare del soggetto. Il processo di cura, soprattutto nei cronici e nei fragili, dovrebbe essere un continuum senza soluzione di continuità, una staffetta che ci si passa ad ogni passaggio: ebbene, io penso di non fare parte di quella staffetta, nessuno prende il mio testimone e io spesso non so a chi darlo. E’ chiaro anche ad un bambino che, non potendo garantire una presenza personale H24, occorra creare una squadra, ben assortita ed equipaggiata, che si alterni e si passi il testimone e dove ognuno svolga il pezzo di percorso che gli compete.

Altro esempio: la domanda che spesso mi sento rivolgere dai colleghi sanitari (più o meno esplicitamente) è: dove siete voi? Che cosa avete fatto mentre io ero qui a lavorare? Chi segue il/la signore/a a domicilio? Io mi sento fuori dal sistema sanitario, sento di non farne parte.

Tutto questo, e molto altro, mi fa ritenere che il sistema, così come è attualmente, non funzioni più, è come una macchina a cui mancano dei pezzi e che non riesce ad andare avanti se non a spinta. Occorre fare un bagno di realtà e capire che è ora di fare delle scelte importanti, comprendendo che da soli ormai non si va da nessuna parte e che è fondamentale che i MMG che lavorano per il SSN ne facciano pienamente parte e non siano ai margini, che abbiano pari dignità e pari diritti/doveri dei colleghi ospedalieri; soltanto in questo modo il nostro lavoro potrebbe essere “visto” e potrebbe essere realmente utile per far funzionare il sistema.

Al segretario Scotti, se ha a cuore le sorti del SSN e non solo quelle della Fimmg, non chiederei di cambiare il suo modo di lavorare (da libero professionista prestato al sistema sanitario) ma lo esorterei a non ostacolare chi ha un’idea di lavoro diversa da quella attuale, permettendo loro di renderla operativa anche attraverso un nuovo inquadramento contrattuale; io faccio parte della percentuale (non irrilevante) di MMG che non si sentono rappresentati da Fimmg e sono costretti a subirne le difese corporative. Il sistema di lavoro che il segretario difende fa ormai parte del passato, non è più sostenibile, va ripensato possibilmente con quelli che ogni giorno entrano in campo e sono costretti a giocare una partita che sembra ormai avere un esito scontato: la sconfitta.
Grazie dr. Scotti!

Isabella Masaneo
MMG Santena (TO)

30 Agosto 2023

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