Salute e carceri in Toscana. Meno assistenza se gli psicologi sono “stabilmente” precari

Salute e carceri in Toscana. Meno assistenza se gli psicologi sono “stabilmente” precari

Salute e carceri in Toscana. Meno assistenza se gli psicologi sono “stabilmente” precari

Gentile direttore,
mentre si disserta sulla stabilizzazione dei precari nella sanità, Le vorrei segnalare come le Aziende Asl della Regione Toscana stanno affrontando il tema della Salute in Carcere utilizzando, dal lontano 2010, psicologi specializzati attraverso contratti libero-professionali che vengono rinnovati ogni 12/6 mesi.
 
Nello specifico, l'ex Azienda 11 di Empoli, (dal 1 Gennaio 2016 accorpata all'ASL 10 di Firenze) particolarmente zelante nel rispettare le procedure di trasparenza, sottopone ogni 6 mesi i consulenti psicologi che collaborano con l'Azienda presso l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino, ad un Avviso pubblico per titoli e colloquio, finalizzato alla verifica periodica delle competenze professionali di tali specialisti.
 
Tale procedura, presentata dai vertici amministrativi come garanzia di trasparenza e necessaria per l'espletamento delle prove concorsuali, di fatto comporta un'interruzione del Servizio di Assistenza Psicologica, interruzione  che oscilla mediamente da uno a tre  mesi.
In pratica, gli utenti cioè i pazienti, ancora internati presso la struttura, ogni 6 mesi si trovano “scoperti” sul piano assistenziale e psicoterapeutico.
 
È pur vero che anche nel territorio la continuità assistenziale è carente e pertanto il vuoto di Servizio che si viene a creare in un OPG (tra l'altro prossimo alla chiusura) non indigna e non preoccupa nessuno, né tantomeno i vertici Aziendali nonostante dichiarino costantemente l'importanza della centralità dell'utente. 
 
Nel contempo anche gli specialisti si trovano periodicamente a dover fronteggiare la sospensione dell'attività professionale per un tempo imprecisato. Doppiamente  instabili in una  condizione di cronica precarietà.
 
Viene il dubbio che dietro questo “affaccendarsi” dell'Azienda ci sia di fatto una strategia ben precisa e finalizzata a scoraggiare qualsiasi rivendicazione di  una possibile stabilizzazione contrattuale. In questa cornice,  di inattaccabile legittimità, si nasconde la trappola per  il lavoratore che , privo di qualsiasi tutela, è costretto ad accettare rapporti di collaborazione che non solo ledono la dignità professionale, ma rappresentano un serbatoio di manovalanza intellettuale da poter utilizzare, disinvoltamente al bisogno e a basso costo.
 
Dr.ssa Maria Antonietta Lettieri 
Psicologa-psicoteterapeuta Opg Montelupo

Maria Antonietta Lettieri

08 Aprile 2016

© Riproduzione riservata

Collaborare non fa rima con burocrazia
Collaborare non fa rima con burocrazia

Gentile Direttore, abbiamo letto con attenzione la replica della SIMEU sul modello ligure di gestione dei ricoveri urgenti e del boarding.  Ne condividiamo il tono e lo spirito laddove richiama...

Il falso mito dei tetti di spesa: in Sardegna investire nel personale significa ridurre costi, precariato e gettonisti
Il falso mito dei tetti di spesa: in Sardegna investire nel personale significa ridurre costi, precariato e gettonisti

Gentile Direttore,il recente intervento del presidente CIMO-FESMED Guido Quici, che ha richiamato l’attenzione sul rapporto diretto tra carenza di personale, riduzione dell’offerta sanitaria e aumento delle liste d’attesa, coglie uno...

Hta e chirurgia robotica, primo banco di prova per il governo dell’innovazione nel Ssn
Hta e chirurgia robotica, primo banco di prova per il governo dell’innovazione nel Ssn

Gentile Direttore, le raccomandazioni adottate dalla Cabina di regia per l’Health Technology Assessment (HTA) dei dispositivi medici del Ministero della Salute a seguito del giudizio di appraisal fondato sul Report...

Senza dati non c’è AI: la sfida europea e il ruolo strategico dell’Italia
Senza dati non c’è AI: la sfida europea e il ruolo strategico dell’Italia

Gentile direttore,nel dibattito contemporaneo sull’intelligenza artificiale in sanità si continua a sopravvalutare la dimensione algoritmica e a sottovalutare quella infrastrutturale. Eppure, il vero fattore abilitante, e al tempo stesso il...