Salute mentale, luci ed ombre del Piano nazionale

Salute mentale, luci ed ombre del Piano nazionale

Salute mentale, luci ed ombre del Piano nazionale

Gentile Direttore,
il nuovo Piano 2025-2030 rappresenta un’importante opportunità per rafforzare la Salute Mentale in Italia e aggiornare l’approccio rispetto agli ultimi dieci anni. Famiglie in Rete, associazione nazionale di familiari e utenti per la Salute Mentale, desidera condividere le proprie riflessioni, scaturite da un’analisi ampia e partecipata.

Del PANSM apprezziamo in particolare:
· il modello di Dipartimento integrato e inclusivo, con il coinvolgimento di famiglie e utenti;
· l’attenzione a interventi individualizzati, obiettivi realistici, valutazione dell’esito, Case Manager;
· il riferimento al Budget di Salute e alla co-progettazione con familiari, utenti ed ESP (Esperti per Esperienza);
· il focus sui pazienti autori di reato, sia imputabili che non imputabili;
· il governo del passaggio alla maggiore età nei servizi.

Rileviamo altresì importanti criticità, perché il Piano non garantisce un’efficace attuazione senza:
1. risorse economiche adeguate
2. misure operative concrete
3. una governance partecipativa e trasparente.

Su queste tre questioni il Piano è silente o incompleto.

Le nostre proposte principali sono:

1. Incremento delle risorse
Si propone di destinare alla Salute Mentale almeno il 5% del Fondo Sanitario Nazionale (FSN), con aumenti progressivi fino agli standard europei (10-15%). In sede di Intesa in Conferenza Unificata, il Piano va accompagnato da un impegno esplicito di Stato e Regioni ad aumentare le risorse dedicate alla Salute Mentale.

2. Condizioni attuative
– Assunzione di personale specializzato: serve un piano straordinario di assunzioni e fondi dedicati, per evitare ricadute sui bilanci regionali.
– Integrazione dei servizi: occorre superare la frammentazione attraverso norme operative di dettaglio, che garantiscano continuità e coerenza dei percorsi di cura.

3. Rafforzamento della governance
Si richiede un sistema di monitoraggio solido, con pubblicazione annuale di Rapporti sull’attuazione del Piano, coinvolgendo anche associazioni di familiari e utenti.

Andando più in dettaglio sui contenuti dei singoli capitoli, queste sono le nostre osservazioni e proposte su temi specifici:

• Presa in carico proattiva: va resa centrale in ogni Dipartimento, con azioni definite e monitorabili, basate su buone prassi esistenti.

• Ruolo della famiglia: il PTRI (Piano Terapeutico-Riabilitativo Individuale) deve includere il coinvolgimento familiare, con il supporto delle associazioni come mediazione.

• Valutazione degli esiti: deve basarsi su strumenti standardizzati, coinvolgere tutte le parti (operatori, utente, famiglia) e servire sia a livello individuale che strutturale.

• Case Manager: occorre rafforzarne il ruolo di responsabilità e le competenze, e assicurare un carico di lavoro sostenibile.

• Trattamenti: va migliorata la disponibilità di farmaci specifici (es. per ADHD), l’adozione dei PDTA in tutte le regioni, l’uso di terapie evidence-based (inclusa la psicoterapia), la proattività nella costruzione dell’alleanza terapeutica.

• Transizione tra servizi (età evolutiva/adulta): servono protocolli chiari nei passaggi critici (14/16 e 20/22 anni) e formazione per diagnosi precoci.

• Pazienti psichici autori di reato: devono ricevere cure efficaci indipendentemente dalla posizione giuridica; le strutture carcerarie (incluse le ATSM) sono inadeguate: servono strutture terapeutiche per le misure alternative; vanno indirizzati temi come: isolamento, abuso di psicofarmaci, autolesionismo e suicidio, formazione del personale del carcere sulla salute mentale. Sulle REMS, è urgente l’intervento del legislatore sulle indicazioni della Corte Costituzionale. Il referente forense deve avere la responsabilità di coordinare i percorsi terapeutici e giudiziari, in collaborazione con la famiglia.

• Risk management e sicurezza: la crisi deve essere prevenuta, grazie a presa in carico proattiva, collaborazione con le famiglie, formazione, utilizzo del sapere esperienziale.

• Contenzioni: vanno considerate come eventi sentinella e ridotte (con obiettivi temporali chiari) con formazione e coinvolgimento degli ESP.

• TSO e forze dell’ordine: evitare il TSO ove possibile, con pratiche di de-escalation e approcci trauma-informed.

• Consenso informato: deve essere visto come processo continuo, da promuovere anche nei pazienti con scarsa consapevolezza, conciliando privacy e coinvolgimento familiare.

• Esperti in Supporto tra Pari (ESP): si richiedono linee guida chiare su formazione, qualifica professionale e integrazione strutturale nei servizi.

Maria Gorlani
Vicepresidente associazione Famiglie in Rete OdV ETS

Maria Gorlani

04 Settembre 2025

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