Salute mentale. Psicologi davanti alla sfida dell’IA per non lasciare nessuno in balia dei rischi

Salute mentale. Psicologi davanti alla sfida dell’IA per non lasciare nessuno in balia dei rischi

Salute mentale. Psicologi davanti alla sfida dell’IA per non lasciare nessuno in balia dei rischi

Gentile Direttore, negli ultimi mesi il dibattito sull'intelligenza artificiale applicata alla salute mentale si è intensificato notevolmente. Il lancio di ChatGPT Health — già disponibile in alcuni paesi e in lista d'attesa per l'Unione Europea — ha portato la questione dalla nicchia accademica alla quotidianità...

Gentile Direttore,
negli ultimi mesi il dibattito sull’intelligenza artificiale applicata alla salute mentale si è intensificato notevolmente. Il lancio di ChatGPT Health — già disponibile in alcuni paesi e in lista d’attesa per l’Unione Europea — ha portato la questione dalla nicchia accademica alla quotidianità di milioni di persone. E con essa, una domanda ineludibile per noi professionisti sanitari, in particolare psicologi: vogliamo contribuire attivamente alla definizione del quadro regolatorio, o lasciare che altri lo facciano al nostro posto?

La risposta istintiva di parte della categoria è stata difensiva — come storicamente accaduto ogni volta che una nuova tecnologia ha bussato alla porta della pratica professionale. Parte di questa difesa è ragionevolmente fondata: la relazione con uno psicologo non è un mero scambio di informazioni, ma un processo trasformativo fondato sul rapporto umano. Empatia, sintonizzazione, lettura dei segnali non verbali, responsabilità clinica sono dimensioni che nessun sistema generativo attuale riesce a replicare.

Una recente analisi della Brown University conferma che questi strumenti non soddisfano gli standard delle principali associazioni psicologiche internazionali. Eppure ridurre la questione a una difesa del perimetro sarebbe un errore strategico. Secondo una ricerca di Save The Children, il 41,8% degli adolescenti intervistati ha chiesto aiuto a strumenti di IA in momenti di tristezza o ansia; il 42,3% si è rivolto a questi strumenti per decisioni di vita importanti — sentimentali, scolastiche.

Il problema reale non è la tecnologia in sé, ma l’assenza di una cornice: app di supporto non validate proliferano negli store senza alcun obbligo di trasparenza, mentre chatbot generalisti gestiscono crisi acute senza presidio clinico. I dati più sensibili che esistano — confessioni, disagi, traumi — vengono condivisi con sistemi privi di segreto professionale e di codici etici comparabili a quelli di un professionista.

L’AI Act europeo fornisce una base normativa, ma la sua applicazione concreta alla salute mentale richiede un contributo tecnico autorevole che solo la professione psicologica può offrire. Come ENPAP, stiamo lavorando in questa direzione: con una riflessione aperta nella comunità professionale, con percorsi formativi dedicati a un utilizzo consapevole e responsabile dell’IA nella pratica professionale, e con l’obiettivo di trasformare le resistenze difensive in capacità di governo del cambiamento.

Il ciclo di webinar “Telepsicologia e Intelligenza Artificiale”, avviato a febbraio, è il primo percorso formativo costruito a partire dall’ascolto diretto degli iscritti: un questionario sui bisogni formativi della categoria aveva indicato questo ambito come prioritario, e da quelle risposte siamo partiti. Il prossimo appuntamento sarà dedicato al rapporto tra intelligenza artificiale e psicologia; seguirà un ultimo incontro sul setting online e le questioni teoriche e pratiche delle terapie a distanza. Tutti gli incontri saranno disponibili in area riservata per chi non ha potuto partecipare in diretta.

La tecnologia può essere un alleato — per la salute delle persone e per lo sviluppo della professione. A patto che, come comunità, ci assumiamo la responsabilità di definire le regole del gioco.

Ada Moscarella
Consigliera ENPAP

24 Marzo 2026

© Riproduzione riservata

La salute non comincia in ospedale: enti locali e prevenzione primaria per costruire comunità più sane
La salute non comincia in ospedale: enti locali e prevenzione primaria per costruire comunità più sane

Gentile Direttore,quando parliamo di salute, il pensiero corre quasi automaticamente agli ospedali, agli ambulatori, alle liste d’attesa e alle prestazioni sanitarie. È comprensibile, ma è una rappresentazione incompleta della salute...

Le competenze non si riscrivono una professione alla volta
Le competenze non si riscrivono una professione alla volta

Gentile Direttore,il caso dell’Atto del Governo n. 440 mostra quanto sia delicato intervenire sulla disciplina delle attività di una professione senza valutare contestualmente gli effetti che quelle modifiche possono produrre...

Direttori generali: non basta cambiare chi sceglie, occorre ripensare il mandato
Direttori generali: non basta cambiare chi sceglie, occorre ripensare il mandato

Gentile Direttore, il disegno di legge N° 179/2023 “Modifiche al decreto legislativo 4 agosto 2016, n.171, in materia di nomina del Direttore Generale delle Aziende Sanitarie Locali, delle Aziende Ospedaliere...

Competenze dei Biologi: la verità dei fatti contro le provocazioni corporative
Competenze dei Biologi: la verità dei fatti contro le provocazioni corporative

Gentile Direttore,la barca della scienza naviga verso orizzonti sempre nuovi e, per esplorare territori ancora in parte ignoti, richiede oggi un approccio globale - quello della "One Health" - e...