Salvare il Forlanini

Salvare il Forlanini

Salvare il Forlanini

Gentile Direttore,
ho letto con grande piacere l’articolo del Dott. Brugnola su Quotidiano Sanità, piacere sia come ex Pneumologo dell’Ospedale Forlanini sia come Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana Pazienti BPCO, di cui il Dott. Brugnola è un iscritto. Purtroppo, conosco bene il problema della gestione dei pazienti affetti da BPCO, una patologia in continua crescita, che ormai è considerata la III causa di morbilità e mortalità, nonostante sia notevolmente sottostimata e che è causa di disabilità nelle situazioni più gravi, con grande impatto sociale, che interessa malati spesso anziani, in condizione di disagio socio-economico con scarso o, addirittura, assente supporto familiare.
 
L’emergenza Covid19 ha acuito quello che, forse, è la maggiore criticità di questi pazienti: la solitudine. L’isolamento coatto, anche se non ha peggiorato una quotidiana condizione, ha, però, creato ansia, paura, incertezza in situazioni sociosanitarie che potevano e potrebbero essere gestite in strutture residenziali di riabilitazione respiratoria.
 
Da anni stiamo assistendo ad un ridimensionamento dell’organizzazione sanitaria, soprattutto nel nostro campo di interesse, la Pneumologia, dimenticando che i maggiori rischi in una società multietnica, dove gli scambi economici, culturali, turistici sempre più facili e rapidi, sono dati dalla trasmissione ed il dilagare di infezioni aero diffuse.
 
L’abbandono graduale del Forlanini, che negli ultimi anni era in una condizione di inadeguatezza incredibile, a dispetto della sua storia e del patrimonio culturale che ha rappresentato, ha reso, infine, indispensabile e ineludibile il trasferimento di tutto il personale nell’adiacente S. Camillo.
 
Da allora, ci sono state ripetute iniziative per “Salvare il Forlanini”, supportate da medici che hanno operato nella struttura, politici, ex pazienti, ma con scarsi risultati.
 
Oggi si sarebbe potuta utilizzare questa grande struttura, estesa per 280.000 m2 (15 campi da calcio) di cui 28.200 di fabbricati, 10 KM di strade interne, con 20.000 m2 di giardini e parchi completamente circondati da mura e 3 accessi facilmente gestibili.
 
Poteva essere messa a disposizioni di pazienti malati o semplicemente positivi al tampone per il Covid19, sia per il trattamento, sia solo per l’isolamento che sarebbe stato facilmente gestibile e meno gravoso, vista la possibilità di sfruttare gli ampi spazi verdi che potevano consentire il rispetto del distanziamento sociale.
 
Mi auguro che vengano prese in considerazioni queste riflessioni e venga ripensato il destino di una struttura costruita in solo 4 anni nel 1931, che ha rappresentato una pietra miliare nella storia della Pneumologia nel Mondo e che, ancora oggi, potrebbe continuare a svolgere un importante ruolo per la collettività.
 
Salvatore D’Antonio
Presidente Associazione Italiana Pazienti BPCO

20 Luglio 2020

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