Sanità integrativa, ma a chi conviene?

Sanità integrativa, ma a chi conviene?

Sanità integrativa, ma a chi conviene?

Gentile Direttore,
nulla osta che in un paese moderno convivano un servizio sanitario pubblico, uno privato e uno misto. I problemi nascono da come vengono gestiti, su quanto incidano in percentuale sull’offerta delle cure ai cittadini e sul fatto che vengono riservati ad una parte della popolazione servizi privati supportati anche dalla tassazione di tutti coloro che non vi aderiscono.
 
Desideriamo con questa lettera brevemente analizzare come la gestione di un fondo sanitario possa condizionare la salute delle persone e la professionalità dei medici.
 
Volendo semplificare, un fondo sanitario non è altro che una raccolta di risorse economiche utilizzate per offrire dei servizi sanitari agli aderenti al fondo medesimo.  Queste risorse possono essere gestite in due modi:
1. Assistenza indiretta.
Rimborsare, in toto o parzialmente, il beneficiario del fondo nel momento dell’utilizzo delle prestazioni previste dal contratto, lasciando al medesimo la totale libertà di scelta del curante.
 
2. Assistenza diretta.
Indirizzare il beneficiario presso le proprie cliniche o verso professionisti convenzionati (assistenza convenzionata a rimborso diretto o indiretto) con i quali è stato sottoscritto un contratto (convenzione) che può prevedere un gestionale, e/o un tempario,  e/o una modalità di accesso, e/o una modalità di rimborso (diretto o indiretto), e/o un tariffario, e/o un nomenclatore specifico del fondo.
 
Sembra ovvio che la prima modalità rappresenti la migliore opzione per il beneficiario, ma pochi fondi sanitari la prevedono, ad esempio il FASI. Perché questa scelta penalizzante per i beneficiari?
 
Aldilà di quanto si vuol far credere, le assicurazioni sanitarie hanno, legittimamente, una priorità: il profitto; i fondi sanitari formalmente no, ma in pratica puntano a espandersi e a garantire un (buon) reddito a chi vi lavora e soprattutto a chi siede nei Consigli di Amministrazione.
 
L’assistenza diretta è la più efficiente modalità di gestione delle risorse economiche per fare ricavi e utili a favore delle assicurazioni/fondi/mutue: si crea una rete di professionisti che sottoscrivono un contratto, accettano le condizioni, la principale delle quali rappresentata dalla tariffa più bassa.
 
Sono, comunque, tutte condizioni che vincolano il medico. 
Un esempio ci è fornito dagli Stati Uniti dove, nell’ambito delle cure dentali, i fondi sanitari stabiliscono preferibilmente convenzioni con i neolaureati e con i low cost. I primi sono facilmente convinti ad accettare tariffe ribassate perché oberati dai debiti contratti per laurearsi mentre i secondi fanno fronte alle tariffe basse giocando sulla quantità delle prestazioni erogate. E’ pensabile avere qualità in queste condizioni?
 
 
Nick Sandro Miranda
Giovanni Braga
Tiziano Caprara
 

12 Febbraio 2018

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