Senza medici, infermieri, dirigenti sanitari non può esistere cura, per questo occorre agire subito

Senza medici, infermieri, dirigenti sanitari non può esistere cura, per questo occorre agire subito

Senza medici, infermieri, dirigenti sanitari non può esistere cura, per questo occorre agire subito

Gentile direttore,
Giambattista Vico sosteneva che ciclicamente alcuni accadimenti si ripresentano per volere di un disegno preciso della divina provvidenza. Nella nostra sanità questa teoria sembra trovare conferma quanto meno nel susseguirsi di azioni politiche e reazioni sociali.

I continui disinvestimenti degli ultimi 15 anni hanno portato una inesorabile decadenza della competitività del SSN e le continue aggressioni, le denunce a danno degli operatori sanitari in costante aumento testimoniano un graduale mutamento del rapporto medico-paziente da paternalistico a economicistico. Che sia forse anche ‘colpa’ delle modifiche delle forme di comunicazione che fino ad oggi il professionista ha subito è vero, ma è altrettanto vero e indubbio che alla base della perdita di fiducia verso l’operato del medico, giudicato solo fino a 30 anni fa quasi sacro, ci sia il disgregamento di un intero impianto di cure e la difficoltà conseguente che i cittadini hanno nell’accedervi.

Preoccupa anche che il cittadino identifichi il medico come responsabile dei disservizi, complice un attacco continuo, smisurato e incondizionato al suo lavoro e all’attività intramuraria (che peraltro rappresenta poco più del 5%) vista come principale responsabile delle liste d’attesa.

Di fronte ai tagli lineari subiti dalla sanità ci saremmo aspettati una rivolta popolare, e invece assistiamo a una graduale assuefazione, a un senso di rassegnazione e di smarrimento della popolazione, smarrimento che colpisce anche i professionisti che abbandonano gli ospedali e la medicina pubblica per cercare sbocchi lavorativi nella sanità privata, sempre più appetibile per i professionisti e selettiva per i pazienti.

E qui i dati diventano impietosi: l’1,8 % dei cittadini italiani, secondo l’ultima indagine del CNEL, si indebita per le cure e 4,5 milioni di cittadini si rivolgono ormai alla sanità privata secondo gli studi GIMBE. Nel 2023 il 7,6% della popolazione italiana ha rinunciato a curarsi, contro il 6,3% del 2019. La percentuale di quanti hanno rinunciato a causa delle lunghe liste di attesa risulta pari al 4,5% (2,8% nel 2019), secondo l’ISTAT. Ogni 100 tentativi di prenotazione nel SSN, la percentuale di popolazione che rinuncia e si rivolge alla sanità privata è del 39,4% (il 34,4% dei bassi redditi).

In questo quadro fosco, i medici italiani sono i meno pagati in Europa, con una diminuzione dei salari del 6,2% tra il 2015 e il 2022, secondo i dati FEMS.

Si preannuncia un 2025 difficile per la popolazione e, in assenza di riforme e risorse, un anno difficile per i professionisti. Un contratto da rinnovare quello del triennio 2022-2024, quindi già scaduto, di cui ancora non si intravede l’inizio della trattativa che sarà lunga e rischia di impantanarsi di fronte alla scarsezza di risorse e alla assenza di novità normative sostanziali.

La sanità pubblica è un bene comune, costituzionale, i professionisti sono la parte integrante e imprescindibile della sanità. Senza medici, infermieri, dirigenti sanitari non può esistere cura, per questo occorre agire subito per operare quella grande riforma della presa in cura del paziente e della professione, elemento imprescindibile per salvare un servizio di cure altrimenti destinato a diventare sempre più selettivo e meno universale.

A nostro avviso esiste ancora la possibilità di colmare i deficit della nostra sanità: con una sostanziale riforma delle cure e della professione, con un percorso di riqualificazione del personale sanitario, favorendo un sentiment chiaro verso chi il sistema di cure continua, nonostante tutto, a reggerlo assicurando più di 2 milioni di prestazioni gratuite ogni giorno.

Serve ripartire dalla presa in cura del paziente presso il proprio domicilio, serva riqualificare e fornire strumenti alla medicina territoriale, serve trasformare gli ospedali in luoghi di cura e non di diagnosi. Serve un’azione dura e decisa verso l’appropriatezza e uno shift immediato verso la prevenzione e la cura delle cronicità. Serve integrare la tecnologia in sanità per evitare di subirla. Perché la cura e la terapia non sono indicazioni stradali, ma una ragione di vita.

Pierino Di Silverio
Segretario Nazionale Anaao Assomed

14 Gennaio 2025

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