Senza risorse, difficile garantire uniformità contrattuale tra pubblico e privato

Senza risorse, difficile garantire uniformità contrattuale tra pubblico e privato

Senza risorse, difficile garantire uniformità contrattuale tra pubblico e privato

Gentile Direttore,
ho letto con attenzione le riflessioni del dottor Alessandro Vergallo apparse il 31 gennaio su queste pagine, secondo cui le strutture accreditate, piuttosto che invocare l’applicazione della flat tax a beneficio dei propri dipendenti (ricordo, infatti, che i datori di lavoro non ne avrebbero alcun vantaggio) dovrebbero valutare l’adozione dei ccnl pubblici.

La lettera, inoltre, vuole giustamente provocare un dibattito su questo argomento (coinvolgendo non solo datori di lavoro privati, ma anche lavoratori e istituzioni). Pertanto, non posso non osservare che quello proposto dal dottor Vergallo è, in realtà, da oltre trent’anni, l’obiettivo principale di Aris: garantire ai lavoratori della sanità accreditata trattamenti equivalenti a quelli dei loro colleghi pubblici, così da realizzare una tendenziale uniformità e una corretta concorrenza tra strutture sanitarie di diversa natura.

Sebbene l’impostazione del d.lgs. 502/1992, ispirata alla parificazione e alla concorrenzialità tra strutture pubbliche e strutture private, sia stata di fatto tradita dalla successiva evoluzione normativa, i nostri centri hanno comunque fatto grandi sforzi per equiparare quanto più possibile il trattamento dei lavoratori a quello dei loro colleghi del pubblico impiego.

L’attuale situazione di disallineamento, quindi, è vissuta con serio imbarazzo e difficoltà da parte delle strutture private che, sul piano del reclutamento delle risorse umane, al contrario di quanto sostenuto dal Presidente Nazionale AAROI-EMAC, soffrono la concorrenza della sanità pubblica, la quale dispone di risorse molto superiori a quelle delle strutture private.

D’altronde, occorre domandarsi come sia possibile incrementare continuamente il costo del lavoro delle strutture senza che il principale, e quasi esclusivo, committente – e cioè il SSN – adegui conseguentemente il livello dei finanziamenti (che, in molti casi, è lo stesso dal 2012).

Certo, le ultime Leggi di Bilancio contengono qualche buona notizia, avendo consentito innalzamenti del limite di spesa per l’acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati, ma non si tratta di misure sufficienti a sostenere una parificazione dei trattamenti retributivi tra pubblico e privato a livello nazionale. Occorre, inoltre, tener conto delle enormi differenze esistenti tra le varie Regioni italiane e tra le diverse tipologie di strutture. In molti casi, infatti, le risorse sono bloccate da oltre dieci anni.

Bisognerebbe, a mio giudizio, individuare soluzioni analoghe a quella perseguita in occasione del rinnovo 2016-2018 del ccnl per il personale non medico, quando la Conferenza Stato-Regioni promise formalmente la copertura del 50% degli oneri contrattuali. Quanto avvenuto in quell’occasione è stato un risultato storico, anche se l’attuazione concreta dell’impegno assunto ha suscitato molte perplessità, visto che solo poche Regioni l’hanno veramente onorato.

Non c’è dubbio che, se il SSN si impegnasse (secondo i principi ispiratori del d.lgs. 502/1992) ad aggiornare i livelli di remunerazione delle strutture accreditate tenendo conto anche delle dinamiche del costo del lavoro, non vi sarebbe nessuna struttura contraria all’applicazione di trattamenti analoghi a quelli vigenti per i lavoratori del comparto pubblico. Dovrebbe, però, trattarsi di misure adeguate e affidabili, vincolanti per tutte le Regioni, e che garantiscano la sostenibilità dei nuovi oneri al fine di evitare il ripetersi delle esperienze pregresse.

Speriamo davvero che la revisione complessiva della disciplina dell’accreditamento, anticipata dalla legge Concorrenza 2024, ripristini quelle condizioni di parità pubblico-privato che, sole, consentirebbero anche l’auspicato riallineamento dei trattamenti del personale.

Giovanni Costantino
Responsabile Relazioni Sindacali Aris

05 Febbraio 2025

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