Senza un buon contratto per il pubblico impiego, è tutto il Paese che non ce la farà

Senza un buon contratto per il pubblico impiego, è tutto il Paese che non ce la farà

Senza un buon contratto per il pubblico impiego, è tutto il Paese che non ce la farà

Gentile Direttore,
il grado di tempestività con cui le scadenze contrattuali sono rispettate costituisce l’aspetto più efficace per il buon funzionamento della pubblica amministrazione. Il venir meno del sistema delle relazioni sindacali, associato al mancato rinnovo dei contratti collettivi nazionali, ha incominciato sui posti di lavoro ad amplificare una serie di conflitti.
 
I contratti collettivi, era prassi, venivano rinnovati alla scadenza sia dal punto di vista giuridico che economico. Dal 2005 nel settore della sanità sono state avviate delle vere rivoluzioni funzionali. E’ stato ridotto il numero delle aziende territoriali, ospedaliere, universitarie. In ogni azienda è stato ridotto il numero complessivo delle unità operative complesse e semplici, ed è stato ridotto il numero dei Dipartimenti.
 
Oggi in ogni azienda sanitaria è  in auge una nuova organizzazione funzionale e direzionale ma con  esiti gestionali e direzionali discutibili. Il contratto collettivo nazionale di lavoro del settore  è scaduto da ben 7 anni ovvero e  in stay by da 82 mesi.  I 660.000 dipendenti nella sanità pubblica  attendono con pacatezza che il contratto sia rinnovato.
 
Nel settore della pubblica dipendenza i contratti in attesa di rinnovo sono circa quindici per una platea di  2.900.000 dipendenti, e va ricordato che da un quinquennio il numero dei dipendenti pubblici è in costante calo. E’ stata la legge 122/2010 ha sospendere le procedure contrattuali,effetti che perdurano fino ai giorni nostri. Tutte le organizzazioni sindacali sono da un quinquennio in attesa della convocazione dell’Aran per iniziare, in via del Corso, sul come procedere per  rinnovare i contenuti giuridici ed economici alla base del prossimo contratto collettivo nazionale.
 
Indagini di settore, importanti sigle sindacali hanno quantificato in 1,3 miliardi,  le risorse economiche necessarie per finanziare il rinnovo del  contratto collettivo nazionale del settore sanità. Dal 2010 i dipendenti del settore sanità ma anche quelli della scuola, dei  ministeri, delle forze dell’ordine, delle regioni e delle autonomie locali, denotano un certo nervosismo culturale, professionale e lavorativo.
 
Tutto ciò  è dovuto al fatto che il loro potere di acquisto è fermo ai valori del 2010. Il mancato avvio della trattativa è un indicatore di tensione. Il governo, giustamente, chiede ai cittadini di sostenere l’economia italiana, ma dimentica che senza un nuovo contratto per  2.900.000 dipendenti pubblici questa idealità governativa è  difficilmente percorribile.
 
Dott. Enrico Vaccaro
Direttore Qualità ASP Catanzaro

27 Ottobre 2016

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