Sicurezza sul lavoro e vigilanza: il caso Lombardia e la necessaria valorizzazione del Tecnico della Prevenzione

Sicurezza sul lavoro e vigilanza: il caso Lombardia e la necessaria valorizzazione del Tecnico della Prevenzione

Sicurezza sul lavoro e vigilanza: il caso Lombardia e la necessaria valorizzazione del Tecnico della Prevenzione

Gentile Direttore, le recenti iniziative regionali che prevedono il ricorso a professionisti esterni in partita IVA per lo svolgimento di attività riconducibili alla vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, come nel caso della Regione Lombardia...

Gentile Direttore,
le recenti iniziative regionali che prevedono il ricorso a professionisti esterni in partita IVA per lo svolgimento di attività riconducibili alla vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro, come nel caso della Regione Lombardia, impongono una riflessione che vada oltre la contingenza organizzativa. In gioco vi sono la coerenza del sistema pubblico di prevenzione, l’indipendenza dell’azione ispettiva e il ruolo del Tecnico della Prevenzione nei Servizi SPISAL.

È corretto riconoscere che tali scelte maturano in un contesto di grave carenza di personale e di crescente difficoltà nel garantire la copertura delle attività di vigilanza. I Servizi SPISAL operano oggi in scenari sempre più complessi: indagini su infortuni gravi e mortali, accertamenti su malattie professionali con contenziosi di valore anche milionario, controlli e sanzioni nei confronti di imprese che gestiscono appalti e fatturati di milioni di euro. Si tratta di funzioni che comportano un’elevata esposizione a responsabilità tecniche, amministrative e penali.

Proprio questo carico di responsabilità incide pesantemente sull’attrattività della funzione ispettiva. Un Tecnico della Prevenzione SPISAL, a fronte di compiti che incidono direttamente sulla libertà e sulla responsabilità personale, percepisce retribuzioni mediamente intorno ai 1.700–1.800 euro netti mensili, senza adeguate prospettive di crescita professionale. È evidente che, in assenza di un riconoscimento economico e di carriera coerente, molti professionisti scelgano percorsi alternativi, rendendo strutturale la carenza di personale.

In questo quadro si inserisce il caso lombardo, che tenta di rispondere all’emergenza attraverso l’esternalizzazione di attività ispettive. Una scelta che, tuttavia, solleva criticità rilevanti sotto il profilo dell’indipendenza e del conflitto di interessi. I Tecnici della Prevenzione in servizio presso gli SPISAL sono soggetti a vincoli stringenti di incompatibilità: proprio perché esercitano funzioni di vigilanza, non possono svolgere attività libero-professionale né aprire partita IVA per fornire consulenze alle aziende. Si tratta di una garanzia essenziale di terzietà.

Affidare funzioni riconducibili alla vigilanza a consulenti privati, che operano sul mercato e possono intrattenere rapporti economici con le imprese, introduce una asimmetria difficilmente giustificabile. Il rischio di conflitto di interessi non è teorico, ma strutturale, e incide sulla credibilità dell’intero sistema di prevenzione.

La vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro non è una prestazione professionale ordinaria, ma una funzione pubblica sanitaria, affidata dall’ordinamento alle ASL attraverso personale ispettivo qualificato. Il Tecnico della Prevenzione rappresenta il perno operativo di questo sistema. Esternalizzare tali funzioni rischia di svuotare progressivamente i Servizi SPISAL, anziché rafforzarli.

La soluzione non può essere una scorciatoia organizzativa. Occorre invece affrontare il nodo strutturale: valorizzare il Tecnico della Prevenzione, adeguando le retribuzioni al livello di responsabilità esercitato, rafforzando gli organici e prevedendo percorsi di accesso alla dirigenza. Non è sostenibile che un semplice funzionario continui ad assumersi responsabilità di fatto assimilabili a quelle dirigenziali.

Il caso Lombardia dovrebbe essere letto come un segnale di allarme. Rafforzare la sicurezza sul lavoro significa investire sulla prevenzione pubblica e su chi la esercita, non aggirarla.

Dr. Luigi Fasanella
Tecnico della Prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro

30 Gennaio 2026

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