Spagnola e Covid, un confronto sbagliato

Spagnola e Covid, un confronto sbagliato

Spagnola e Covid, un confronto sbagliato

Gentile Direttore,
che 100 anni separino la CoViD-19 dalla "Spagnola", la tragica pandemia influenzale che nel 1918-19 causò almeno 50 milioni di morti, è un dato di fatto. Assai meno scontati – se non addirittura improponibili in certi casi – sarebbero, di contro, i paralleli fra le due pandemie ed i rispettivi agenti causali (virus SARS-CoV-2 e IAV-H1N1).
 
A tal proposito, un aspetto che quasi mai viene preso in considerazione nella disamina comparativa fra CoViD-19 e "Spagnola" è quello relativo alle complicanze settiche (batteriche) sviluppate dai pazienti infetti, un'evenienza tutt'altro che infrequente.
 
Dai tempi della famigerata influenza del XX secolo ci sarebbero voluti quasi 30 anni, infatti, prima che Alexander Fleming scoprisse (nel 1946) la penicillina, il primo antibiotico della storia. Ciò equivale a dire che mentre l'influenza complicata da germi d'irruzione secondaria non avrebbe potuto concedere scampo, illo tempore (1918-'19), ai malcapitati individui, le forme respiratorie "complicate" di CoViD-19 possono beneficiare oggigiorno di un'ampia gamma di antibioticoterapie. Ciò rende a mio avviso, unitamente ad altri elementi, pressoché improponibile un confronto "a distanza" fra le due pandemie.
 
Sarebbe interessante, purtuttavia, acquisire dati affidabili in merito alla reale prevalenza delle complicanze settiche nei pazienti CoViD-19-affetti, al precipuo fine di poter stabilire quale sia stato l'effettivo ruolo svolto dai batteri d'irruzione secondaria negli oltre 880.000 casi di malattia ad esito letale ufficialmente accertati su scala globale.
 
Alle succitate opzioni terapeutiche oggigiorno disponibili per gli individui SARS-CoV-2-infetti colpiti da sindromi respiratorie complicate da germi d'irruzione secondaria fa da "contraltare", infatti, l'allarmante escalation delle infezioni sostenute da batteri antibiotico-resistenti, responsabili di almeno 10.000 decessi su base annua in Italia, fattispecie quest'ultima che "conferisce" al nostro Paese un triste primato per tale parametro nel Vecchio Continente.

Prof. Giovanni Di Guardo
Docente di Patologia Generale e
Fisiopatologia Veterinaria
Università di Teramo
Facoltà di Medicina Veterinaria
 

08 Settembre 2020

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