Sui caregiver servono tutele vere, servizi e una legge giusta

Sui caregiver servono tutele vere, servizi e una legge giusta

Sui caregiver servono tutele vere, servizi e una legge giusta

Gentile direttore, ho letto le parole con cui il Governo, attraverso il sottosegretario Mantovano, rivendica “massima attenzione” verso la disabilità e definisce i caregiver “l’anima più nobile della nazione”.

Gentile direttore,
Ho letto le parole con cui il Governo, attraverso il sottosegretario Mantovano, rivendica “massima attenzione” verso la disabilità e definisce i caregiver “l’anima più nobile della nazione”. Ma la politica non si misura dai titoli o dagli aggettivi: si misura dagli atti. E gli atti, purtroppo, raccontano una storia diversa. Occuparsi dei caregiver non significa evocare la loro nobiltà o commuoversi davanti ai loro sacrifici.

Significa riconoscere un universo fatto di fatica, solitudine, notti insonni e rinunce che riguarda oltre 7 milioni di persone in Italia. Chi assiste un familiare fragile non chiede applausi, né parole suggestive: chiede diritti, tutele, servizi e una legge giusta. E questo, ad oggi, continua a mancare. Il disegno di legge presentato dalla ministra Locatelli, sbandierato come un passo storico, è invece un intervento insufficiente, tardivo e discriminatorio. Prevede un sostegno economico di appena 400 euro al mese, riservato a pochi, soggetto a criteri talmente restrittivi da escludere quasi tutti: reddito annuo massimo di 3.000 euro, ISEE sotto i 15.000, almeno 91 ore di assistenza settimanale, obbligo di convivenza.

Una misura che partirebbe solo nel 2027, finanziata sottraendo risorse a un Fondo per la disabilità, già insufficiente. Chi assiste 24 ore su 24 riceverebbe meno di un euro all’ora: non un riconoscimento, ma una mortificazione. La proposta della ministra Locatelli è una misura contro la povertà e non prevede nessuna tutela per chi lavora. Anzi è una misura pensata solo per chi non lavora, ignorando che il problema principale per i caregiver italiani non è “non avere un reddito”, ma non poter lavorare proprio perché lo Stato non offre servizi adeguati. Senza servizi territoriali, senza assistenza domiciliare, senza centri diurni, senza sollievo familiare, senza una rete socio-sanitaria forte e accessibile, nessun caregiver può reggere. Moltissime persone oggi sono isolate e costrette a scegliere tra lavoro e cura.

Questa è la verità che il Governo non affronta. Il sottosegretario Mantovano parla di 7 milioni di caregiver che spesso sono costretti ad abbandonare il lavoro ed è proprio su questo aspetto che la proposta del governo è inesistente. Come si può conciliare cura e lavoro con una proposta che vede il massimo riconoscimento a chi svolge 91 ore settimanali o può avere un reddito massimo di 3.000 euro annui? È evidente che si parla di caregiver che non lavorano, una scelta fatta a beneficio di pochi, che discriminerà in primis le donne e che continuerà a confinare la cura nelle mura domestiche, senza alcun riconoscimento per chi lavora, che ha bisogno di servizi, flessibilità, contributi figurativi e pensionisti per evitare di essere escluso dal mondo del lavoro o di vivere in assoluta povertà quando sarà anziano.

Questa proposta è un misero paravento che rischia di aumentare le disuguaglianze, esattamente come dimostra la vicenda dell’autonomia differenziata, bloccata proprio perché non si garantivano i livelli essenziali di assistenza. Proporre una legge povera di risorse, priva di una visione complessiva e incapace di riconoscere il ruolo reale dei caregiver significa ampliare ancora di più queste disuguaglianze. Serve invece una legge nazionale chiara, equa, che preveda risorse adeguate, tutele lavorative reali, flessibilità, congedi strutturali, diritto al rientro, riconoscimento previdenziale dell’attività di cura; un sostegno economico adeguato e non simbolico; una rete di servizi pubblici che permetta ai caregiver di non essere lasciati soli; un riconoscimento giuridico del ruolo del caregiver come pilastro del welfare italiano.

Questa visione nasce dall’ascolto di famiglie, associazioni, operatori e comunità locali, non da tour mediatici o dichiarazioni emozionali. È per questo che è necessario denunciare la distanza tra gli annunci solenni e misure che non intercettano il bisogno reale. Il caregiving non è un tema sentimentale: è un tema politico, perché riguarda la dignità delle persone e la sostenibilità del welfare del nostro Paese. Ricordo al sottosegretario Mantovano che senza i caregiver il nostro welfare sarebbe già collassato e i milioni di caregiver stanno proprio quello stato che continua a non capire e a non vedere cosa serve loro.

Continuerò a lavorare per una legge giusta, concreta e utile a tutti. Perché chi si prende cura non deve essere lasciato solo. E perché l’Italia non può più permettersi di voltarsi dall’altra parte. Non è dipingendo tutti i politici come indistinti che si recupera la fiducia dei cittadini, ma dimostrando che esiste chi vuole davvero dare risposte, non slogan vuoti e populisti.

Ilenia Malavasi
Capogruppo Pd in commissione affari sociali alla camera

05 Dicembre 2025

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