Suicidio assistito. Preoccupa la bozza di decreto che assegna solo ed esclusivamente ai Comitati Etici Territoriali (CET) la funzione consultiva

Suicidio assistito. Preoccupa la bozza di decreto che assegna solo ed esclusivamente ai Comitati Etici Territoriali (CET) la funzione consultiva

Suicidio assistito. Preoccupa la bozza di decreto che assegna solo ed esclusivamente ai Comitati Etici Territoriali (CET) la funzione consultiva
“Duole rilevare che nel Decreto la riflessione del CNB è stata richiamata male e anche travisata. Quella che è una ‘risposta’ viene citata come ‘parere’. E la differenza non è di poco conto dal momento che il CNB elabora documenti che a seconda della loro natura e finalità sono “indicati come Pareri, Mozioni, Risposte”

Gentile Direttore,

il 21 marzo scorso Q.S. ha dato notizia che dal Ministero della salute è in arrivo un nuovo apposito Decreto che assegna solo ed esclusivamente ai “Comitati Etici Territoriali” (CET) la funzione consultiva circa il suicidio assistito che la Sentenza 242/19 della C. cost. ha affidato in modo generico a “comitati etici territorialmente competenti”. Basta un rapido sguardo per vedere che il Decreto si basa molto sulla riflessione del Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) che il 24 febbraio 2023 sul tema ha pubblicato una “Risposta al quesito del Ministero della salute 2 gennaio 2023”.

Duole rilevare che nel Decreto la riflessione del CNB è stata richiamata male e anche travisata. Quella che è una “risposta” viene citata come “parere”. E la differenza non è di poco conto dal momento che – come si legge nel Regolamento 2015 – il CNB elabora documenti che “a seconda della loro natura e finalità” sono “indicati come Pareri, Mozioni, Risposte”. Il Parere è elaborato per scelta autonoma del CNB stesso, che decide di intervenire su un tema giudicato importante e che viene approfondito in appositi Gruppi di lavoro così da arrivare a un discorso ampio e articolato. La Risposta invece dà “indicazioni su questioni per le quali [il CNB] è stato richiesto”, per cui di solito è più breve, meno articolata e più rapida.

Una risposta non è un parere. Già questo errore crea disorientamento. Un’altra difficoltà (ancora più grave) è che la risposta di maggioranza del CNB del 24 febbraio “ritiene che la competenza affidata al Comitato Etico possa attribuirsi ai CET (Comitati Etici Territoriali) di cui al Decreto del 26 gennaio 2023 (“Individuazione di quaranta comitati etici territoriali”), uniformemente presenti nel Paese. Nelle regioni nelle quali sono presenti, tale compito potrebbe essere affidato ai Comitati Etici esistenti che non sono inclusi nell’elenco dei quaranta”. Invece, nel Decreto si legge: “VISTO il parere del 24 febbraio 2023 reso, su richiesta del Ministero della salute, dal Comitato Nazionale per la Bioetica … secondo il quale la competenza ai fini dell’attuazione della sentenza della Corte Costituzionale n. 242/2019 … “possa essere attribuita ai CET (Comitati Etici Territoriali) di cui al decreto del 26 gennaio 2023 (“Individuazione dei quaranta comitati etici territoriali”), uniformemente presenti nel Paese”… DECRETA: Art. 1. In coerenza con la sentenza della Corte costituzionale n. 242 del 2019 e tenuto conto del parere del 24 febbraio 2023 … i comitati etici territoriali (CET) … sono competenti a rilasciare un parere in relazione ai singoli casi concreti oggetto delle richieste di suicidio medicalmente assistito”.

Il Decreto non considera che la risposta di maggioranza del CNB non esclude affatto che “Nelle regioni nelle quali sono presenti, tale compito potrebbe essere affidato ai Comitati Etici esistenti che non sono inclusi nell’elenco dei quaranta”. Stupisce che, pur appoggiandosi alla risposta di maggioranza del CNB, il Decreto assegni il compito consultivo ai soli CET. Ciò distorce non solo il pensiero della risposta di maggioranza, ma penalizza molto le Regioni (Toscana, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli etc.) che hanno affidato ai Comitati Etici per l’etica nella clinica il compito previsto dalla Sentenza della C. cost. n.242/2019, essendo essi contemplati sia dalla citata risposta di maggioranza del CNB che da quella di minoranza. Quest’ultima ritiene che per via del loro specifico know-how in materia di etica clinica siano da privilegiare e ne sollecita l’istituzione laddove manchino.

Non si capisce, infine, perché il Decreto assegni in via esclusiva ai CET il compito consultivo quando questi non hanno le competenze per farlo, essendo dedicati all’etica per le “sperimentazioni cliniche sui medicinali per uso umano e sui dispositivi medici”, cioè un ambito molto specialistico e diverso da quello clinico. Per contro si giustifica tale scelta dicendo che essi garantirebbero maggiore uniformità di presenza nel Paese, e che la mancanza di competenze richieste verrebbe colmata includendo nei CET (come prevede la risposta di maggioranza del CNB) “le figure del medico palliativista …, del medico anestesista rianimatore, dello psicologo, dello psichiatria, del bioeticista, di un infermiere …, del medico di medicina generale, dell’esperto di diritto”.

Inserire in ciascun CET almeno 8 nuove professionalità è in pratica creare un nuovo Comitato. Ciò comporterà quantomeno problemi di coordinamento e altri non difficli da immaginare. C’è a questo punto da chiedersi perché si sia preferito escludere i Comitati Etici per l’etica clinica, anche se questi hanno le specifiche competenze in quanto la loro composizione prevede le figure richieste e hanno maturato una solida esperienza nel campo della tutela dei diritti, della dignità, della presa in carico dei pazienti vulnerabili e di quelli fragili nei contesti assistenziali. Questi Comitati Etici sono quelli individuati da sette componenti del CNB che, nella risposta argomentata contenuta nel testo CNB del 24 febbraio 2023, ha sostenuto che “il comitato etico territorialmente competente [indicato dalla Corte costituzionale] è da intendersi quello per l’etica nella clinica, che prende atto della volontà del malato e interagisce con la Commissione tecnica della struttura sanitaria deputata a verificare la presenza delle condizioni previste dalla Corte costituzionale al fine di garantire il pieno rispetto della volontà di chi ha chiesto assistenza alla morte volontaria”.

Questa è la soluzione da scegliere, quella che il Decreto dovrebbe far propria. Meglio cominciare col privilegiare la competenza sul tema piuttosto che porsi come obiettivo l’uniformità di presenza nel Paese al momento garantita dai CET. Infine, c’è da chiedersi: perché insistere sulla sola uniformità di presenza per attribuire in via esclusiva il compito consultivo ai CET? Senza volere pensare male, viene da chiedersi se non sia una manovra per ostacolare quanto stabilito dalla Corte costituzionale, cioè un modo per rallentare la risposta dovuta a una persona che si trova in una situazione di sofferenza intollerabile, che ha bisogno di essere presa in carico per ricevere aiuto in tempi certi e brevi.

Mariella Immacolato
Medico legale

Mariella Immacolato

25 Marzo 2024

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