Tre ore al giorno e le Olimpiadi di Cortina  

Tre ore al giorno e le Olimpiadi di Cortina  

Tre ore al giorno e le Olimpiadi di Cortina  

Gentile Direttore,
in una delle rarissime occasioni in cui una persona si ferma a guardare la tabella degli orari di ambulatorio del medico, farebbe bene a farne una foto col proprio cellulare, anziché commentare tra sé e sé: “ma guarda quanto lavora poco il medico, solo tre ore ‘stamattina…”, così da non ricevere trenta messaggi al giorno con la domanda: “Dottore, che orari fa oggi ?”. Sempre quelli, mio caro. Da dieci anni a questa parte.

Sulla questione di quanto siano poche tre ore, facciamo un po’ di chiarezza. Il medico accende il computer alle 7 del mattino e invia, di solito, una trentina di ricette e una decina di certificati, per poi recarsi a casa del paziente grave di quel giorno, per poi arrivare, semafori permettendo, perché ci sono le Olimpiadi, che il Signore le benedica a lungo, finalmente in ambulatorio, dove lo attendono almeno quaranta persone. Le ore di ambulatorio diventano magicamente quattro e poi, a porte chiuse, il lavoro continua con tutta la burocrazia da sistemare con il computer, e le ore diventano sei.

Il medico rientra in macchina e getta un rapido sguardo sulla lista delle visite domiciliari richieste in mattinata e quelle programmate o in assistenza domiciliare integrata. Tre o cinque visite al domicilio, semafori permettendo, perché ci sono le Olimpiadi, che il Signore le protegga sempre, le ore diventano otto.

Dopo il pranzo, che da buon meridionale il medico attacca verso le ore quattordici, in fase profondamente digestiva e con una violenta propensione alla pennichella, si appresta ad affrontare il secondo ambulatorio pomeridiano, oppure le visite in sospeso, semafori permettendo, perché ci sono le Olimpiadi. Altre due orette e arriviamo a dieci.

Non si tengano in conto le telefonate con i colleghi ospedalieri, per organizzare i ricoveri e le terapie dei pazienti, quelle fatte in macchina in viva voce tra un semaforo e l’altro, perché qui ci sono le Olimpiadi, per le quali il medico viene visto parlare animatamente da solo in macchina e gli astanti pedoni pensano, giustamente, che è ora che il medico vada in pensione. Le ore al telefono non le mettiamo nel computo perché parlare con i colleghi è sempre un piacere e mai un lavoro.

Intanto il telefono continua a squillare ma con poca possibilità di rispondere perché i semafori non sono eterni e qualche volta scatta anche il verde. Ma i messaggi che arrivano fanno impallidire anche l’operatore telefonico, amaramente pentito di farti pagare solo dieci euro al mese. Sono talmente tanti che bisogna sistemarli una volta a casa, altre due orette di conversazione digitale con quelli che non fanno la foto alla tabella degli orari e ti chiedono: “Dottore, che orari fa oggi?”. Sempre quelli, amico mio, da dieci anni a questa parte e cerchi di spostarsi in fretta per evitare il fulmine che il buon dio le manderà stamattina su mio espresso invito e augurio. Le ore sono diventate dodici, per il medico che lavora solo tre ore al giorno.

Enzo Bozza
Medico MMG
Vodo e Borca di Cadore (BL)

23 Maggio 2025

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