Tslb: la professione dimenticata che tiene in piedi i laboratori del Ssn

Tslb: la professione dimenticata che tiene in piedi i laboratori del Ssn

Tslb: la professione dimenticata che tiene in piedi i laboratori del Ssn

Gentile direttore, il recente documento della Conferenza delle Regioni sul personale del Ssn ha riportato al centro un tema che attraversa trasversalmente molte aree del sistema sanitario

Gentile direttore,
il recente documento della Conferenza delle Regioni sul personale del SSN ha riportato al centro un tema che attraversa trasversalmente molte aree del sistema sanitario: la frammentazione dei profili professionali e la difficoltà di governare in modo coerente competenze, ruoli e responsabilità. Se questo è vero in diversi settori, nell’area della diagnostica di laboratorio assume oggi un carattere particolarmente critico. I Tecnici Sanitari di Laboratorio Biomedico (TSLB) rappresentano infatti una delle professioni più strategiche per la tenuta del SSN, ma anche una delle più esposte a rischi di marginalizzazione.

Negli ultimi anni la diagnostica ha visto crescere la complessità tecnologica, l’integrazione dei processi e la centralità dei dati clinici. Eppure, sul piano organizzativo e formativo, l’area rimane caratterizzata da:

– profili con competenze parzialmente sovrapponibili

– percorsi formativi non omogenei

– ambiguità normative che consentono l’ingresso di figure non sanitarie

– scarsa visibilità del ruolo dei TSLB nei modelli organizzativi

Il risultato è un sistema che fatica a programmare i fabbisogni, a garantire carriere esigibili e a valorizzare competenze che sono invece essenziali per la qualità e la sicurezza dei processi diagnostici.

La carenza di TSLB è ormai strutturale. In molte Regioni i concorsi vanno deserti, il privato assorbe rapidamente i professionisti disponibili e il ricambio generazionale non è sufficiente. In questo contesto, il sistema tende a colmare i vuoti con ciò che è disponibile sul mercato del lavoro: laureati triennali in biologia, biotecnologie, chimica, e in alcuni casi anche farmacisti.

Non si tratta di professioni sanitarie né di percorsi professionalizzanti orientati all’attività di laboratorio clinico. Tuttavia, l’ambiguità normativa e la pressione organizzativa rischiano di trasformare soluzioni emergenziali in prassi consolidate.

Il punto non è mettere in discussione il valore di queste figure, ma riconoscere che nessuna di esse possiede il core competence del TSLB, né la responsabilità professionale prevista per le attività diagnostiche del SSN.

Come già proposto per altre aree del sistema, anche la diagnostica avrebbe bisogno di un riordino strutturale che superi la frammentazione attuale. Una possibile strada è la costituzione di una Area della diagnostica di laboratorio, fondata su alcuni pilastri chiari:

– un core formativo comune, che garantisca omogeneità e riconoscibilità delle competenze

– specializzazioni certificate, realmente spendibili nei servizi (genetica, microbiologia, ematologia, immunometria, qualità e sicurezza, point-of-care)

– ambiti di autonomia professionale definiti a livello nazionale

– carriere cliniche e organizzative praticabili, che rendano attrattiva la professione

– standard minimi per l’organizzazione delle équipe, per evitare utilizzi impropri di figure non sanitarie

Un riordino di questo tipo non semplifica il lavoro dei laboratori: lo rende finalmente governabile.

È comprensibile che ogni proposta di riordino possa generare preoccupazioni, soprattutto in un contesto già segnato da tensioni e carenze di personale. Tuttavia, è importante riconoscere che la difesa dello status quo non garantisce la tutela dei TSLB. Al contrario, rischia di favorire proprio quei processi di sostituzione silenziosa che oggi preoccupano i professionisti.

Gli Ordini e le Federazioni hanno un ruolo fondamentale nel guidare questo cambiamento, contribuendo a definire standard, percorsi formativi e modelli organizzativi che rafforzino — e non indeboliscano — l’identità professionale dei TSLB. Un confronto aperto, non difensivo e orientato alla qualità dei servizi può trasformare il riordino in un’opportunità di crescita per l’intera area.

La diagnostica è una delle infrastrutture più critiche del SSN. Senza TSLB adeguatamente formati, riconosciuti e valorizzati, la qualità dei percorsi clinici rischia di indebolirsi in modo irreversibile. La frammentazione attuale non è più sostenibile. La carenza di personale non può essere affrontata con soluzioni improvvisate. L’ambiguità normativa non può continuare a essere il varco attraverso cui si ridefiniscono, di fatto, i confini professionali.

Serve un riordino serio, condiviso e lungimirante. Non per proteggere una categoria, ma per garantire al Paese una diagnostica pubblica solida, competente e capace di affrontare le sfide dei prossimi anni.

Gruppo C. Actus TSLB

13 Febbraio 2026

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