Tso, quando la psichiatria si scontra con la Costituzione

Tso, quando la psichiatria si scontra con la Costituzione

Tso, quando la psichiatria si scontra con la Costituzione

Gentile direttore,
il 30 maggio 2025 la Corte Costituzionale ha depositato la sentenza n. 76, destinata a segnare una svolta profonda nella gestione dei trattamenti sanitari obbligatori (TSO) in Italia. La Corte ha riconosciuto ciò che molte persone con esperienza del disagio psichico, familiari, operatori critici e giuristi denunciavano da tempo: il TSO, così com’è regolato dagli articoli 33, 34 e 35 della legge 833/1978, è parzialmente incostituzionale.

Nel dettaglio, la Corte ha dichiarato illegittima l’assenza di garanzie minime di difesa e partecipazione per la persona sottoposta a un TSO: non è previsto l’obbligo di notificare tempestivamente il provvedimento sindacale, né quello di ascoltare il paziente prima della convalida del giudice tutelare. In pratica, la persona può essere ricoverata coattivamente senza sapere il perché, senza essere ascoltata, senza poter reagire in tempo utile. Un paradosso giuridico che incide sulla libertà personale, sul diritto alla salute, sul principio del giusto processo e sulla dignità umana.

La Corte ha motivato la sua decisione richiamando gli articoli 13, 24, 32 e 111 della Costituzione, nonché gli articoli 6 e 13 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Il TSO, ha ricordato, non è una misura di sicurezza né di difesa sociale, ma un intervento sanitario a tutela della salute della persona, da adottare solo come extrema ratio, quando ogni altra possibilità di consenso e cura condivisa sia fallita.

Eppure, nel dibattito interno alla psichiatria italiana, questa sentenza sta generando forti resistenze. Molti psichiatri – abituati da decenni a considerare il TSO come uno strumento tecnico e ordinario – la vivono come un attacco alla loro autonomia. Ma forse, più che un attacco, questa sentenza è un invito alla responsabilità: a ripensare la cura come relazione, a ricostruire fiducia, ad abitare le crisi con strumenti che non siano solo coercizione e contenimento.

È tempo che la psichiatria italiana, istituzionale e territoriale, raccolga la sfida che questa pronuncia propone: restare dentro la legalità costituzionale, non per dovere burocratico, ma per dignità professionale. E per una ragione ancora più profonda: perché la vera cura non nasce dalla forza, ma dall’ascolto.

Salvatore Marzolo, MD
Department of Psychiatry
ASL Caserta UOSM 15 Piedimonte Matese
Secretary INDTC Italy
Organizational Founder “Ponti di Vista” APS

03 Giugno 2025

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