Un libro da leggere tanto è pieno zeppo di critiche costruttive e di soluzioni per il Ssn

Un libro da leggere tanto è pieno zeppo di critiche costruttive e di soluzioni per il Ssn

Un libro da leggere tanto è pieno zeppo di critiche costruttive e di soluzioni per il Ssn

Gentile direttore,
il titolo è “Pensare la sanità” ed è scritto da due autori di prestigio: Luca Antonini, vice presidente della Consulta, e Stefano Zamagni, economista di fama sensibile al tema del no profit, già presidente dell’Agenzia per il terzo settore. Significativo il sottotitolo: “Terapie per la sanità malata”. Conosco entrambi. Con Luca Antonini ho lavorato tanto, quando era presidente della Copaff nella costruzione della legge 42/2009 e nei suoi nove decreti delegati.

Di tutti e due so quanto tengano al rispetto della tutela della salute e quanto abbiano sofferto (e soffrono) nel vederlo ridotto cosi.

Vengo al libro. I titoli dei suoi otto capitoli fanno bene intendere il suo contenuto. Basterebbe leggere i temi trattati nei paragrafi per fare venire la voglia di leggerlo. Soprattutto di capire la ragione degli autori di affrontare l’argomento.

Interessante la disamina dell’impianto costituzionale e legislativo, assistito da osservazioni di non poco conto, di alto spessore giuridico-economico. Affascinante la presa in prestito dai dicta della Corte costituzionale della definizione di “diritto tiranno”. Quel pericolo di offendere la dignità delle persone attraverso una organizzazione sanitaria non sistemica ed efficiente. L’individuo, quello cui la Costituzione riconosce la titolarità di un siffatto diritto (art. 32), gode di una copertura costituzionale ma che, nella situazione in cui si trova il Ssn, gli viene crudelmente negata.

Nel libro la storia dei Lea è scandita così bene da suscitare un po’ di vergogna del trattamento loro riservato. Nel 2001 la sua previsione costituzionale (art. 117, comma 2, lett. m), ad un mese della legge costituzionale nr. 3 il Dpcm (29 novembre) a definirli. Una loro durata tanto da renderli stantii (tardivi, Autori dicunt), rinnovata dopo 16 anni (Dpcm 12 gennaio 2017) con in esso previsti (finalmente) gli ex Liveas per perfezionare la c.d. integrazione sociosanitaria. A tutt’oggi, nonostante le 388 pagine dedicate della G.U. n. 15 del 18 marzo 2017, l’assistenza tiranna rimane, con punte indiscutibili di precarietà nel Mezzogiorno,

A tal proposito – tenuto conto che le cinque Regioni commissariate ex art. 120, comma 2, della Costituzione, fatta eccezione per il Lazio, erano tutte del Sud, così come quasi tutte quelle soggette ai piani di rientro -, gli autori affrontano, con dovizia di particolari, il tema del commissariamento, del suo significato e delle sue prospettive mancate. Con questo, impartiscono una lectio magistralis sul tema della sostenibilità finanziaria dell’universalismo assistenziale, della quale chi se ne occupa dovrebbe fare tesoro e ammenda. Ed è qui una delle cose più belle da leggersi in tema di “insostenibilità del modello organizzativo taylorista” e della inevitabile necessità di deburocratizzare la sanità, che deve essere la più plurale possibile, nel senso di comprendere la salute psichica, invero trascurata.

Finisco da ciò che mi ha più entusiasmato. Le prospettive e il bisogno di una riforma sono trattate come chi davvero tiene tanto alla salute della Nazione, specie quella più debole, denunciando il pericolo che con il PNRR, se non si sta attenti, si rischia l’effetto di “nuove cattedrali nel deserto”. Vengono, in proposito, sottolineati i veri nodi critici del sistema e offerti rimedi sia di periodo che a lungo termine.

Ettore Jorio

04 Marzo 2025

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