Un medico pronto a servire, ma la burocrazia lo ferma    

Un medico pronto a servire, ma la burocrazia lo ferma    

Un medico pronto a servire, ma la burocrazia lo ferma    

Gentile Direttore,
un medico pronto a servire, ma la burocrazia lo ferma. Un concorso vinto, una firma mai arrivata. Mentre i reparti si svuotano, la Regione Calabria paga medici stranieri e gettonisti più di quanto costerebbe assumere un medico italiano. In una terra in cui mancano sanitari, reparti e persino speranza, un medico vincitore di concorso non viene assunto. Non per mancanza di fondi o per errori procedurali: ma per un paradosso amministrativo che definire assurdo è poco.

L’ASP di Vibo Valentia parla di “pianta organica completa” — eppure i corridoi degli ospedali di Serra San Bruno e Tropea sono sempre più vuoti, i turni saltano e gli ammalati aspettano per una visita.

Il protagonista di questa storia è un medico internista in formazione con competenza avanzata in Medicina d’Urgenza, Ecografia clinica e Medicina interna, vincitore del concorso unificato bandito dall’ASP. Il 19 marzo 2024 gli arriva la proposta di assunzione a tempo pieno; il 22 marzo l’ accetta, rispettando ogni termine di legge; il 24 aprile l’ASP conferma la volontà di procedere. Poi, il silenzio.

Da allora, il Sindacato Medici Italiani ha chiesto più volte, insistentemente di risolvere l’anomalia riguardante il collega. Ogni cambio di commissario dell’ASP ha comportato una nuova riesamina, un nuovo tavolo, un’altra promessa. Ma nessuna firma.

Nel frattempo, una collega dello stesso concorso e della stessa disciplina è stata regolarmente assunta dall’ASP di Catanzaro. A Vibo, invece, si dorme e cittadini e sanitari ne pagano le conseguenze. Mentre le carte si accumulano negli uffici, la realtà esplode. Negli scorsi mesi sei medici internisti sono andati in pensione o si sono dimessi dagli ospedali di Serra San Bruno e Tropea e i servizi di Dialisi arrancano, con colleghi medici che a fatica riescono a coprire i turni. Eppure, chi è pronto a lavorare resta fuori.

Una decisione che ha privato i cittadini vibonesi di oltre 150 turni di assistenza in un anno, tra visite, guardie, urgenze, e ore di cura mai erogate. Un diritto negato per una penna ferma. In una realtà dove anche un solo medico in più o un solo turno in più può fare grande differenza.

L’ASP sostiene che non può assumere perché “l’organico è completo”. Completato da chi? Forse dai colleghi cubani? Quella completezza è un’illusione costruita sulla presenza temporanea di medici sfruttati. Come è stato detto più volte infatti, dal loro lavoro percepiscono circa 1.200 euro al mese, mentre la Regione Calabria versa oltre 4.000 euro per ciascuno a una holding intermediaria.

Così, si spendono milioni di euro pubblici per mantenere personale provvisorio e straniero, mentre si nega un contratto a un medico italiano formato qui, in università italiane, il cui percorso è costato allo Stato decine di migliaia di euro.
Un medico che, oltre alla specializzazione, ha reputato di formarsi a proprie spese, per portare ai cittadini calabresi competenze diagnostiche e cliniche al livello dei migliori centri del Nord.

Ma tutto questo, per l’ASP, non basta. Meglio pagare tre volte di più, tanto a farne le spese e a non ricevere i servizi sono sempre i cittadini.

Il Sindacato Medici Italiani (SMI) prende a questo punto una ferma posizione. Questa vicenda è una ferita aperta. La sanità non può diventare un esercizio contabile.

Ci batteremo affinché il diritto alla salute non venga negato e perché si assumano medici, con radici e competenze nel territorio, invece di continuare a comprare costose pezze temporanee sulla pelle dei cittadini.

Lo SMI ricorda che a prescindere dal fatto che un concorso vinto ed una proposta di assunzione siano oro colato in una situazione com’è quella attuale vibonese che stenta ad attrarre professionisti validi e capaci, trattenere un giovane medico qualificato sul territorio è sempre un investimento: un ritorno per i cittadini, per la rete sanitaria, per il futuro.

C’è un paradosso che racconta più di mille numeri: mentre si spendono milioni per medici temporanei, chi ha scelto di restare in Calabria viene lasciato a casa. E se la burocrazia chiama questo “equilibrio”, allora la sanità vibonese non è solo inefficiente: è ingiusta. Perché ogni medico non assunto per inerzia amministrativa è un turno saltato, un paziente non visto, una vita a cui si volta le spalle.

Confidando in una collaborazione più efficiente ed onesta con l’attuale triade commissariale della nostra ASP e restiamo come sempre disponibili ad un confronto.

Alessia Piperno
Delegato Provinciale di Vibo Valentia Sindacato Medici Italiani (SMI)

11 Novembre 2025

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