Una possibile “via lombarda” per le Case di Comunità

Una possibile “via lombarda” per le Case di Comunità

Una possibile “via lombarda” per le Case di Comunità

Gentile Direttore, lo stop al decreto Schillaci ha riaperto, con toni spesso accesi, il dibattito sul futuro delle Case di Comunità e della Medicina generale anche se è difficilmente comprensibile come questo avvenga solo adesso a ridosso della conclusione del PNRR....

Gentile Direttore,
lo stop al decreto Schillaci ha riaperto, con toni spesso accesi, il dibattito sul futuro delle Case di Comunità e della Medicina generale anche se è difficilmente comprensibile come questo avvenga solo adesso a ridosso della conclusione del PNRR.

Che il problema esistesse era evidente da tempo. Eppure, né le istituzioni né la medicina generale sono riuscite a individuare per tempo soluzioni realistiche, tanto meno a sperimentarle. Oggi, invece di alimentare contrapposizioni e reciproche accuse, sarebbe più utile cogliere questa fase di incertezza come un’opportunità per ripensare il sistema.

Perché una cosa appare ormai chiara: le Case di Comunità non possono essere considerate semplicemente edifici da riempire con professionisti e ore di presenza. La salute non si produce sommando ore o prestazioni, ma costruendo organizzazione, presa in carico, integrazione e continuità assistenziale.

Ed è proprio su questo terreno che la Lombardia dispone di un patrimonio di esperienze che non può essere ignorato.

Da oltre dieci anni, infatti, si è sviluppato un modello originale di presa in carico dei pazienti cronici e, parallelamente, sono nate forme aggregative evolute dei medici di medicina generale, organizzate attraverso Società di servizio a modello cooperativo, con capacità giuridica, composte dai MMG stessi.
Realtà che hanno saputo dotarsi di competenze organizzative, servizi condivisi, strumenti tecnologici e capacità gestionali.

La pandemia ha rappresentato la loro prova più difficile. Eppure, proprio durante l’emergenza Covid, queste organizzazioni hanno dimostrato flessibilità, capacità di adattamento e rapidità di risposta, sostenendo campagne vaccinali, monitoraggio domiciliare e continuità delle cure in una delle regioni più colpite d’Europa.

Non si tratta quindi di immaginare modelli teorici o di inventare nuove strutture. Si tratta di valorizzare e ridisegnare un’esperienza già esistente.

Le Società di servizio a modello cooperativo rappresentano infatti un possibile punto di incontro tra le esigenze delle istituzioni e l’autonomia professionale dei medici. Consentono di condividere risorse e competenze senza mettere in discussione la responsabilità clinica individuale e permettono di sviluppare modelli avanzati di presa in carico, telemedicina e integrazione sociosanitaria.

La collaborazione tra medicina generale, specialistica e servizi sociali non è infatti una prospettiva astratta, ma una pratica che in Lombardia è già stata sperimentata proprio da queste Società di Servizi. Da qui potrebbe nascere una vera “via lombarda” alle Case di Comunità: una collaborazione tra ASST e forme organizzate della medicina generale, in grado di coniugare autonomia professionale, capacità manageriali e responsabilità verso il territorio

Con questo obiettivo è nata ALMAS, l’Alleanza Lombarda tra le Società di servizio a modello cooperativo, che riunisce alcune delle principali esperienze regionali per mettere a disposizione competenze, organizzazione e capacità operative.

La proposta è semplice: partire da progetti sperimentali in alcune Case di Comunità, verificarne i risultati e, solo successivamente, trasformare le esperienze più efficaci in un modello di sistema.

Le nuove generazioni di medici non chiedono di essere lasciate sole, né di essere inquadrate in modelli rigidi. Chiedono organizzazione, innovazione e la possibilità di essere protagoniste di una sanità diversa.
La situazione che si è venuta a creare può essere letta come una battuta d’arresto oppure come l’occasione per abbandonare contrapposizioni ideologiche e costruire, finalmente, una riforma che parta dall’esperienza e non dai pregiudizi.

La Lombardia dispone già di competenze, organizzazioni e professionalità per provarci.
Sarebbe un errore non farlo.

Dr. Marco Magri
ALMAS – Alleanza Medicina Territoriale e Servizi – Lombardia

17 Giugno 2026

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